ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
21.1.14
18.1.14
Un mendico in famiglia
Questo post avrebbe dovuto intitolarsi Sex, drugs & aperòl e quando ho iniziato a scriverlo pensavo di fare uno di quei soliti elenchi sulle cinque cose che proprio non sapete su sesso, droga o alcool.
Lo so, l'internet straripa di post con elenchi di 5, 10, 13 cose che non sapevate su. Ma l'ho scoperto dopo, cioè non ho mai trovato un elenco di dieci cose su internet che mi dicesse che internet è oberata di elenchi.
Comunque, dato che qua passa gente molto ignorante (con tutto rispetto per gli ignoranti veri eh, quelli che non hanno studiato. No, no, qua passa gente che ha studiato ed è ignorante...) ho pensato che scrivere le dieci cose che non sapevate sarebbe stato tipo: il sesso fa passare il mal di testa, la droga fa male, l'alcool puzza.
(che poi 'sta cosa che il sesso fa passare il mal di testa, a me pare che lo faccia venire. Cioè, ci pensi troppo e ti viene il mal di testa, poi lo fai e non ci pensi più e il mal di testa ti passa. È scienza...)
Nonostante questo ci ho provato, mi sono armato di google e ho cercato notizie interessanti, ma tipo quelle robe che il Campari lo fanno con le cocciniglie o che la balena ha un pene di 3,6 metri.
Oh, non ci crederete ma in tutti gli elenchi delle enne curiosità che proprio dovete sapere sul sesso c'è: la balena ha un pene di 3,6 metri.
Che forse ho dei problemi io eh, ma non è che mi sembri un argomento molto usabile.
Tipo: tavolo di un ristorante elegante, le coppe di champagne tintinnano mentre i due si guardano languidi negli occhi, è uno sguardo che preannuncia già l'intensità di quel dopo che entrambi ormai bramano.
LEI: ... e alla National Gallery sono stata due giorni di fila a guardare questa installazione della Abramovic, praticamente c'era lei inginocchiata su questa catasta fatta di scarpe di migranti morti in tutti il paesi del mondo, un commovente cumulo alto 3,6 metri. È stata un'emozione straniante, mi ricordo che piangevo eppure in certo qual modo ero eccitata da quella sensazione, cioè...
LUI: Oh, 3,6 metri. Come il pene della balena azzurra!
LEI: Ah...
LUI: Scopiamo?
LEI: ...
............................................................
LUI: Allora, ti è piaciuto?
LEI: La balena azzurra ha un pene di 3,6 metri.
LUI: Ah...
Insomma, potrebbe non essere quel tipo di curiosità che ti salva la serata.
Fatto sta che mentre cercavo 'ste minchia di curiosità per un post che non ho nemmeno fatto, mi imbatto in un articolo che ha questo incipit
E io penso, è una pratica antichissima, ma non la più antica evidentemente, altrimenti l'avrebbero detto. E allora ci dev'essere stato dell'altro. Cioè, il sesso è antichissimo tipo 10.000 anni? Un milione di anni? I primi uomini facevano sesso o l'hanno inventato dopo, come la ruota e i piercing?
E se ci fossero quindi delle pratiche più antiche ancora del sesso con cui gli umani si riproducevano?
Potrebbe esserci stato un tempo in cui ci si riproduceva come i pioppi, affidando semi all'aria e lasciando che il vento si trasformasse in cupido trasportando il nostro amore tra la gente e sperando di approdare ai giusti lidi.
Una pratica di sicuro affascinante, rapida ed efficace, ma che potrebbe aver avuto anche alcuni effetti indesiderati, in particolar modo 'sta cosa di 'sto seme che vaga nell'aria come nelle trasmissioni dei tamarri che fanno su mtv, ecco, magari a qualcuno avrebbe potuto anche dare fastidio.
Un'altra ipotesi percorribile potrebbe essere quella della propagazione vegetativa, come i geranei: stacchi un pezzo, lo reinvasi e quello ricresce bello bello dando vita a una nuova pianta.
Magari una volta, prima del diffondersi dell'antichissima pratica del sesso, funzionava così: il papà e la mamma si amano, dormono insieme, poi tagliano una mano al papà e la mettono nell'orto, e poi sei nato tu. Potrebbe avere un senso.
![]() |
| Guarda mamma, senza mani! |
Soprattutto perché oltre alle due già menzionate esiste anche una terza teoria.
La terza (e molto più interessante) ipotesi su come abbiano fatto gli umani a riprodursi prima dell'avvento dell'antichissima pratica del sesso è questa: gli zingari.
Gli zingari, si sa, rubano i bambini e poi li rivendono. E fin qui tutto bene. Ma cosa succede però quando quei bambini che sono stati rubati e venduti vengono successivamente rirubati e rivenduti?
Succede quello che bancariamente (per bancariamente intendo nel blog di Grillo) viene chiamato signoraggio secondario o moltiplicazione degli impieghi.
