3.11.11

Ghost - ovvero non me lo spiegò


Chi si intende di queste cose lo sa: senza conflitto non c'è storia!
Serve un contrasto per trasformare la realtà in un racconto epico e avvincente.

Il conflitto, in questa vicenda, si manifesta di fronte allo stand delle Edizioni BD.
Elemento del contendere è Ghost, fumetto nato per il mercato francese, del duo Cajelli-Mutti.

Ben disposti sul bancone dello stand, infatti, ci troviamo di fronte non a uno ma a ben due volumi.
La storia è la stessa ma la copertina è diversa!

A quel punto per noi, abituati ai fumetti in bianco e nero con la copertina a colori, la scelta sembra addirittura fin troppo facile e ci avventiamo su un inquietante bambinetto itterico con tanto di panda insanguinato sottobraccio. (A pochi metri da noi Giacomo Bevilacqua si tocca le palle).

Diego Cajelli, piacente e colto scrittore di fumetti, osserva la scena sogghignando dietro agli occhiali scuri. Ha l'aria di chi sa già come finirà, eppure per ora non intende forzare le cose.
Potrebbe dare sfoggio della sua conoscenza delle arti marziali, radere al suolo l'antistante stand della Disney, minacciarci sollevando una copia di Bone con ancora attaccato Jeff Smith.
Ma non lo fa.

Con un fare compassato e mellifluo lascia fluttuare di fronte ai nostri occhi la copertina alternativa: nera, cattiva, demoniaca.
Diè incalza, raccoglie in sé la forza di cento Mastrota e  prosegue con la sua opera affabulatoria, se dentro è a colori la copertina dovrà essere per forza in bianco e nero. Svela addirittura i suoi piani: vuole firmare col pennarello nero su copertina nera, cita il Black Album dei Metallica, l'inefficenza degli uni posca e almeno un paio di divinità sumere.

Niente, resistiamo.
Il lato oscuro della forza non ci avrà.
...

Alla fine ce ne torniamo a casa con tutti e due i volumi.
Il cosa è successo in mezzo non lo dirò, ma sappiate che è un espediente narrativo che mi servirà, un po' più giù, per parlare di questa storia a fumetti.

Qui sotto vediamo Diego che garrulo firma il suo black album.

Allora, dicevamo, Ghost.
Partiamo dai disegni. Andrea Mutti (ideatore anche del soggetto) ci regala una prova eccelsa.
Il tratto si distacca da quello delle sue precedenti creazioni e si sporca nel sudiciume di cui è intriso ogni passaggio di questa cruda vicenda. Le tavole sono cupe quanto il cuore dei personaggi, non c'è mai una luce vera, non è mai giorno. Tutto si svolge nella penombra macabra dell'irrisolto.
I colori di Dimitri Fogolin sprofondano in una melanconia autunnale, sono fango, cieli plumbei, imbrunire, nebbia, gelo improvviso, melograno.

A vedere le tavole in bianco e nero devo ammettere che, a mio avviso, avevano una forza maggiore, una potenza espressiva che forse un po' il colore ha soffocato. Io le avrei preferite. 
Ma questi sono gusti miei e la bontà del lavoro fatto è ineccepibile.


La storia parte in salita: un ex profiler dell'FBI, ritiratosi a causa dei sensi di colpa per un caso conclusosi in maniera tragica, viene coinvolto (addirittura dallo stesso killer) in una nuova sanguinosa indagine.

Già visto?
Google dice di sì.

Non nego che questa premessa un po' mi perplimeva, insomma, il rischio era quello di scivolare nel consumato clichè dell'ex poliziotto che trova la propria redenzione specchiando il suo lato più buio nella malvagità terapeutica di un villain spietato e intelligente.

Ma di Diego tocca fidarsi.

