21.4.12

H gare


Ogni tanto leggo i giornali

Che mi vien da pensare, ma a 'sto punto non è che fai più bella figura a dire sì vabbé eran quattro puttanoni, ma che volete, noi c'abbiam tutti settant'anni e se non si fa finta di scopare così come lo si fa? Che d'accordo che le donne son tutte un po' esibizioniste, ma non tanto esibizioniste da calarla a gratis a uno stuolo di vecchiacci incravattati che quando sentono qualcosa ingrossarsi lì sotto di solito è la prostata.

E comunque si sa che a noi Italiani piace la competizione, gare, tornei, campionati, coppe, gironi (cioè, c'è il girone all'italiana, vorrà pur dire qualcosa).

Gare di burlesque. Perché abbiamo il viziaccio di essere esterofili, che ci volete fare? L'italiano sarà anche una lingua meravigliosa, eppure gara di troie chissà come mai, stonava.

(ah, infinito rispetto per il burlesque che ovviamente nulla c'entra con certe stonature e che ahimé è stato citato stranamente a vanvera. Dita Von Teese santa subito)

[spazio per una foto di Dita Von Teese che non metterò perché è mia e solo mia!]

Però se l'ha detto lui che è un imprenditore del gioco, quello che ha portato il Milan dalla serie B all'Olimpo del calcio, allora forse c'è qualcosa che a noi ancora sfugge. E se le gare di burlesque fossero il futuro?

- No, oggi non posso che c'ho un torneo di burlesque con i colleghi dell'ufficio e dobbiamo ancora decidere se mettere il perizoma o le culotte
- Ieri mia nonna ha battuto il record regionale over 70 di giri del fiocco copricapezzoli, l'ha tenuto in movimento per 14 ore di fila, poi si è pisciata addosso
- E così in semifinale ci siamo ritrovati quelle dell'anno scorso, sembrava quasi persa eh,  ma con un uno-due di tette abbiamo conquistato la finale
- E niente, per colpa della Von Teese che ha perso in casa alla gara di bagno in coppa di champagne, ho fatto 12 alla burlesquina
- Non so se iscrivere il piccolo a calcio o a burlesque
- La coppa del torneo di burlesque di quest'anno è una coppa C

E via dicendo...

Comunque il trucco l'ho capito: per qualsiasi troiata basta dire che è una gara di [aggiungere parola straniera] e il gioco è fatto.

Gara di snorkeling

Gara di pony

Gara di tetris

Gara di stretching
Gara di decoupage
Gara di Heimlich
Gara di Extreme Snorkeling

20.4.12

Monumento ai canuti



Io vengo da lì.
Da quel fondo di strada che la nebbia ha cancellato dalla memoria dell'estate.
Vedi laggiù? C'erano solo campi di barbabietole dietro a quel fosso. E ora?
Ora il progresso è arrivato anche qui. Campi di colza.

Vengo da un'illusione polverosa di segatura e sole, dall'ottimismo clericale di certe domeniche ronzanti d'insetti e novantesimominuto.
Nascono da lì le parole, dal rumoroso sottofondo di gasolii bruciati, dal vociare monotono dei bar, dall'irrisolto vagare tra le pagine di una biblioteca.

Partorito nell'eventualità del giusto, figlio disonorato di una noia irrequieta. Cresciuto sui pedali, morto sopravvivendo al baratro dell'uniformità.

Vengo da lì. Dall'inesatto sovrapporsi dei pomeriggi, credendo che fosse normale, da lì, dove sono stati generati e degenerati i miei ricordi. Le mie presenze. Loro.

Vecchi.
Non c'è altro. Non più.
E vengo da lì.

L'entaglement crudele dell'irrimediabilità.


19.4.12

Una botta di culo


Piove.
E' arrivata così, come se toccasse davvero a lei. Nessun fronzolo, solo lavoro.
Professionalità. Null'altro.
Un semplice tuono ad aprire le porte a quel vento basso che si riempie di terra umida, un cane che ti offre l'addome a mendicare carezze svogliate.
Come questa pioggia d'ordinaria amministrazione.

Mi hanno sbattuto la macchina.
Piove.
Arrivo in parcheggio, faccio il giro per caricare la borsa della palestra e lo vedo.

