14.9.11

L'inutile e il dilettevole

Hai atteso per mesi, a volte anni, che arrivasse il momento giusto, hai acceso candele, soffuso luci.
Hai mentito, mercanteggiato stanze e letti, hai tradito a volte.
Hai rinunciato a una partita con gli amici, hai cambiato macchina solo per quello.
Hai amato, amato tanto, e hai cercato di esserci con tutto te stesso per non perdere niente di quell'attimo.
Hai continuato anche quando la testa diceva basta, hai lasciato il cuore sulla punta delle dita, hai vissuto, sperimentato, assimilato, e ogni volta l'hai cercato nel modo che pensavi migliore. Hai anche sbagliato ma è servito, hai respirato a fatica dal troppo aversi, hai consumato le ginocchia su un pavimento troppo ruvido, le labbra sulla linea di confine di un giorno irrisolto. Hai pensato a tabelline, babbuini, alla formazione dell'Italia '82, hai inseguito il tempo per regalarlo al suo piacere, hai cercato in una profondità di occhi la via del suo appagamento. Ti sei imbarazzato per muri poco spessi, infervorato per un urlo che sembrava dovesse non finire.Ti sei abbandonato sfinito sul suo seno, hai soffiato su un gemito come su un'esca per il fuoco, hai chiesto 'ti è piaciuto', hai chiuso gli occhi per non distrarre gli altri sensi in quell'istante. Hai sognato di averlo nel tempo stesso in cui ti veniva regalato.

E tutto questo sappi che è stato inutile. Inutile.

La Repubblica.it

13.9.11

Poeti maledetti e maledetti poeti


[ AVVISO AI LETTORI] - Il testo che seguirà contiene un'elevata dose di ironia e un sottile e sagace sarcasmo. Non sia mai che qualcuno possa mai pensare che io l'abbia scritto credendoci veramente.
Ogni riferimento al mondo reale è, purtroppo, tristemente non casuale. E ci tengo a precisare che non c'ho trovato niente di poetico!


TRISTE IL GIORNO

Triste il giorno in cui il setoso deliziarmi del tuo abbraccio
sarà solo un tag su facebook,
sarà un 1 sullo schermo, un pallino verde fermo.

Cupo il giorno che la languida carezza dei tuoi sguardi
saranno dei pixel bugiardi,
l'occhio freddo della cam, un pc con poca ram.

Notte amara quella dove la mia voce incontrerai
solo accendendo skype,
la tua foto in primo piano, e un metallico 'ti amo'.

Notte greve quando invece di sfinirci nell'amore
chatteremo delle ore,
anche sul telefonino, l'illusione del vicino.

Ho linkato il tuo profilo, ti ho twittato che ti adoro:
messaggiandoti sospiro, ti ho cercata anche con google.

E io arranco scaricando la mia anima da emule,
il mio cuore è quel pop-up su cui clicca la tua assenza;
non c'è linea, non c'è campo, non c'è alcuna connessione:
la mia speme è pochi byte,
tu sei, amore, il mio wi-fi.

Poco importa se per caso
abitiamo a pochi passi,
col bluetooth ti mando un poke,
basta che poi non mi scassi!

12.9.11

La solita figura di nerd

Era il 1985 quando uscì "La rivincita dei Nerds", avevo 7 anni, al cinema c'erano le sedie di legno col sedile che si abbassava, le M&M's stavano superando le Smarties nella mia personale classifica delle praline al cioccolato, io sognavo di avere un Commodore VIC 20 e una BMX come ne "I ragazzi del computer" e Caccola mi faceva ridere un casino.

Da allora, quando sento la parola nerd un brivido mi percorre la schiena e so già che qualcosa di ipnotico accadrà alla mia vita.
E' per questo che quando abbiamo visto che sabato c'era questo

abbiamo inforcato i nostri occhiali aggiustati con lo scotch e siamo partiti alla volta di Movieland.