E l'autore milanese non delude. Partendo da sentieri già fin troppo battuti, riesce a scavare un sentiero alternativo, sotterraneo. S'inventa un tunnel buio e melmoso che striscia al di sotto delle vie conosciute, ci si graffia di radici e spine per arrivare all'epilogo.
Nell'attimo stesso in cui la storia lambisce i bordi taglienti del déjà-vu, il terreno sotto alle nostre ginocchia consunte cede e noi precipitiamo nell'asfissiante stretta dell'irreale, dell'occulto.
Siamo ancora lì che cerchiamo il fiato quando ci accorgiamo che è durato solo un istante, un breve sfogliare di pagine rossastre che ci riconduce nella penombra fumosa di una realtà brutale e agghiacciante, inspiegabile forse.

E il gioco è proprio quello di arrivare alla fine senza spiegazioni.
Cajelli ci regala un colpevole, un laconico finale, una crudele soluzione. Tutto quel che serve, insomma.
Eppure è molto più quello che non ci dà.
Dissemina indizi volutamente deboli, omette, arriva alle situazioni in modo diretto, senza preamboli, avvertimenti, indicazioni. Le consuma repentinamente e poi se ne va, le usa e poi le abbandona ai margini della storia, senza onorarle di un perché, concentrando il loro significato nell'effetto più che nella causa.

Maestria, non c'è dubbio. Eppure a volte sembra dare l'impressione di soffrire del formato dell'albo, come se certi risvolti fossero dipesi dal numero di pagine più che da un'effettiva scelta stilistica.
Che non vuol dire che non si sarebbe arrivati lì, ma forse che il declivio forse meritava di essere un po' più dolce, certe curiosità meritavano di essere prese per mano amorevolmente piuttosto che strattonate con sadica brutalità. (o magari è solo la mia irrisolta curiosaggine che ci sperava)

Ma probabilmente il senso della storia è anche questo, che non tutto va spiegato, che le cose (vere o fantastiche che siano) succedono, e quando succedono non possiamo che viverne le conseguenze, inutile recriminare col fato per l'incollocabile bizzarria di ciò che ci è accaduto.

Meglio prendere per mano le nostre paure e i nostri sogni e proseguire il nostro cammino.

Facecook: l'angolo cottura del mercoledì (finalmente al mercoledì) 12


Un po' come gli allineamenti dei pianeti, capita che ogni tanto l'angolo cottura del mercoledì sia davvero di mercoledì.
Ma non fateci troppo l'abitudine e soprattutto non prendetelo come riferimento per l'Ogino-Knaus.

Orbene, l'ultima volta che ho postato una ricetta a base di zucca c'è stata una sollevazione popolare, quindi, onde evitare di dare un qualsivoglia dispiacere all'adorabile fauna frequentatrice di questo blog, la parola zucca non verrà più pronunciata ed eventualmente, ma solo nel caso in cui si debba per assoluta necessità includerlo nel discorso, verrà sostituita con il termine kraken.

Allora, dato che stasera avevo un po' di tempo ho deciso di fare la crema di kraken con lo speck abbrustolito e una torta di kraken.

Prendiamo un kraken di medie dimensioni e dopo averlo sbucciato con attenzione, lo tagliamo a cubetti. Facciamo la stessa cosa con 2-3 patate. Nel mentre facciamo soffriggere nel burro della cipolla finemente tritata e uno spicchio d'aglio schiacciato.
Versiamo anche i cubetti di kraken e patate e aggiungiamo un mestolo di brodo vegetale. Iniziamo a cuocere a fuoco lento, aggiungendo un mazzetto di odori (no, non è una sinestesia, dicesi odori quelle erbe aromatiche usate in cucina, quali rosmarino, salvia, maggiorana e prezzemolo: ecco, usate queste!).
Di tanto in tanto aggiustiamo di brodo e correggiamo con un pizzico di sale e pepe.

Dopo mezz'ora di questo trattamento il composto ottenuto è pronto per la seconda fase della preparazione, la più divertente.
L'intento è quello di ottenere da quella poltiglia color kraken, una crema vellutata e delicata. Nei secoli i metodi di cremazione del kraken sono stati molteplici:











65 milioni di anni fa - un meteorite entra in collisione con la Terra trasformando in un solo istante tutti i kraken presenti in una squisita crema. Ah, i dinosauri si sono estinti, ma tanto a loro mica piaceva il kraken.