Il lampione lì di fianco sembra illuminare solo quello sfregio, la luce rimbalza tra le pieghe accartocciate della sua pelle liscia di metallo e le gocce scivolano su quella ferita come lacrime a celebrare il dolore urlante della carrozzeria. Persino una musica lieve rincorre quel fascio di luminoso, lo abbraccia pulsando e respirando allo stesso tempo, è Jeff Buckley che canta Hallelujah, arriva dal cielo anche questa melodia.

Un cazzo, ho lasciato la porta aperta: è l'autoradio... e piove e il lampione punta qui perché il vento lo sta per sradicare. Eppure sono ipnotizzato da quell'ammaccatura.
Non mi dà nemmeno fastidio, capita. E poi è una macchina, nuova per carità, ma pur sempre una macchina.
(potrei usare dei sinonimi lo so, automobile mezzo veicolo vettura. non mi va).

Chissà, magari un lampo ha accecato il guidatore, o forse ha sterzato di colpo per salvare un riccio.

E se fosse stata un'astronave?
Non siamo soli, si sa, e certi alieni sono dei cafoni tra l'altro... manco un bigliettino, per dire. Uno "scusa ma piove".

Comunque io sono incantato.

Mi avvicino.
Mi avvicino e capisco.

E' un'immagine che mi rimbalza nella mente, solleva la polvere dei ricordi in disuso.
La riconosco.

Ancora tu.
Ti avevo nascosto nel fondo di un cassetto, era finita tra me e tu, ricordi?
Cosa ti ho detto l'ultima volta? Non ti credo, non più, non siamo fatti per stare insieme.
Ed eccoti qui, a punirmi, attaccarmi, castigarmi.

Non ti era bastato illudermi, vero Jonathan?

Eri un cazzo di guru e io c'ero cascato. Nessun limite.
Il nostro mantra, l'utopia che si traveste da reale, ma lo fa in modo così approssimativo da divenire beffa, illusione.

Solo quando si ama troppo si riesce a rinnegare così ardentemente, e io e te non abbiamo più niente da dirci, capisci?


Ore, giorni, sogni, da stringere tra le dita nell'ammaliante lucentezza delle pagine patinate.
E la libertà.

E tu che ti ostinavi a dirmi che la libertà è non avere limiti, essere diversi, ostinarsi in quell'idea sbagliata ma tua... e la intuivo la dissonanza, ma quel vento in picchiata da 2000 metri mi confondeva, lo ammetto.

Qualche anno fa scrissi "Il giorno che ho ucciso Jonathan Livingston".
Non è un racconto e nemmeno una poesia. No, non è un romanzo. E' un titolo. Ho scritto un titolo, perché bastava quello, non c'era nient'altro da dire di quel giorno.
Solo che ci voleva, è forse da lì che sono ripartito.

Illusioni.

Ecco ribellati, invadi questa mia quotidianità, affrontami.
Non si sta così bene da reietti, eh? Tieniti pure la soddisfazione di avermi distrutto la macchina (autoveicolo), ma renditi conto stavolta che quei limiti ci sono, devono esserci.
La libertà è averli quei limiti. E l'estasi è inciamparvi con meraviglia, non infrangerli con ostinazione.

Volare. Ti sei sempre perso in quelle evoluzioni, perdendoti e perdendo.
Ma va bene così, per te. Per me no, ma già lo sai. Jonathan.

Io non volo più con te...

Fanculo, Jonathan Livingston.

E della macchina (automezzo), non me ne frega un cazzo!

18.4.12

Insert Coin 15


Divisi

[Cose di un secolo fa che mi sono venute in mente nel buio]


Davvero era questo?
Sono serio... davvero siamo stati uno sbaglio?
Quanta vita ho versato nel vaso già colmo del nostro bastarci, quanto eccedersi.

Ogni rivolo il fuggevole limite di un morbido inganno. Ogni bacio un abbaglio, abbiam detto.


E c'ho creduto. A noi più che in noi, il narrare più che l'essere. Inventarsi.
Stranieri del non oltre, questuanti al cospetto di un'infelicità consolante, promesse mantenute le emozioni.


Onesto questo ignorarci,
sincera l'impavida noncuranza del presenziare. 
Evitando di evitare.
Perché siamo fatti per apprenderci, magari irretirci. Io irritarti.

 Perché di un artificioso tutto rimane la densa carezza di un fedele niente.


E ci osserviamo in questa asimmetria di visi.