ovvero l'imprescindibile necessità di scrivere qualcosa (nell'attesa di una buona idea)
e comunque questo blog si sarebbe dovuto chiamare "dalla Parte di Topper Harley"
6.3.12
Wanted
Vabbé, dopo 8 mesi di blog un punto della situazione su cosa cerca chi capita da queste parti occorreva farlo. Più che altro perché la gente arriva qui con delle domande e c'è necessità di risposte.
E' un mondo senza risposte il nostro.
Quindi, prima c'è quel che avete scritto voi, poi c'è quel che ho scritto io. In mezzo un invisibile strato di idiozia (mia).
3, 2, 1...
Allora, l'ho già detto! E' Un homme et une femme di Francis lai.
NO! Non ci va. Poniamo l'accento sul sé, che bisogna volersi bene, ma mettere l'accento su me mi pare eccessivamente solipsistico
Proverei con la sambuca. Ωπα!
Se non sei un Transformers direi che c'è qualcosa che non va... Proverei col Novofer della Giovanna (brava Giovanna brava). O al limite col Fernet.
Così, a orecchio, è Così parlò Zarathustra.
Nel migliore dei casi trovi un'accademica che ci sta subito e finita lì. Altrimenti servono i fiori accademici, una cena accademica, dei regali accademici, un corteggiamento accademico...
Si suonano tutti i campanelli all'unisono, quando tutti avranno 'Chi è?' si urla 'Ioooo'. Se dici Iooo a un citofono ti aprono di sicuro. Tutti premeranno l'apriporta e la scarica sarà talmente forte che si fonderà il citofono.
A parte che è Dylan Dog che se no si legge Dailan come facevamo tutti negli anni '90 e che bene che suonava. Comunque non era Dailan che si era tagliato la bocca ma il suo amico Ken. N.109 Il volo dello struzzo.
Ma è vero che le dimensioni non contano? Ma se penso che lei abbia la faccia da babbuino duro di più? Posso rimanere incinta con il petting? Se faccio sesso mentre sono incinta e aspetto una bambina, lei potrebbe rimanere incinta creando un effetto matrioska? Il mio ragazzo dice che lo sperma fa bene alla pelle ma io continuo a essere piena di brufoli, ma quanto ne serve?
No.
Che questo fosse un mondo del cazzo si sapeva. Ma proprio a forma?
MILF
Lo diceva anche Patrick de Gayardon.
Sono indeciso tra le presine di Baudelaire o il porta fiammiferi di Prèvert.
Credo che prenderò quelle deliziose mollette di Rimbaud.
Le 120 giornate di Ariccia.
Ma "mio" inteso come tuo? Dato che l'hai scritto tu avresti potuto farlo cortissimo così non avresti avuto il problema del riassunto. Eh, a saperle prima le cose...
Vabbè, posso dirvelo... i puffi sono tutti maschi, l'avevate notato? Il gelato si fa col latte l'avevate notato? Ecco, niente...
Il tempo che hai perso andando a scuola!
Facciamo che te lo tieni, eh? Nananananana... nananana... non ti sento... nananannana
Ma che schifo! Se c'è una cosa che proprio mi disgusta è la depravazione raccapricciante di usare le K quando si scrive. Orrendo davvero... Ah, per il resto hai dei problemi lo sai, vero? Che a farmi pensare a Platinette che si scopa Lady Oscar mi hai appena rovinato gli ultimi 30 anni di vita!
Qui di vidii ardi non ne trovi, mi spiace. Non che non mi piaccia l'ardi, è che qui non posso metterne, capisci? Capisci?
Comunque su 'sta cosa che deve vedersi il cazzo, beh, insomma, lo sai vero? Cioè, ti sei fatto delle domande, insomma... Vabbé, nei video ardi ci sono le scene hot, immagino.
Eh, sì lei vorrebbe. Sapeste, mi chiama a ogni ora, e Mauro trombiamo, e dai che ti costa, e cosa vuoi che sia per te... Che vabbé, non è neanche brutta, povera, è che con tutte quelle H nel nome... naaaa, non fa proprio per me, cioè, non mi viene neanche da pensarci...