5000 a.C. - Antico Egitto: enormi massi vengono trascinati da migliaia di schiavi con l'unico scopo di macinare nel modo più raffinato possibile il kraken. La classica forma a piramide impedisce la formazione di grumi.













33 d.C. - Gesù trasforma con la sola imposizione delle mani il vino in vellutata di kraken, anticipando la brutale lama di Simon Pietro visibilmente scocciato. (Non siate maliziosi, Giovanni sta solo verificando la cremosità del composto).

















1500 d.C. - Leonardo da Vinci progetta un imponente macchinario, alimentato a scorze di kraken, in grado di ricavare 20 litri di crema al minuto in un quasi perfetto moto perpetuo.



2000 d.C - Usate un minipimer.

Nel mentre accendete il forno a 180 °C, adagiate le fette di speck su una teglia e lasciatele rattrappirsi per qualche minuto fino a che non diventano croccanti. A questo punto spezzettatele nella crema.
Il forno lasciatelo acceso dato che dovrete stendervi la pasta brisè, accuratamente lasciata riposare per un quarto d'ora e punzecchiata sadicamente con una forchetta.
Ricordatevi che la parola di emergenza per smettere è 'triciclo'.

Con la zuc..il kraken avanzato, preparate un impasto senza grumi dentro cui sbriciolare qualche amaretto. Postate l'impasto sulla pasta e siete a posto per il pasto. 30 minuti di forno e anche stavolta abbiamo finito il post.

A dire il vero per accompagnare la torta avevo preparato anche una misticanza di funghi e peperoni, ma io non ho voglia di scriverne, voi di leggerne, loro di saperne e i funghi di fungerne. Quindi basta così.

Rapido il giudizio dei nostri ospiti di stasera (per l'occasione vestiti da Halloween).


Lo sapevate che Tintin ha i capelli giallo kraken?
Meehehail!
E' l'ultima volta che mi vesto da Hello Kitty... Ah, la crema di zuc.. kraken ci stava da dio

2.11.11

Come crescere un robottone felice (ed evitare di distruggere il mondo) - ovvero nell'insalata di matematica ci metti l'acetato?

Allora, prendiamo il concetto di lapbook e mischiamolo con quello di tesseract,  aggiungiamo una melanconica spruzzatina di anni '80, farciamo il tutto con un pizzico di parodia e serviamo accompagnato dal sano entusiasmo di un collettivo di giovani autori. Il risultato ottenuto è il pregevole "Come crescere un robottone felice etc etc etc".

Diciamo subito che è il libro che, se non mi fossi già comprato, mi sarebbe piaciuto ricevere per Natale, o per il compleanno, o per Halloween, o per qualunque altra festa comandata e non, compresa la Festa del grazie.

Perché?

Perché colma finalmente quel vuoto piovoso che mi portavo dentro da certi pomeriggi invernali di trent'anni fa, quando, disteso sul pavimento con i calzettoni di lana grossa, rimettevo in scena l'urlante ed epica tragedia di quegli eroi combattuti, condannati alla costrizione morale di dover proteggere il destino del Giappone, probabilmente senza averne nessuna voglia. Perché l'idea che sta alla base di questo progetto (chiamiamolo così, ché libro è restrittivo) attinge proprio da quei momenti e mette a disposizione, sotto forma di oggetto cartaceo, tutto l'occorrente di cui, traviati dalle pubblicità su Topolino e dai jingle su JuniorTv, avremmo avuto bisogno in quei momenti: robottoni da assemblare, pop-up, oggetti da svelare nel rosso dell'acetato, pagine che sia aprono e si aprono e si aprono che poi non sei più capace di richiuderle. Insomma, mancano soltanto qualche immagine lenticolare e la pagina dei trasferelli.

Ma per capire bene qual è il lavoro che è stato fatto, eccovi il video:


Non cercate una storia, perché non c'é.
Quel che hanno prodotto i ragazzi del collettivo Dr.Ink è un manuale: la guida illustrata per crescere al meglio il nostro amico metallico.
Ed è proprio nella forma scelta che a volte il meccanismo del meravigliare s'inceppa. Perché sotto certi suoi aspetti il libro è presentato appunto come un'insalata. L'eterogeneità del materiale proposto, a mio avviso, necessitava di un filo conduttore più marcato, una revisore globale che individuasse una linea da seguire, così da unire in modo più armonico le differenti sezioni e soprattutto che revisionasse e riadattasse la parte dei testi, che a conti fatti risulta la più debole di tutta l'opera, andando in alcune occasioni a penalizzare il lavoro fatto sui disegni.

