3.1.14

I cartoni della Pizza


 Le feste stanno quasi finendo, fra qualche giorno riporremo nelle loro scatole gli addobbi, le luci, i nastri e le decorazioni. Anche quest'anno le festività ci hanno permesso di tornare un po' bambini. E come bambini abbiamo divorato golosi la meraviglia di tutti quei cartoni animati che vengono trasmessi durante le festività, siamo stati in un cinema vociante di nani per sgranare gli occhi di fronte all'ultimo film d'animazione uscito, abbiamo estratto compulsivamente dvd con la scusa di mostrarli a nipoti e figli degli amici.

Quasi inconsciamente ci sediamo di fronte allo schermo e assaporiamo la magia del cinema, eppure certe volte dovremmo pensare che dietro ogni opera di animazione c'è un enorme lavoro di studio e realizzazione. Ci sono uomini e donne che si impegnano per anni per immaginare e costruire quelle storie che tanto ci affascinano. E soprattutto ci sono interessi economici. Per uno che ce la fa ce ne sono 100 che falliscono, c'è chi si approfitta, chi non rispetta le regole, chi lavora per affossare l'avversario.
Insomma, anche nel magico mondo dei cartoni non sono tutte rose e fiori.

Emblematico è il caso Pizza/Pixar.
La Pizza è una piccola casa produttrice indipendente con sede a Oskaloosa nell'Iowa.
Agli inizi degli anni '90 l'amministratore delegato Tony Manelli ha un'illuminazione: perché li chiamiamo cartoni se poi non sono fatti con il cartone? Bella domanda a cui nessuno sa rispondere... Così decide di passare dalle parole ai fatti. In collaborazione con i cittadini e con la locale impresa di raccolta rifiuti, fa convogliare in un capannone in disuso tutti i cartoni della pizza mandati al macero e li riutilizza per realizzare dei lungometraggi animati che disegna lui stesso.

Le storie sono accattivanti ma forse troppo esuberanti e poco in linea con i rigidi dettami del marketing: il successo non arriva.
Le opere di Manelli vengono però notate da un produttore della Pixar, è il 1993.
Sembra che debba arrivare un'offerta di acquisizione, Manelli è in fermento. Ipoteca la casa per poter continuare a tener aperto lo studio fino alla prossima mossa della Pixar. Che però non arriva mai.
Silenzio.
La Pizza fallisce dopo poche settimane. Sembrava una storia dimenticata fino a quando nel 1995 esce nei cinema Toy Story. Magari era solo un caso ma il film ha diversi punti di contatto con un precedente film della Pizza. Manelli se ne accorge. Escono altri film Pixar, anche quelli con evidenti rimandi e plagi delle animazioni degli studi Pizza. Manelli non sa che fare, non può permettersi un avvocato, non uno che possa tener testa agli studi legali strapagati dalla Pixar. Decide di desistere.

Tony Manelli muore in povertà il 13 maggio del 2011.

E come spesso succede in questi casi, dopo la sua morte il caso Pizza/Pixar sale alla ribalta. Viene lanciata una petizione su change.org che raccoglie 650mila firme, la Disney non può permettersi uno scandalo e quindi nell'agosto del 2013 appare sul sito Pixar un comunicato in cui lo studio ammette di essersi ispirato ai lavori di Manelli per realizzare tre dei suoi film più famosi.
Una magra consolazione.

Comunque, questo Natale è uscito un cofanetto che raccoglie i tre lungometraggi Pizza. Se avete ancora qualche regalo da fare mi sembra la giusta occasione.



Cosa succede quando la giovane Andy chiude la porta della sua camera?
E se i suoi giocattoli sessuali prendessero vita e uscissero da soli dai cassetti per vivere ogni giorno delle mirabolanti avventure?
E cosa succede quando per il suo compleanno ad Andy viene regalato CuzzLightYear, un vibratore ipertecnologico dalle dimensioni spropositate (verso l'inifinito e oltre...)? Come si comporterà con Mr Patata e gli altri sex toy? Come lo accoglieranno? E soprattutto come sarà il suo rapporto con Woody, un dildo cowboy con la voce di Tom Hanks?
Una storia divertente e spassosa, con dei personaggi soprendenti.
Cantabilissima la colonna sonora "C'è un vero amico in me, più di un amico in me, un grande amico in me..."





