27.5.14

Ei fece


Sì, ci sono ancora.
Non scrivo perché mi sto godendo questo silenzio. Lo sentite vero? Oggi magari è già più un brusio, un borbottio come di fagioli che ribollono. Ma ieri era proprio silenzio, pace.
Sui social, sui commenti dei giornali online, sotto i post di qualche blog. Che anche internet pare vada più veloce, c'è più banda. Come quelle sere in cui gioca l'Italia e fuori non volano neanche le api, come le domeniche in cui i testimoni di geova sono radunati da qualche parte e nessuno ti suona il campanello.

Ora piano piano il rumore riprenderà. Come in un villaggio leopardiano tutti ricominceranno la loro attività, i loro discorsi, le tifoserie, gli insulti, le illazioni, le cazzate. Tutti. Senza una parte precisa, con l'assuefatta euforia di guardare dita che puntano lune inesistenti.
E niente, sono eventi rari. Come certi allineamenti di pianeti, come la fioritura di quelle piante secolari negli orti botanici.

Sono ancora qui a Milano, forse mi trasferisco, forse no, devo aspettare fine giugno adesso. E in questo silenzio a Milano una cosa c'è. C'è sempre. l'ho trovata ovunque sono stato, come un mantra, come una macchia sulle lenti degli occhiali: la merda di cane sul marciapiede.
E così mi sono informato, ho cercato, ho letto. E ho scoperto che addirittura Manzoni se ne lamentò (Alessandro, che Piero c'ha fatto il business invece...).

Ci sono diversi componimenti in cui affronta il problema, a me è piaciuto questo.

Nei parchi muscosi, tra visi distratti,
sopra i marciapiedi e dentro gli anfratti
sui ciottoli sparsi di ciotole scarsi
tra strade, giardini, piazzette e androni
la troverai: la merda dei cani.

Lo sa bene il cerusico che olezza di setter,
l'infante caduto su resti di boxer,
lo sanno i poeti che schivano inani
la merda dei cani.

Il giovane ignaro col telefonino*
inciampa sul lascito d'un bieco mastino,
pur senza l'aiuto del bifidus attivo
l'alano è orgoglioso del proprio intestino
e ce lo dimostra davanti alla porta
che già la massaia di là si sconsola
che per la raccolta ci vuole carriola.

 Attente le genti incedono grame
chi schiva, chi salta, chi usa le liane
qual milite all'erta che svicola bomba
fan tutti lo slalom com'Alberto Tomba**

C'è quel che la pesta col passo di giava
chi va di legnetto, chi gratta, chi lava
ma è d'uopo per quel con la merda alla suola
sfregare la scarpa con gir che par mola.
Che tutti giù in strada  al raduno dei collie
dimenano le anche che par l'alligalli***

Or qui si consuma quel gretto rituale
d'accompagnarsi di Fido ma non di pale,
che tanto si sa che lo stronzo non resta
e va sempre a finir che qualcuno lo pesta.
Chissà se qualcuno nel dia di domani
solverà quest'angoscia della merda dei cani?



1 commento:

  1. Eh, prima di far discretamente cagare (non solo i cani) Milano una volta era una città da bere, almeno così dicevano...comunque ben tornasti alfine, che io ad aspettarti più non ce la feci.

    RispondiElimina

È l'ultima cosa che potrete dire in questo posto. Pensateci bene prima di scrivere le solite cazzate...

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