Nel complesso comunque il risultato di questa collaborazione è eccellente!
La cura con cui il libro è stato realizzato, la qualità della maggior parte dei suoi contenuti, l'originalità dell'idea e soprattutto la dedizione e la professionalità con cui è stata realizzata, sono sicuramente la riprova che talento e tenacia sono davvero le chiavi per ottenere, se non fama e successo, quantomeno il riconoscimento della bravura.

Quindi, in definitiva, che cos'è C.C.U.R.F.E.E.D.D.I.M.?
E' un elaborato, meraviglioso, divertente biglietto da visita.
Di quelli che tiri fuori dal taschino con soddisfazione anticipando nel sorriso la reazione di chi hai di fronte. Ecco, quel che hanno realizzato i Dr.Ink è proprio questo, hanno riversato idee e talento in un fogliettino di carta che nel vortice dell'estro creativo si è ingrandito, evoluto, ampliato, esondando in un oggetto che sotto certi aspetti è maestoso e ambizioso, ma che mantiene in sé l'origine primaria, la scintilla iniziale, il farsi conoscere, il presentarsi, il dire "siamo noi e sappiamo fare questo".

E lo sanno fare bene.



Che poi ho passato due giorni a chiedermi dov'è che avevo già conosciuto Tram. Adesso mi è venuto in mente.

1.11.11

E Lucca fu!


Per ora limitiamoci all'elenco degli acquisti, poi in questi giorni si vedrà...

Dall'alto verso il basso, da sinistra verso destra:
- Lezioni di fumetto. Angelo Stano.
- Zigo Stella di Maurizio Rosenzweig.
- Come crescere un robottone felice (ed evitare di distruggere il mondo) dei Dr.Ink.
- Zombie gay in Vaticano di Davide La Rosa e Vanessa Cardinali.
- Il gatto Mondadory di Dr. Pira.
- Ravioli Uèstern Zero di Pierz.
- Oltre la soglia di Tito Faraci.
- Morti di sonno di Davide Reviati.
- Kepher n.1 di Roberto Cardinale e Stefano Nocilli.
- Esp. La fortezza d'acciaio di Michelangelo La Neve e Marco Nizzoli.
- Disney d'autore. Silvia Ziche.
- The Secret n.8 di Giuseppe di Bernardo e Rosartio Raho.
- A come ignoranza 1 e 2 di Daw.
- alcune anteprime della Star Comics.
- Legion75 di Walter e Renato Riccio.
- Gang Bang di AA.VV.
- Alice Dark n.2 di Lorenzo Bartoli e Andrea Domestici.
- Ghost di Diego Cajelli e Andrea Mutti.

