8.2.12

Facecook: l'angolo cottura del mercoledì 14


"A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra"  Gesù, 30 d.C.

Ecco, se facciamo che tipo arrivano a ripararsi anche gli uccelli di terra avremo tutti gli ingredienti per il pollo alla senape.


Ché, se proprio volessimo prendere le scorciatoie, potremmo farlo con la panna (qualsiasi cosa potremmo farla con la panna). Ma abbiamo almeno tre buoni motivi per non usarla:
1- la pianta di senape diventa grande sì, ma non così tanto da farci riposare sotto un mucca
2- siamo in regime di ristrettezze alimentari, è iniziato nuovamente il calaconlavala, abbiamo dichiarato guerra alle calorie, dobbiamo sottoporci alla prova costume di carnevale
3- avevo in frigo un barattolo di yogurt greco semiscaduto

Dunque, prendiamo dei petti di pollo. Facciamo almeno una terza, che non devono essere quelle fettine fine fine che si confondono col fondo della padella.
Mettiamoli a rosolare con un filo d'olio, pepe, un cucchiaino di miso (o sale quanto basta, o niente e cazzi vostri), pochissima cipolla.
(se avessimo avuto tempo li avremmo messi anche a marinare nel succo di limone).

Al momento della prima girata aggiungiamo anche i gherigli di un paio di noci sgusciate.
Noci normali, cazzo!
 Mentre il pollo si cuoce prepariamo un'emulsione di olio, yogurt greco e senape.
Quando nei libri di cucina vi dicono di fare un'emulsione significa che dovete mettere il tutto in una terrina e mescolare. Niente. Mescolate. Anzi no, armonizzate. Emulsione... mavaff...

Su 200 gr di yogurt diciamo che un paio di cucchiaini di senape possono bastare, però dipende dalla senape, da quanto piccante vi piace, da quanto grandi sono i cucchiaini, dal fatto che abbiate le crocs ai piedi. Dipende, insomma. (no le crocs non c'entrano, era per ridere...).

A cottura quasi ultimata abbassate la fiamma e coprite i petti con lo yog l'emulsione.

Ah, perché il pollo ha attraversato la strada? Perché il granellino di senape l'hanno seminato di là. (in realtà la soluzione sta in senape, il cui anagramma è 'pene sa', cioè sa'l cazzo).

Dopo un po' è pronto.

Come contorno facciamo delle zucchine al forno con ripieno di zucchine.
In effetti si potrebbe chiamare 'matrioska di zucchine'.
Comunque, tagliamo a metà tre zucchine e scaviamone l'interno con uno scavino.
Mettiamole in forno così, intanto. (200 °C)

Tritiamo finemente con la punta del coltello le interiora della zucchina, aggiungiamoci un quarto di cipolla. Amalgamiamo il tutto con 100 gr di ricotta, del curry (un altro po' di curry...), sale, pepe, una spruzzata di pomodoro concentrato, un filo d'olio.

Tiriamo fuori le zucchine dal forno e, con la perizia del muratore, assecondiamo la nostra esigenza di horror vacui farcendone l'interno.
Rimettiamo in forno per una buona mezz'ora.

Non faccio il conto delle calorie, ma sono pochissime.
Non faccio il conto nemmeno di quelli che si sono fermati alla prima riga di questo post. Non lo meritavano.
Non faccio il conto. E' tutto gratis!

La parola al nostro nutrito parterre.

Ah! Ah! Ah! Nutrito... Non l'ho capita.

Meehehe!
...


No qui è Pollock. E' la terza volta che sbagliate numero. Non non è pollo, è Pollock... No, signora! Non è quello dei quadri che non si capisce un cazzo, è più che altro l'espressionismo astratto che si cementifica nel drip painting formando... cazzo vuol dire suo figlio lo fa uguale, aho? Quanti anni è che ha suo figlio? 3? Beh, lo fa, ma mica ci mette l'introspezione filtrata dall'incoscienza relativa della concezione sintetica dei nativi americani... come? Il pollo alla senape? Sì, ok dai. 

Das Auto

Forse i film non bastavano più.