Cos'anno in comune Carl, un anziano scorbutico di 78 anni, e Russel, uno scout obeso di 8 anni?
Sono due alcolizzati.
Dopo una gara di spritz vengono fermati da una volante che li sottopone al famoso test del palloncino.
La quantità di alcool insufflata è talmente elevata che i due si sollevano da terra aggrappati all'etilometro divenuto ormai una mongolfiera.
Durante questo viaggio vivranno un'avventura fantastica fatta di cani parlanti, uccelli enormi, scoiattoli, un dirigibile e le cascate paradiso.
Ma si scoprirà essere solo delirium tremens.












Come ben spiegato da questo articolo del National Geographic, i pesci pagliaccio "hanno la possibilità di cambiare sesso, ma lo fanno solamente per diventare la femmina dominante in un gruppo. Il cambio di sesso è irreversibile."
E se improvvisamente tutti i maschi del gruppo decidessero in contemporanea di diventare a femmina?
È proprio questa la situazione di partenza di questa storia oceanica.
Un viaggio epico di una pesciolina alla ricerca di un esemplare maschio con cui accoppiarsi.
Una simpatica commedia degli errori con situazioni esilaranti e divertenti comprimari.
Memorabili le scene con il pesce spada Rocco e quelle in cui la simpatica Dory scopre a cosa possono servire otto tentacoli.
Trattenete il fiato...

1.1.14

Sani principi

Oh, finirà 'sto 2014 di merda...

31.12.13

Anni collaterali



È da qualche giorno che una vocina mi segue e continua a ripetermi: ma fallo il post di fine anno dai, fai la classifica, alla gente piace la classifica, si lavora e si fatica per la panza e la classifica...

A me le classifiche fanno lo stesso effetto della kryptonite per Batman: non me ne frega un cazzo!

Sarà che mi chiamano il Protagora dell'alto polesine, sarà che il relativismo ce l'ho proprio nel sangue


ma della classifica proprio non mi fido. Cioè, non nutro molta fiducia nei miei di gusti, figuriamoci in quelli degli altri.

Comunque, visto che ormai l'argomento l'ho introdotto, facciamo il riassunto di questo 2013 così almeno ce lo togliamo definitivamente dalle palle.
(oh, sia ben chiaro che io non ho nulla contro gli anni, per me 2013 o 1340 o 2659 pari sono. Che tu sia bisestile, centuriato, sabbatico, domini per me è uguale, non faccio discriminazioni. Però il 2013 è stato un anno di merda! Non mi metterò qui a dare spiegazioni sul perché, ma lui lo sa bene: tu, 2013 sei a conoscenza di ciò che hai fatto, è comodo adesso dire oh, è il 31, è il mio ultimo giorno, se hai delle lamentele falle al 2014... tu sai cosa hai fatto!)

Allora, quest'anno niente premi, podii, corone d'alloro, miss in bikini e polente col gulash: solo una frasettina veloce, due parole tanto per...

Miglior fumetto del 2013 (graphic novel, fumanzo, libro a fumetti,  roba che trovi alla feltrinelli): Unastoria di Gipi.



Miglior fumetto del 2013 (serie regolare: bonelli, bonellide, formato tipo quelli, roba che trovi in edicola e che esce periodicamente): Lilith n. 10 Cuore di tenebre



Miglior fumetto del 2013 (miniserie: bonelli, bonellide, formato tipo quelli, roba che trovi in edicola con un numero di uscite prestabilite): Long Wei



Miglior fumetto del 2013 (bonelli, bonellide, formato tipo quelli, roba che trovi in edicola in Italia ma fatto all'estero): Y, l'ultimo uomo



Miglior fumetto del 2013 (saga all'interno di: bonelli, bonellide, formato tipo quelli, roba che trovi in edicola): Rat-Man  la saga semi-finale



Miglior fumetto del 2013 (che non si è capito dove è uscito): Tuta Teschio di Ratigher