Io ho 100 euro e li do alla banca che ne tiene due e presta gli altri 98 a uno che li dà a un'altra banca che ne tiene 1,96 e presta gli altri 96,04 e via dicendo. La tabellina che mostrano è sempre la stessa
Ecco, con 100 euro di depositi la banca ne presta 5000. Bene, sostituite gli euro con i bambini. Ogni 100 bambini rubati gli zingari riescono a ripopolare l'umanità di 5000 unità.
Anche partendo quindi da popolazioni esigue il metodo rom permette uno sviluppo demografico maltusiano e soprattutto evita la dispersione incontrollata di sostanze vischiose nell'aria garantendo nel contempo la permanenza di tutti gli arti maschili. Insomma, massima resa minima spesa.
E la cosa bella è che i bambini rubati mica devi accudirli, fanno solo numero, mica ti chiedono il motorino o il diario di Violetta. I bambini rubati sono una figata e davvero non si capisce perché invece ci costringano a scopare. Boh, sarà stata di sicuro una subdola mossa delle solite lobby della pornografia e delle religioni.
Passo e chiudo.
Etichette:
cocciniglie,
ipotesi sulla riproduzione,
passo e chiudo,
propagazione vegetativa,
zingarate
15.1.14
L'ultimo post(o)
L'ultimo posto in cui sono stato era qui.
Il 9 gennaio scorso, sei giorni fa. Ho scritto qualche stupidaggine, tanto per ricordare al mondo che ero passato di lì, come le tag dei ragazzini sul muro, come i graffiti fastidiosi, non quelli belli che ti ci perdi mentre cammini e la testa si gira di qualche grado a ogni passo per mantenere quell'immagine al centro dello sguardo, e dopo aver scritto sono rimasto lì, un po', a cercare quale fosse la parola chiave, il fulcro che teneva in equilibrio tutto il discorso, il centro da cui si dipanavano concentriche, forse a spirale, tutte quelle elucubrazioni a prima vista insensate, balorde, sciocche addirittura, ma in qualche modo significative, emblematiche, come in quei giochi di parole in cui si scopre che unendo tutte le iniziali, oppure la prima, la seconda, la terza lettera di ogni parola si forma una frase, un pensiero, la soluzione.
Ecco, ho osservato quei pensieri sghimbesci come se nascondessero una soluzione, davvero come se ci fosse. Ma no.
È l'ultima cosa che ho pensato, l'ultima legata a questo luogo.
Sono stato qui, l'ultimo posto in cui sono stato: poi più da nessun'altra parte.
Ho letto un libro. Non sapevo fare altro, non in quel dove in cui non sono stato.
Poi sono arrivato all'ultima pagina ma ho scoperto che non era l'ultima, davvero.
A pagina 260 il mondo finiva, una frase s'interrompeva scivolando sull'orlo di un precipizio: chissà le altre parole, chissà che fine hanno fatto.
Poco prima avevo scoperto che anche una mia amica stava leggendo lo stesso libro. È un libro del 1963, di Buzzati. Non so quale sia la probabilità che due persone che si conoscono stiano leggendo contemporaneamente un libro del '63 di Buzzati, probabilmente se lo stesso percentile l'avessi sfruttato in qualche gioco di stato ora sarei ricco, invece ho solo un libro a cui manca l'ultima pagina e i periodi interminabili di Buzzati, le frasi impetuose, le virgole tormentate sempre al giusto posto eppure permeate dalla costante tensione del dubbio. Sono questi i libri in cui non puoi distrarti, abbandonarti al rollio delle pagine, lasciando che siano le onde di quel mare calmo a trasportarti nella lettura, no. Perché ogni flutto leggero è un potenziale maroso, un frangente inespresso che improvvisamente scatena la sua impensabile potenza, e ti travolge, beccheggi cercando il fiato, riappropriandoti di un respiro fradicio di parole solo per qualche istante, un attimo prima di soccombere definitivamente sotto il peso cinetico di un periodo. E allora devi risalire, riaffiorare, cercare un appiglio, risalire fino al punto da cui eri partito, e riprovare. Ricalibrare un nuovo respiro e reimmergerti con cognizione di causa. Non puoi lasciarti trasportare, devi comandare tu, piantare i piedi con energia sulle assi di poppa e legarti al timone. Comandare.
Fino ad affrontare a muso duro perfino le idee dell'autore, immaginarsi la protagonista bionda anziché mora e portare avanti questa convinzione a discapito di ogni descrizione più minuziosa. Sostituire mentalmente corvino con cenere, moro con fulvo, nero con flavo, battersi, resistere, imporsi.
Son quei libri che si leggono così.
Che poi tanto alla fine vincono loro, ma vuoi mettere l'onore delle armi? l'illusoria sensazione d'aver lottato?
Comunque.
Ecco, rieccomi in questo posto che è ancora l'ultimo posto in cui sono stato, l'ultimo posto che ho scritto.
E su questa cosa che ultimo in italiano è sempre una parola così deliziosamente ambigua io chiuderei.
Ah, leggetelo quel libro che ha senso.
