ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
13.5.12
11.5.12
Ma no è apocope di noi?
C'è chi crede di conoscermi, chi ha creduto di avermi conosciuto, chi ha capito che non mi conosceva, chi non mi conosce, chi vorrebbe non conoscermi, chi dovrebbe conoscermi, chi avrebbe voluto conoscermi, chi ha fatto finta di conoscermi, chi ho fatto finta che mi conoscesse, chi mi ha conosciuto, chi non vorrei mai che mi conoscesse, chi mi conosce.
E poi ci sono io.
Io che se dico qualcosa qui è perché ne ho voglia, che preferirei un foglio se ci fosse un foglio così, che il ticchettio della tastiera è pioggia ma la penna è gelo.
Io che tra carta sasso e forbice è sempre carta. Perché con la mano aperta posso scrivere, e pure tra questo brullo niente inciampo in qualche pensiero lucido.
Che mi meraviglio segretamente e guardo prima di osservare. E aspetto.
Io che quest'anno compio gli anni ed è passato un bel po' dall'ultima volta.
E' passata una casa, una scoperta, una vita addirittura e mai avrei voluto, silenzi. E' passato un attimo di felicità, breve da riuscire a nasconderlo, e il Nulla, quello della Storia Infinita che avanza fino a sbranare ogni parvenza di realtà.
Un lavoro e angoli di muro accovacciati nell'estrema consapevolezza dell'irrisolto, e resistenze abbandonate al fluire delle decisioni inespresse.
E' passato anche il pensiero di potercela fare.Non qui, non adesso, non così.
Ma sarà mai.
Lo so, sono cose mie che manco si capiscono. Ma anche tutto il resto qui dentro è mio, e neanche quello si capisce. Se credevate di averlo capito finite nel girone di quelli che pensano di conoscermi.
E poi ci sono io.
Io che il no è qualcosa di intimo. Tanti sì estranei, disponibilità disilluse, affidabilità inclusa. Ma il no, il no è solo per chi si ama.
E tutto questo per ricordarmi che domani smonto un pezzo di cucina.
9.5.12
Facecook: l'angolo cottura del mercoledì (con cose scadute) 17
Avanzi popolo, alla riscossa.
Perché la rivoluzione non si ferma neppure di fronte alle scadenze, viva la revolucìon, la rivoluzione, ehm, la rivoluzione...
Ecco, la rivoluzione non si prepara, esplode. E soprattutto la rivoluzione non scade!
Quindi, compagni, espropriamo proletariamente ogni merce la cui scadenza sia prossima e anticapitalista, per minare il sistema dalla base e far crollare questo gigante dai piedi d'argilla colonialista ed espansivistico.
Vabbé, c'avevo un po' di cose che scadevano e mi sembrava il caso di prepararle prima che esplodessero.
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| Ricotta classica o classica ricotta? |
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| Un uovo nuovo o un nuovo uovo? |
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| Pancetta affumicata o affum... vabbé, pancetta |
Comunque l'idea è questa:
tagliamo le patate a rondelle abbastanza sottili e le facciamo rosolare in padella lemmi lemmi con della cipolla se c'è, magari aggiungiamo un cucchiaino di miso, ma con calma, un po' di sale, molto pepe, un pizzico di paprika e ogni tanto sfumiamo con quel che c'è (rimane il divieto per il crodino...).
Dopo un po' le assaggiamo e se hanno quasi perso la consistenza del feltrino da sedia, ci affoghiamo dentro i cubetti di pancetta, così, distratti. Come pedine dell'enorme scacchiera su cui stiamo muovendo le nostre tattiche rivoluzionarie.
Ecco, lasciamoli lì, a rivoluzionarsi, fino a fine cottura (e il fatto che "fine" abbia tutti questi significati è un tocco di classe rivoluzionario, nonché comodo per la sintesi.
Ora, la parola del giorno è quenelle. Prima di avviare la solita querelle con qualche damoiselle, tengo a precisare una cosa: non le ho fatte. Cioè, ne ho fatte tre. Poi mi sono rotto i maroni, che a fare quella roba coi due cucchiai mi sembra di essere deficiente e mica c'ho tempo io per far 'ste cose da precisini...
Cioè, le quenelle si fanno così
ecco, io con due cucchiai in mano sono più o meno così
Ma più figo.
Ordunque, lavoriamo la ricotta scaduta con del parmigiano grattuggiato in scadenza. Aggiustiamo di sale, abbondiamo col pepe, il prezzemolo, l'erba cipollina. Continuiamo a lavorare (e creiamo un pluslavoro che all'aggiunta dell'uovo si trasformerà in plusvalore alienando le differenti individualità degli ingredienti per appiattirne la consistenza). Se la ricotta è diventata troppo liquida (capita se l'uovo è troppo vetero-borghese) aggiungiamo un paio di cucchiai di farina o di semola.
Ora dovreste fare le quenelle. Io ho messo tutto dentro a degli stampini al silicone e infornato in un altoforno a carbon coke a 180 °C per venti minuti.
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| Questa l'ho già fatta... La battuta dico. |
Le quenelle dovrebbero avere un sapor e abbastanza neutro ma con un retrogusto speziato, perfette per essere abbinate col gusto deciso delle patate. Da accompagnarsi con dell'Estathè al limone del 2012 (anche scaduto).
Compagni di desco e di rivoluzione
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| Hasta l'ostensorio siempre! |
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| Meehehe! |
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| EL CHEnelle |
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| Quenelle di tutto il mondo unitevi, se non si usa la carta da forno... Cena ottima, ma mi è costata un capitale (ah ah ah, questa me la gioco sempre!) |
6.5.12
Parole, parole, parole: Torschlusspanik
Che a voler andare a cercarne l'etimologia significa 'panico da portone che si chiude'.
E' l'ansia da tempo che scade, la goccia di sudore che scende dalla tempia mentre il fumo dell'irrisolto stringe la gola come un laccio emostatico. E' il torpore delle membra schiacciate dalla troppa sabbia riversa nella clessidra.
Fuori tempo massimo. Ancora.
Nelle orecchie il ticchettio aspro delle lancette che sbucciano i minuti come la scorza di un'arancia, opportunità che si riducono invecchiando, consumate.
Questo dicono significhi.
Ma qual è il limite?
In cosa si misura una vita? Davvero in anni?
In cose fatte forse? Sigarette fumate, libri letti, addii pronunciati?
Magari in parole scritte o in suoi sorrisi.
Perché da sempre ci confrontiamo con ciò che manca, smarriti alla ricerca di traguardi che abbiamo superato senza accorgecene o da cui siamo stati superati.
Torschlusspanik. Perché ci piace sentire sul palato il gusto delle cose difficili.
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