Miglior fumetto del 2013 che devo ancora finire di leggere: Il Nao di Brown


Miglior fumetto del 2013 con protagonista un indagatore dell'incubo londinese con una camicia rossa, un maggiolone scassato e un assistente che assomiglia a Groucho Marx: Chuck Norris karate kommandos



Miglior serie tv conclusa nel 2013: Breaking Bad



Miglior serie tv iniziata nel 2013: Master of Sex



Miglior serie tv in corso nel 2013: The Newsroom



Serie che riprenderanno nel 2014 e che spaccheranno il culo a tutti: Shameless, Sherlock




Miglior lettura del 2013: questa 



Miglior pizza coi peperoni del 2013: Quattro formaggi, tonno, peperoni
Miglior pizza senza peperoni del 2013: Salsiccia, patate al forno, grana



Film trasmesso più frequentemente nel 2013: Slevin - patto criminale



Miglior battuta del 2013:  Mio cugino sa un colpo segreto ma non può fartelo perché è segreto



Miglior ricetta del 2013: involtini di melanzane e pancetta affumicata con asiago


Miglior biscotto del 2013: Gran Cereale croccante



Miglior trasmissione di Gordon Ramsay del 2013: Masterchef USA



Miglior té del 2013: Estathé al limone



Miglior micia di casa 2013: la Yuleimi



Miglior gelato che non fanno più nel 2013: Winner Taco


 Miglior giorno del 2013: 01 gennaio 2014







30.12.13

Luganega addio!


Eccoci, ci siamo, è arrivato! Da stamattina è daoggimimettoadieta.
Non che io ne abbia bisogno eh, che se proprio dovessi trovarmi un difetto non sarebbe di sicuro il peso ma più probabilmente il numero. Cioè, se invece di essere uno fossi distribuito su due allora non avrei nessun problema di linea.
Ora, non voglio ovviamente ergere un disturbo dissociativo della personalità come scusante per un evidente sovrappeso, ma d'altrocanto non si può non far notare come spesso le nostre percezioni si facciano inevitabilmente distrarre dai parametri con cui valutiamo tale grassezza. In base a quale termine di raffronto pesiamo troppo e non siamo soltanto troppo bassi? Cioè, perché dev'essere il peso forma e non l'altezza forma? O il numero forma, o la massa planetaria forma, o il modello di riferimento forma? O la curvatura della luce forma...



Insomma, si potrebbe anche andare avanti.
Fatto sta che questo è il mondo e questi sono i parametri. Quindi il primo lunedì dopo Natale è universalmente riconosciuto come daoggimimettoadieta (DOMMAD).

Quando ho iniziato a scrivere questo post pensavo di fare un po' il coglione inventandomi qualche dieta strana, tipo la dieta del pompino o la dieta delle quattro L (limone, limulo, loto e lotta greco-romana), o la dieta della corteccia di alloro, o addirittura la famosa dieta del paradosso temporale. Ah, mi sarebbe piaciuto anche descrivere minuziosamente le quattro fasi della ormai desueta ma efficace dieta a colori del nutrizionista estone Pyotr Nikolaevich Zonin: beige (purificazione), carminio (desalinizzazione), bistrò (idropolimerizzazione), ecru (purificazione zonale).

ecru

Però poi mi sono detto,  ma di diete strane ce ne saranno comunque: perché inventarsele quando qualche coglione ciarlatano studioso potrebbe averlo già fatto al posto mio?
Quindi mi sono messo a scartabellare la rete e a leggermi i principi fondamentali della dieta paleolitica (che si propone di nutrirsi come i primi uomini, ma senza mammuth) o i dettami della dieta della bibbia (che vabbé, segue i precetti biblici in fatto di scelta dei cibi e vi permette anche di sposare la schiava della donna che avete stuprato). Poi c'è la dieta di Horace Fletcher che  prevede di masticare ogni boccone 32 volte mantenendo la testa inclinata in avanti e poi ingurgitarlo inclinando la testa all’indietro.
Ah, e che dire del bretharianesimo che propone di annullare la necessità di mangiare o bere, assorbendo i principali nutrienti attraverso la forza vitale chegli alimenti ci trasmettono. (hai fame? no, ho guardato un kinder bueno prima di uscire - Stamattina ho fissato per sbaglio una confezione di fiesta, mi sono rovinato il pranzo...)
Ultime ma non ultime ci sono la dieta del cavolo (che a discapito del nome... niente, pareva divertente dirlo), la dieta della tenia, la dieta della vodka, la dieta della banana, la dieta del sonno, la dieta dell'annusare un pompelmo e tante tante tante altre.
(la cosa preoccupante è che non ce n'è nemmeno una che ho inventato io...)