Etichette:
buzzati,
comandare,
flavo,
ritorni,
ultimo post
9.1.14
Basta dirlo
Essendo oggi il 9 gennaio 2014 sarebbe abbastanza semplice e semplicistico scrivere un post sulle date palindrome (cosa che già in passato ho fatto e appunto per questo tenderei ad evitare). Tra l'altro, proprio Eulero diceva che la palindromicità è l'inesatto rabberciato che si distende in una crepitante incompiutezza, e questa cosa mi ha sempre fatto un po' specie perché mi ci sono sempre ritrovato, e in diverse esperienze che ho avuto devo dire che queste parole sono state di ispirazione per spronarmi a dare il meglio.
Altrettanto facile sarebbe fare un post sul doodle con cui ci ha deliziato oggi Google: una sorta di rivisitazione post-futurista che ricolloca il concetto di autoreferenzialità all'interno dei confini più avventati dell'introspezione.
Ecco, quel che può sembrare un divertente giochino (addirittura una presa in giro verso gli utenti che rivedono in questa nuova trasposizione una sorta di sterile proiezione ortogonale dell'esistente) si ammanta di significante e significati nell'attimo stesso in cui riusciamo ad astrarci dal mero raffronto con il solito layout e captiamo, come fosse una sorta di profumo nell'aria, la compiaciuta potenza esistenziale che tale sfida ci pone. Non citerò qui il Pierre Menard di Borges, ma è inopinabile il fatto che i richiami ad alcuni riflessi narcisistici, a una certa specularità diffusa, a un concetto di copia che travalica l'originale, siano tutti ben espressi da questa nuova genialata del motore di ricerca più famoso del mondo.
Cioè, a volerlo di post facili ce ne sarebbero da scrivere. Insomma, la realtà è un mistero che si svela nel momento stesso in cui viene svelata e proprio per questo l'osservazione e l'insurrezione sono le due facce della stessa medaglia. Vabbé, lo so che camminando su questo sottile spartiacque il discorso dell'iattabilità Grillo-Renzi e compagnie varie sarebbe anche il più naturale, ma non era proprio l'argomento in cui infilarsi in una data importante ed evocativa come il 9 gennaio.
Quindi faccio quel che faccio di solito, se non ho qualcosa da dire non lo dico (che poi qualcosa è maschile mentre cosa è femminile, pensateci...), e dunque basta dirlo! (sì, basta inteso come interiezione che tocca spiegare tutto qua)
7.1.14
Condannato a vita
Settimana scorsa sono morto.
Io non me n'ero accorto, ma aprendo il giornale ho visto il titolo lì e mi sono messo il cuore in pace.
Qualcuno mi ha anche spedito un messaggio, gente che nell'incertezza ti scrive "ma sei tu?"
Mi si nota di più se rispondo sì o se non rispondo affatto?
Ovviamente non ero io. Anche se per un po' l'ho pensato.
Cioè, e se non mi fossi accorto? Sì, lì dice 35 anni e io ne ho 37 ma li porto bene, non ho nemmeno un capello grigio (e i capelli ce li ho, che ci sono quelli che dicono non ho nemmeno un capello grigio e sono pelati...)
Sono quelle domande che ti fai, no? E se improvvisamente morissi cosa farei? E se vincessi al superenalotto? E se Heather Graham ti suonasse il campanello di domenica mattina per venderti Lotta Comunista?
Già. Me lo chiedo spesso, mi faccio tutti i discorsi in testa, ho tutta una serie di dialoghi già pronti da utilizzare in base a dove verterà la conversazione... Spero che l'emozione non mi giochi brutti scherzi!
Ah, Heather...
Comunque, quando muore qualcuno di abbastanza giovane c'è sempre chi ci ha la sua teoria.
Le più accreditate sono: dato che sei un figo, sei speciale, sei un fiore, sei un bambino gentile, nonostante Dio abbia davanti tutto il tempo dell'universo non riesce proprio ad aspettare che tu muoia di morte naturale a novant'anni. Dunque ti fa morire per portarti prima a sé.
Oppure che: dato che sei un figo, sei speciale, sei un fiore, sei un bambino gentile, il Diavolo vuole far vacillare la fede delle persone buone e per farlo si prende una persona buona.
Quel che risulta è comunque che se muori tipo a 102 anni o è perché a Dio gli fai schifo e non gliene frega un cazzo di averti con lui, o è perché sei talmente un pezzo di merda che al Diavolo non sei per nulla utile e la tua dipartita da pezzo di merda non farebbe vacillare la fede di nessuno.
È morto a 102 anni, Dio non l'ha voluto fino alla fine...
Ora, io non voglio dare di sicuro consigli di vita a nessuno. Ma in quest'ottica forse vale la pena di ripensare a quei propositi di essere persone migliori per il nuovo anno.
Insomma, anche se sono già morto la scorsa settimana due conti me li sono fatti e vista così mi sa che non è che fare i bravi bambini convenga più di tanto.
Ecco, fate i bravi!
Etichette:
a dio gli faccio schifo,
al diavolo pure,
buoni propositi,
oggi sono morto
Iscriviti a:
Post (Atom)