Favole al citofono


Driiiiin
- Sì, chi è?
- Dolcetto o scherzetto?
- No, senti bambino non ho niente da darti.
- Dolcetto o scherzetto?
- Eccheccaz... non ho dolcetti in casa, ho appena perso venti chili, di notte mi sogno Christina Hendricks ricoperta di bounty e mars e lei non me la cago, non posso tenere dolci in casa ché rischio la fame compulsiva..no, no!
- Allora scherzetto!
- Maddeché? Ma scherzetto un cazzo, vattene fuori dai coglioni che il citofono costa. L'ultima volta che sono stato così tanto al citofono ero con una testimone di Geova e, da quel che ne so, dopo quella visita sì è convertita al pastafarianesimo.
- Scherzeeeeettoooo!
- 'scolta bambino, quanti anni hai?
- Così!
- Certo, perché dal citofono sento il rumore delle ditina che si aprono. Dimmi il numero!
- Cinque...
- Cinque anni? Ma sei da solo?
- Sì!
- Mapporcaputtana, ma i tuoi cazzo di genitori dove sono? Cioè, per 364 giorni l'anno sventrano i maroni a chiunque con la loro iperapprensività, e scendi che ti fai male, e non toccare che è sporco, e tieni che hai sfiorato un filo d'erba ti passo mezzo litro di amuchina, e stai vicino a me che al supermercato c'è brutta gente, e fatti dare solo roba confezionata all'asilo che non si sa mai, e non non puoi uscire stai in casa a guardare la tv che fuori è pericoloso, e non accettare niente se non da un parente di primo grado che ti mostri prima la mia autorizzazione scritta, etc, etc... E stasera, per copiare dagli ammmericani, ti mandano in giro da solo, senza amuchina, a suonare al campanello di perfetti sconosciuti e a farsi dare dolcetti dalla dubbia provenienza???
- Scusi?
- Chi cazzo è?
- Sono la mamma...
- Ah, ma c'è allora. Ecco signora, si porti a casa suo figlio che qui disturba.
- No, scusi, ma le pare: non le sembra di aver spaventato il bambino così?
- Beh, non è che sono venuto io a suonare alla vostra porta, mi pare il contrario...
- D'accordo, ma sono bambini. Un po' di gentilezza, insomma!
- Sì, mi scusi, ha perfettamente ragione. E' che mi ha colto in un brutto momento.
- Oh, mi spiace.. ce l'ha qualcosa per il bambino, così smette di piangere?
- Guardi, giusto oggi pomeriggio, dopo la mia abituale passeggiata di fronte alla scuola, mi stavo masturbando con la mia vagina di gomma guardando un video pedopornografico e mi è venuta l'idea di fare dei biscottini al roipnol, li ho impastati tutto il giorno con la cappella...
- ...
- Pronto? Signora?
Click!


Driiiiin
- Sì, chi è?
- Dolcetto o scherzetto?
- No, guarda bambino non ho niente.
- Dolcetto o scherzetto?
- Senti, Halloween è una festa del cazzo, quand'ero bambino esisteva solamente in Happy Days, non c'entra niente con la nostra cultura, è soltanto un'enorme operazione commerciale imbastita dalle grosse multinazionali per poter venderci dolcetti a forma di zucca e vestiti da strega.
- Scusi signore, mi permetta di dissentire. La sua è un'analisi frammentaria e non esaustiva dell'origine dei riti legati alla festa di Halloween.
- Sì, ok... è frammentaria perché mi sono rotto il cazzo... facciamo che ti stacchi dal mio citofono?
- Vorrei prima farle notare che, pur affondando le radici della sua origine in tempi antichi, la festività di Halloween , anche se pagana e strettamente legata ai riti celtici, ha fin dagli albori della sua diffusione attinto dal simbolismo e dalle usanze prettamente cristiani. Già il nome si riferisce al giorno prima di ognissanti, poi l'usanza di intagliare le zucche deriva dalle rape che venivano usate come lanterne per ricordare le anime dei morti imprigionate in purgatorio, e come non citare l'usanza di girare per le case per ricevere dolci (usanza di cui io mi pregio di essere lieto latore), non deriva forse dalla pratica tardomedioevale di chiedere l'elemosina il giorno di ognissanti in cambio di preghiere per i propri morti?
- E con questo?
- E con questo, signore, volevo solo dimostrarle che esiste una scintilla di verità in ogni leggenda e che i percorsi storici che hanno contribuito al fatto che io sia qui di fronte al suo citofono a chiederle dei dolcetti siano decisamente più complessi di quel dualismo semplicistico Halloween-paganesimo che lei ha tentato pocanzi di propinarmi, e comunque l'esegesi della piena maturità umana si basa anche sull'assecondare certi lati più onirici delle nostre vicissitutini, abbandonandosi a volte all'irrazionale per accettarne non tanto l'esistenza, ma più che altro la sua matrice catartica e consolatoria.
- Scusa bambino, ma quanti anni hai?
- Cinque.
- Cazzo. Senti, ti infilo 20 euro sotto alla porta, vatti a comprare quello che vuoi... wikipedia di merda!
Click!

Driiiiin
- Sì, chi è?
- Dolcetto o scherzetto?
- MAVAFFANCULO!
Click!