ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
11.11.11
Aceto nell'enoteca
I palindromi sono confortanti. Ti danno sempre quel senso d'ordine, quell'illusione di semplicità.
Così come sei andato, ritorni. La via è facile da seguire: la memorizzi passo passo e al girarsi te la ritrovi di fronte così come l'hai percorsa.
Inganni.
Perché del tempo non teniamo mai conto, eppure basta l'istante del voltarsi per rendere il nostro cammino aritroso solo un'ipotesi d'uguaglianza.
Siamo fatti così in fondo, ci affidiamo ai ritorni nella dubbia speranza che niente sia cambiato: procediamo, convinti che quel sentiero battuto al contrario altro non sia che l'immagine speculare del nostro arrancare verso quel culmine fittizio.
E solo perché non badiamo a quanto possa cambiare una singola lettera nell'attimo esatto in cui la pronunciamo.
Vabbè, per la cronaca oggi è l'11.11.11. In binario fa 63, difettivo e numero di Harshad.
Dice google che è il numero degli amanti e dei sognatori, come se avessero bisogno di numeri.
#111111 è un grigio scuro scuro, di quelli che si nascondono dietro le palpebre quando proprio non resisti al mondo.
A vederli così in fila sembrano i segni tracciati sul muro dai carcerati per contare i giorni.
Graffi di tempo a scandire l'incapacità di ripercorrere al contrario il nostro esistere per riavvolgere il nastro fino al pensiero da cui siamo partiti.
"Riavvolgere il nastro", tra qualche anno forse neanche capiranno cosa significa.
Ché alla fine mica si può incasellare una vita nel quadrato del Sator. Chi pensa di poterlo fare, chi crede che esista sempre il modo per ricominciare come se nulla fosse successo, come nei film in cui si cammina al contrario ricalcando le proprie orme, come se davvero fosse palindroma questa vita. Ecco, chi lo crede si inganna. Palindromi.
Inganni.
I palindromi sono confortanti. Ti danno sempre quel senso d'ordine, quell'illusione di semplicità.
Così come sei andato, ritorni. La via è facile da seguire: la memorizzi passo passo e al girarsi te la ritrovi di fronte così come l'hai percorsa.
Ps. 111111111 x 111111111 = 12345678987654321
10.11.11
Peso, dunque sono
Occorre superare un traguardo per accorgersi che non esiste.
Che oltre l'illusione dell'arrivo la strada prosegue.
Le nostre forze si abbandonano all'ingannevole lusinga del soddisfacimento, barcollano sul bordo di un'entusiastica vittoria, assuefatte da quell'istante in cui tutta una storia si ripropone frammentata in ogni suo attimo.
Arrivare.
Come se le mete fossero fatte davvero per essere raggiunte.
Non lo so, li ho sempre passati con diffidenza i traguardi. Circospezione inespressa eppure latente, sottilmente apatica.
Non tanto con la smania di spostarli in avanti, ma più che altro con l'incosciente distrazione del non considerarli.
fatto sta che stamattina la bilancia segnava
No, cazzo, è la mano del demonio che mi ha guidato... Satana maledetto! Lasciami stare..Ahhh..no, ahhh...NOOOO!
NOOOOOOOOO!
Eh, eh: scherzavo!
Dicevo, la bilancia stamattina segnava
Che per un essere umano è comunque una cifra spropositata, ma al cambio attuale, considerando anche l'impennata dello spread, lo swap dei future sui covenance del rating, il governo tecnico e il ritorno degli anni '80, fanno 22 chili persi.
A memoria d'uomo valori del genere non si ricordano se non prima del 2001, prima degli anni a Roma, prima delle torri gemelle, dei gatti, delle nebbie in riviera, della macchina nuova.
E poi c'è la soglia psicologica, il limite dei 100 che si sgretola perdendo la sua superbia centuriata.
Vabbè, del perché io stia raccontando i cazzi miei proprio non lo so, ma d'altronde questo spazio è mio e mi permetto di contravvenire a tutte le regole che mi pare. E non le cambio, no, che c'è più gusto nel disobbedire... Anzi, diamogli un senso: ora scrivo 'troia islandese fa un pompino scatenato', così il prossimo stronzo che capita qui cercando porno su google saprà che stamattina pesavo 99,9 Kg.
