13.11.14

I postumi della fine


Avessi tempo scriverei.
Anzi, prima penserei e poi scriverei.
E invece non penso. A niente.
E scrivo frasi senza il verbo, solo per aggrapparmi alla pausa d'atmosfera di un punto.
E inizio frasi con la congiunzione, ne metto in fila 3 come a Tetris e rimango lì in attesa, immaginandomi che spariscano, che le lettere più in alto riscendano giù a riempire il vuoto che si è formato, che si formino nuove parole, nuovi concetti, idee, casualità.

Perché in questi momenti il mondo dovrebbe funzionare al posto mio, fare quello che non faccio. Le cose dovrebbero arrivare, formarsi per quell'inspiegabile presentarsi del capitare.
È che a me sembra di essere già oltre la fine. Oltre il punto, in quel limbo tra il finale e il niente.

Sono tornato da Lucca con qualche libro di cui non ho parlato e che in gran parte non ho letto, accumuli addossati a questa staticità. Alcuni sono lì sopra. Altri non sono usciti nella foto, anche loro oltre il limite del vivibile.

Aspetto la scintilla che accenda quell'esca che non vedo, non percepisco sotto alle dita.
E niente.

Lentamente terminerò di finire.


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