La parola nerd probabilmente deriva da "knurd", "drunk" al contrario, usata per indicare quelle persone che alle feste non si ubriacavano.
Il tipico nerd indossa una maglia di Star Wars (magari con pancia ben in evidenza), porta sulle spalle il classico zainetto ricolmo di fumetti, cards e  banchi di ram, e non abbandona mai il proprio Iphone costantemente collegato alla rete e all'Ipad nonché all'Ipod e magari al Mac Air. Insomma, io sono andato per cercare questo





In realtà ho trovato ben altro.

Lì, di fronte a un palco nerd, con una presentatrice nerd coaudiuvata da un assistente nerd, un pubblico decisamente nerd ha assistito a un quiz nerd organizzato in modo nerdissimo, dove autori di fumetti dai trascorsi nerd si sono sfidati in una tenzone a tratti decisamente triste ma col fascino ammaliante di un videogioco 8-bit.
Diego Cajelli, Tito Faraci, Roberto Recchioni, Diego Zucchi, Micol Beltramini, Paola Barbato
La sfida, nonostante (o forse per merito de) l'atmosfera sfigatissima, è stata appassionante e avvincente, picchi di suspence sui manifesti minimali, Cajelli che rovina il gioco dei film con Tom Sizemore, e soprattutto un geekissimo flame a causa della kriptonite rosa. Comunque, pur avendo dominato fino alla fine, la coppia Cajelli-Faraci (gustosissimi i suoi aneddoti sui rasoi e pennelli da barba) cede all'assalto finale di Recchioni-Zucchi che si aggiudicano la gara lasciando a bocca asciutta il duo femminile Beltramini-Barbato, mai pienamente a fuoco.

In realtà alla mattina abbiamo fatto prima un giro nella casa degli orrori, ma l'avvenimento più saliente è che ho rischiato di prendere a cazzotti Freddy Krueger, 'sto cazzo di Wolverine mal riuscito.

Il pomeriggio è proseguito poi in contemplazione di un atleticissimo John Rambo che ci ha deliziato combattendo per cielo, aria, mare e quad.

Ma soprattutto, se a qualcuno capita di passare per Movieland, è assolutamente d'obbligo mettersi in coda per Magma 2, salire sul camion di quell'incosciente figlio di troia di Miguel, e lasciarsi trasportare attraverso un'umidissima terra di confine dove le leggi sulla sicurezza non esistono, il D.Lgs. 81/2008 è trattato come i tedeschi delle barzellette e attaccato allo specchietto del camion si può scorgere una foto di Miguel che s'incula il signor Beghelli salendo in bilico su una pila di manuali della 626, fumando, e senza scarpe antinfortunistiche!
No, no, se ti siedi al centro non ti bagni...Mavaffanculo!
In assoluto la giostra più imprevedibilmente pericolosa e divertente del mondo!

Moderatamente bagnati e soddisfatti ci avviamo verso l'ultima attrazione della giornata, sono le 17.30 e alle 18.00 il parco chiude ma c'è ancora tempo per l'U-571, tanto che mai potrà essere?
In fila comunque incrociamo Roberto Recchioni , si fanno due chiacchiere sulle ultime lezioni del corso di fumetto, si ipotizza l'idea di finire la serata a Gardaland e poi ci si infila sottocoperta nel ventre del sottomarino.
Adesso, immaginatevi di essere seduti sul serbatoio della moto di Valentino Rossi (mentre sta gareggiando al Mugello), immaginatevi poi che da dei tubi sulle pareti inizi a cadere una quantità d'acqua sufficiente a girare 50 video di Christina Aguilera e a soddisfare per almeno un anno il fabbisogno di un piccolo stato africano. Quindi ricapitolando: buio, acqua, rumore assordante, acqua, movimenti inconsulti dell'ambiente, instabilità, scivolamenti, un diluvio d'acqua che scende da ogni dove e poi acqua e aggiungerei acqua.
Roberto "Aquaman" Recchioni
Dire che ne siamo usciti fradici è un ingeneroso eufemismo.

E' stato probabilmente l'avvelenamento da cloro a indurci a salire in macchina gocciolanti e a dirigerci verso il parco di Prezzemolo per concludere la giornata.