Comunque, sono passati 8 mesi.
Nella testa motivazioni surreali, negli occhi niente di nuovo, tra i pensieri l'incostanza vivace di ogni mio gesto. E poi niente.
Sono passati 8 mesi. Tra l'altro non ho detto da cosa.
P.s.
Cara Katia,
io quel biglietto lì l'ho apprezzato come pochi altri ricevuti in vita mia.
Ammetto che nell'attimo in cui l'ho srotolato ti ho molto stimata, e penso sia abbastanza evidente l'eccezionalità della cosa.
Fortunatamente il tempo trova sempre rimedio e mica ti stimo più (certo, un accenno a fronte delle tue ultime vicissitudini forse c'è stato, ma niente di grave).
Buona fortuna.
6.11.11
Partorire la rivoluzione
"Remember, remember the Fifth of November..."
E' il 6 di novembre oggi, e ieri non è successo niente.
Guardavo dalla finestra e gli unici che hanno invaso le strade sono stati i fiumi.
Guy Fawkes non è arrivato neanche quest'anno.
Alla fine è come per Babbo Natale: puoi ostinarti a crederci, attendere invano che arrivi. Oppure scavalcarlo, ignorarlo, e comprarti da solo i regali che desideri.
Ecco, se desideri la rivoluzione devi fartela. Perché non arriverà nessuno a portartela.
5.11.11
Gatto Mondadory e il Telefonino Fatato - ovvero càpitano mio capitàno
[Giuro che è l'ultima recensione, poi per un po' mi fermo...]
Preambolo
Lucca.
"Poi verso le undici direi che andiamo a sederci a qualche incontro, che non c'è mai nessuno e si sta tranquilli..."
"Cosa propone la casa?"
"Scrivere Dylan Dog: le sceneggiature di Tiziano Sclavi, direi."
"Mecojoni, ma se l'ultimo Dylan Dog che ha scritto Sclavi c'era ancora Windows 3.1, le sceneggiature gliele stanno restaurando quelli dell'Istituto Luce. Se no?"
"L'aeronautica, il mito di Dracula e i muscoli della frutta - Dibattito sull'argomento e presentazione dei nuovi libri a fumetti dei Super Amici."
"Beh, pare interessante. Io ho fatto la tesi sui muscoli della frutta!"
"Ma se non sei neanche laureato..."
"Perché non mi hanno accettato la tesi!"
Ambolo
Appunti mentali sparsi sul dibattito (scritti senza punteggiatura così come sono stati pronunciati):
erano gli anni '70 il Vietnam continuava a essere un ricordo indelebile nelle nostre menti ma il mondo stava vivendo un nuovo rinascimento culturale ma la cultura non era tutto c'erano anche gli aerei i SuperAmici erano ventuno e pilotavano le frecce tricolori l'aeronautica li appassionava ed era tutta la loro vita solo attraverso l'ebbrezza della velocità si sentivano davvero loro stessi e il loro esistere procedeva a Mach 2 infrangendo le barriere del suono e della fantasia ma un tragico incidente spezzò quell'idillio e d'un tratto si ritrovarono a essere cinque come i cinque sensi che tra l'altro sarebbe stato complicato se i sensi fossero stati ventuno com'erano loro che al cervello sarebbero arrivate troppe informazioni e non avrebbe potuto funzionare nel modo ottimale va da sé che se iniziarono a fare fumetti molto dipese dal fascino che il mito di Dracula esercitava sulle loro menti di colpo rallentate dalla mancanza di aerei e dunque l'ossessione per il vampiro charmant che in realtà era un crudele impalatore li condusse a ribellarsi alla dicotomia sterile che impunemente accostava sangue e pomodori attivando in loro il preciso rifiuto di tutto ciò che rammentava loro il conflitto vetero-borghese di matrice classista e diffamatoria portandoli tra l'altro a sottovalutare la costante invasione della frutta non sapendo o forse scoprendo troppo tardi che anche il pomodoro apparteneva a questa casistica naturale che a causa o forse per merito delle sue ossa piccolissime riusciva in breve periodo a organizzarsi in eserciti intelligentemente disposti anche sfruttando l'inopinabile capacità di scindersi e rigenerarsi autoriproducendosi in caso di un eventuale spezzettamento invadendo in modo irreparabile la terra e soggiogando l'intera razza umana non solo borghese e non solo vampira
Conciliabolo
Uno del pubblico ha detto che per fare fumetti ci vuole cuore.