Comunque a leggere la prima di Repubblica stamattina ci si imbatte in questo.
"Uomo ucciso in Mercedes".
Penso, beh il fatto che fosse su quella determinata marca d'auto forse c'entra qualcosa. Magari l'hanno finito usando lo stemma a tre punte come una stellina ninja!

Apro l'articolo e non si fa altro che rimarcare in che macchina fosse.

Con tanto di foto.

Ma serviva?
Ecco, questo potrebbe essere un buono spunto per parlare di product placement e di pubblicità indiretta.

Ma è evidente che ora non ne ho il tempo.

7.2.12

storie

E' che spesso gli accostamenti sul sito de La Repubblica sono illuminanti.

Io guardando i titoli mi sono chiesto se non fosse proprio quella stessa operaia alienata, spinta dal desiderio di toccare con mano quegli aggeggi elettronici che fabbrica, a lottare per diventare una top model e poter così coronare la sua necessità di tecnologia.

E così ho pensato alla sua storia, agli sfruttamenti in fabbrica, al computer finto costruito col cartone nella penombra della sua cameretta. E i compromessi, l'amico suicida, l'invito strappato a un party di gala, gli occhi pieni di luci e display, le conoscenze, i provini, il book, la passerella e finalmente il successo.

Un successo coronato da quel pc comprato con l'emozione sulla punta delle dita tremanti.

E bivi. Il lusso che acceca, che annoia, oppure la mitezza d'animo che non si lascia sopraffare dalla ricchezza. E se decidesse di tornare in fabbrica? abbandonare quei giocattoli e ricominciare il suo lavoro monotono e distaccato.

Bivi.

Vabbè, sempre sia lodata l'homepage di repubblica.

4.2.12

Disegnini



"Cosa pensi?
Che il tempo sia davvero quel medico infallibile di cui parlano le canzoni?
Pensi che si guarisca? No, non esiste cura. Solo altri malanni a sovrapporsi.


Come se la dimenticanza non fosse essa stessa afflizione.


Tu credi che mi siederò lì, a consumare uno dei miei rari sorrisi per dire che è stato meglio così?
Che in fondo ne siamo usciti migliori?
Che alla fine è il percorso che abbiamo fatto quel che conta, la strada, il vissuto. Perché è quello che ci resta, quello che conserveremo come cibo per l'anima nella dispensa delle nostre esperienze.


E l'unico motivo del finire non può che nascondersi nell'iniziare.
E no, io non mi sento migliore.
Non lo sono. E non potrò esserlo. Perché i sintomi e i postumi di questa malattia si fondono in uno sconsolato mai. Perché non c'è un premio nel dolore, così come non c'è redenzione per questo nostro peccato.


Ci siamo bestemmiati addosso noi stessi, e lo chiamavamo conoscerci. Non c'è un dio che potrà perdonarcelo.


Secondo te importa che i cuori vivano la loro sindrome di Stoccolma? prigionieri l'uno dell'altro, vittime e carcerieri nel medesimo istante, confondendo la delusione con l'illusione, fino a ingannare sé stessi nella follia di non ingannare il nostro porci da reciproco specchio.


Non è il dolore. E' il pensiero che possa servire che mi affligge.
Il costringersi al convincimento che sia in qualche modulo utile. Come se già non l'avessimo conosciuto, come se non ci fossimo già tormentati a vicenda le cicatrici del nostro essere stati. 
Qualsiasi cosa.


Non sono migliore, non sono più forte, non sono più me, non più. E m'ingarbuglio con le parole per la foga di preparare quel grido che non sentirai.
Perché il cuore non ha mai ragione, quella è la testa. 

Non ha mai ragione, ed è la mia motivazione per ascoltarlo."

Vabbè, ho ricominciato col corso di fumetto, e c'era un esercizio da fare, e c'era la foto di una stanza, e insomma, non ne avevo voglia.
Quindi rimando.

E rimando.

E quando rimando scrivo cose a caso, come i disegnini che fai mentre sei al telefono.


Ecco, niente. Fate conto che mi stessi chiamando.