Naturalmente quel che succede a Gardaland rimane a Gardaland!

Posso però dire che la fila per il Raptor è stata un'esperienza assolutamente traumatica e psichedelica, sia per me sia per la bambina di tre anni, troppo piccola per salire, che i genitori hanno abbandonato lungo il percorso con una ciotola di granita.

Il Raptor è comunque una figata di montagna russa, ti avvolge dolcemente con le sue evoluzioni e in quei 30 secondi ti dimentichi dell'allucinante ora che hai trascorso in coda. 

Il protagonista assoluto della serata e delle nostre vite da oggi all'avvenire è stato lui:

Grazie davvero a tutti per la piacevole giornata!

nodi e pettini

Che l'altro giorno sia morta una ragazza di 24 anni mi spiace.
Che sia successo durante un gioco erotico di legatura  praticando  lo shibari lo trovo antropologicamente interessante.
Che il Corriere nell'articolo scriva "L’atto istruttorio, che si terrà nel carcere di Regina Coeli, cercherà anche di sciogliere il nodo della contestazione formulata nei confronti dell’uomo..." non so se debba farmi sorridere o darmi da pensare.

9.9.11

Dampyr 137 e 138 - ovvero ritardi e ritorni


Quasi mi stavo dimenticando, e non che a qualcuno possa interessare. Ma due parole sulle ultime storie di Dampyr passate per l'edicola non vogliamo dirle?
Ché poi capita sempre che ti arriva qualcuno e ti fa " e Dampyr?". Eh, la classica risposta " a settembre, dopo le ferie" ormai non regge più, quindi scrivo.

Dampyr 137 - Gli implacabili.
Esordio fumettistico per Giovanni Eccher, prestato al fumetto dal cinema. E proprio in modo molto cinematografico scorrono le inquadrature dell'ottimo Maurizio Dotti. La storia c'è, i personaggi pure.
In grande spolvero il nostro trio di eroi ma soprattutto azzeccata la scelta dei comprimari: in una Bolivia arsa di sale spuntano niente meno che Butch Cassidy e Sundance Kid.
E per non farci mancare niente spunta addirittura un nuovo Maestro della Notte.
Cosa volere di più?

La verità, e qui entro in modalità spoiler, è che da un Dampyr vorremmo sempre che non finisse tutto lì, ci piace (mi piace) immaginare come verranno riutilizzate quelle pedine, quelle situazioni, quelle ambientazioni.
E quando tutto invece sembra chiudersi nell'arco di una sola storia, senza possibilità di ritorno, beh, è come un Natale senza panettone.

Non serve che lo dica che muoiono tutti vero?

Dampyr 138 - Valzer Cajun
Se volete sapere cosa significa Cajun andate qui. Se già lo sapete rimanete con me.
Non c'è molto di diverso da quanto scritto sopra da dire a parte che:
- questo Dampyr è scritto dal sempre immenso Diego Cajelli
- il ruolo del ritornante ai disegni stavolta è interpretato da Giuliano Piccininno
- il trio stavolta è un duo
- non c'è un Maestro della Notte ma un demone della Dimensione Nera
- i comprimari stavolta sono i cattivi

Per il resto la storia scorre concitata e ricca di sorprese. Ottima la regia.
Cajelli non perde colpi, alla faccia di chi lo etichetta soltanto come autore di storie tappabuchi.
Piacevole come sempre la cura e lo studio che si notano nei dettagli della sceneggiatura, la stessa meticolosità già espressa anche nella storia africana del Maxi Dampyr, di cui però non ho mai parlato.

Cosa cambia dal giudizio relativo alla storia precedente?
Beh, che il nostro bel demone tornerà, o quantomeno sappiamo che la porta (il varco) è rimasta socchiusa e questo fa sfrigolare la nostra (mia) voglia di continuità.
Finale, più che aperto.

Comunque il merito principale di quest'albo è che spulciando tra i vari link mi sono salvato un po' di ricette di cucina cajun.
Quindi prossimamente: la jambalaya, il gumbo e la crawfish pie.