Io dico che per pilotare le frecce tricolori ci vuole fegato, dico che i vampiri prediligono il sangue puro e il sangue lo purifica il fegato, dico che nel fegato alla veneziana io ci metto anche i fichi che sono un frutto.
Da questo si può dedurre che per fare fumetti ci vuole fegato.
Incunabolo
Il gatto Mondadory e il Telefonino Fatato è un fantasy.
Fantasy è una parola inglese che significa 'mattonazzo infarcito di boschi, elfi, spade magiche e fighe di legno, generalmente più difficile da leggere che non da scrivere e che nella maggior parte dei casi fa cagare', questo quantomeno secondo il dizionario.
In realtà un modo di fare fantasy senza provocare l'orchite bilaterale c'è, e Dr.Pira l'ha scoperto.
E proprio come in uno di quei tanto vituperati libri, la soluzione era davanti agli occhi di tutti e d'altronde pure Borges l'aveva scritto che "il luogo migliore per nascondere una foglia è un bosco" mentre dal canto suo Coelho gli faceva eco dicendo che "le cose più semplici sono le più straordinarie" e nel contempo li apostrofava Whitman raccontando che "un bambino disse 'cos'è l'erba?' portandomene a piene mani", ecco, l'erba.
E' un libro pieno d'erba questo.
E oltre all'erba ci sono gnomi, famiglie di borghi animati, un re spregevole, un re vecchio e saggio che muore, il mago Merlino, uno smartphone che ha perso la memoria, un drago, alcuni unicorni, un bancomat, dei marinai che annodano la rete di internet, dei mini-suv, un reduce del Vietnam, un cane volante, un amministratore. E parlo soltanto delle pagine pari.
Comunque, senza voler svelare niente, Gatto Mondadory è un fattorino, un gatto normale, che per una serie di infelici coincidenze si ritrova catapultato in un'avventura fantastica che lo costringerà a superare le prove più impensabili e a mettere in gioco sé stesso, in un viaggio meraviglioso che lo porterà in contatto con un'umanità varia e variegata, e che troverà nella sua epica conclusione non solo la redenzione di un mondo malato ma soprattutto una nuova coscienza di sé.
Dr.Pira fa le cose a modo, pesca a piene mani dallo schema di Propp, dal viaggio dell'eroe, da Ariosto e Cervantes. Mondadory è Frodo, Ash Williams, Luke Skywalker, Jacques le fataliste.
Eppure da questi riesce a distaccarsi, a dare un taglio originale a tutta la vicenda. Non è solo la con-fusione di elementi moderni all'interno di un'ambientazione tipicamente fantasy, ma è soprattutto l'ironia con cui l'autore si pone di fronte alle regole di tale genere. La faciloneria tipica dell'accadere si trasforma in un continuo spiazzare il lettore, una stilizzata preparazione dell'ovvio per poi sviare gli avvenimenti in modo quantomeno tranchant.
Le cose càpitano, la gente muore, e non sempre i comportamenti degli altri sono quelli che ci si aspetta.
Il libro è ingannevole, ricercato nella sua semplicità eppure a suo modo raffinato. E' un rimando, un richiamo, più pareidolia che parodia.
E' un libro che, adesso che so com'è, leggerei.
Postribolo
E' un libro che abbiamo comprato perché mia morosa ha detto che Dr.Pira è un bel manzo.
Io di mio spero che la dicotomia sia quella tipo Flaubert/Madame Bovary, perché Gatto Mondadory è una puttana che merita di vivere in eterno.
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