La mia preferita comunque rimane la Dieta di Worms. In particolare quella tenutasi nell'829.
E infatti la domanda che spesso mi pongo è se Carlo il Calvo, che ereditò a soli sei anni i territori germanici precedentemente assegnati al fratello Lotario, fosse già chiamato il Calvo da ragazzino o se 'sta cosa gli è arrivata dopo. E soprattutto, ma con tutte 'ste diete che hanno fatto come mai i tedeschi sono mediamente dei prosciutti in sandali e calzini?

Buon DOMMAD!

Quei dieci minuti.


A me del natale non interessa. Lo scrivo anche in minuscolo per rendermelo meno interessante.
Non mi interessa fare regali, o almeno non mi interessa farli in quanto natalizi, e men che meno mi interessa riceverli. Anzi, se posso cerco di non riceverne.
(che poi il punto è sempre quello, se mi serve una cosa me la compro, vuoi regalarmi qualcosa? Dammi qualcosa che non si può comprare: un sorriso, uno stare bene, delle foto nuda...)

Comunque il natale è quel giorno che precede il da domani dieta, in cui solitamente guido e generalmente piove. Ci sono i natali da 100 km e quelli da 230 km, quella è una cosa che varia in base agli anni.
Le cose che invece rimangono sempre quelle sono due.

Una è il pasticcio. Nel resto del mondo, quel territorio barbaro che stringe le sue maglie attorno a questo sprazzo di civiltà, il pasticcio lo chiamano lasagne. Come se le lasagne non fossero un'altra cosa ancora.
Fatto sta che qui è pasticcio invece.

La seconda cosa sono i dieci minuti in cui riaccompagno a casa mio nonno.
Mio nonno ha 93 anni quasi ed è sempre più rannicchiato in sé stesso, accartocciato come quelle foglie che invecchiano attaccate ai rami e non ce l'hanno proprio il pensiero di scivolare giù.
Ecco, mio nonno durante l'anno mi racconta sempre le stesse cose ma in quei dieci minuti la sera di natale, dopo essersi addormentato sul divano per un po', dopo aver speso un quarto d'ora per intabarrarsi come se avesse dovuto scendere dal modulo lunare dell'Apollo 11, ecco, in quei dieci minuti di curve e strada ghiacciata mio nonno pesca sempre da un angolo differente della memoria, come quei congegni a tempo che si attivano solo in un determinato giorno.

Mio nonno affossato sul sedile della macchina, pare incollato al sedile come se al posto della cintura di sicurezza ci fosse un pezzo di scotch, parla della crisi, di come si sta. E si lamenta di quelli che si lamentano scrivendo dal loro smartphone, che quando si è sposato lui l'unico telefono era a 10 km.

Poi mi guarda, gli occhi dello stesso azzurro del cielo stanco dietro di lui, mi guarda e biascica il suo dialetto appoggiandosi al bastone, anche in macchina.
I se copa parché ghe xé la crisi. La jente se ga sempre copà, anca ai me tempi, ma cosa serve coparse par la crisi? E noaltri che ghemo visto la miseria, cosa ghevimo da fare? Da coparse tuti?

Io guido assorto, arrivo a destinazione rendendomi conto di non aver mai pensato alla strada, di essere andato col pilota automatico mentre gli occhi e la testa erano altrove.
Gli sgancio la cintura, che ogni volta tenta di uscire senza averlo fatto e si ritrova appeso come una marionetta, e lo accompagno nel silenzio di quella casa vuota.

Lui si siede a tavola, apre il giornale e inizia a raccontarmi una delle solite storie, quelle di tutto l'anno.
E per quei dieci minuti tocca aspettare l'anno prossimo, ormai.