Ah, se avete domande a cui nessuno sa rispondere, sono a disposizione...
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4.3.12
3.3.12
Insert coin 1
Cazzo se son deficiente!
Stamattina avevo un casino di cose da fare e invece son due ore che vado avanti con 'sto pacman.
E non riesco a fermarmi che continuano a venirmene in mente.
Mi sa che fra un po' suoneranno gli schiacciapollici della Namco per chiedermi i diritti...
CONTINUE 09
INSERT COIN TO CONTINUE
2.3.12
Urge di Alessandro Bergonzoni - ovvero appagamento a pagamento
Inizia a sipario chiuso.
Inizia prima di iniziare, anticipando una fine che non ci sarà, nel ripiegarsi concentrico in sé stesso inseguendo il binomio sogno-irrealtà che, ma questa è cosa nota, nel suo sovrastarsi genera sprazzi di verità.
Finisce, forse, in un sogno a sipario spalancato, a oltrepassare il fine (scopo) fine (arguto) della fine (termine).
Inizia con un sogno. Un sogno raccontato in cui non c'è una baby-sitter con lo skateboard.
E su questa mancanza si regge tutta la trama. Non che ne sia parte rilevante, anzi è solo un pensiero lasciato subito in disparte, ma è la sconvolgente manifestazione di tutto ciò che, e mi immagino sia solo per una questione di tempo, sia stato necessario omettere dal racconto.
Il racconto, ecco sì. Di cosa parla Urge?
[Ah, Urge è uno spettacolo di e con (e su e tra) Alessandro Bergonzoni che ho visto ieri sera a Vittorio Veneto, e scriverne è abbastanza complicato, non tanto perché non mi risulti chiaro quel che il comico (?) bolognese sia magistralmente riuscito a mettere in scena, ma più che altro per il rischio di abbandonarsi in queste righe a una riproposizione giocosa e claudicante di quello stile ineluttabile, della capacità chirurgica di sezionare i significati, riadattarli, ricucirli tra loro in un danzante mostro di Frankestein che è appunto cosa da mostrare, e il rischio, perché di quello ancora si stava parlando, è quello di trasformarsi in uno Zelig letterario (quello di Woody Allen non quello di Canale 5) e costruire questo testo come un proseguimento, una dimostrazione, un negativo da guardare in controluce per supplire all'impossibilità di descrivere in modo lineare una situazione circolare. Quindi per quanto potrò eviterò. E vi terrò.]
In Urge c'è un cormorano, un film, un tavolo, un blocco e una cella.
Il resto sono parole. Tante.
Talmente tante da rendere necessario un "voto di vastità", allargare lo spazio sul palcoscenico come se fosse coscienza, percezione, mente. (no, adesso non farò nessun gioco di parole con mente voce del verbo mentire né tantomeno con mente plurale di menta).
E da questa vastità Bergonzoni (sì, in effetti rimarrebbe m'ente oppure men te in caso di diminuzione della bevanda), DA QUESTA VASTITA' BERGONZONI attinge secchiate di nonsense, calembour, doppi sensi, crasi, paradossi, neolinguaggi, carabattole, darvinerie.
Respira tra le spire, e ispira.
Ispira e inspira notevolmente, addirittura spesso. E si ride, addirittura senza accorgersene, come se fosse un riflesso involontario, con quel sorriso meravigliato ed ebete di quando ti spiegano le cose che ti sembravano complicate e invece mentre te le dicono le trovi semplicissime e intimamente ti senti stupido e ridi e poi deve rifarle e non capisci come mai sono ritornate complicate e diventi un portiere che non sa dove andare a parare.
Bergonzoni è il mago che ti svela il trucco ancor prima del numero, e pur sapendolo ti sorprende.
Ti mostra il non visto, quell'attimo di meraviglia che sporge dai bordi di ogni parola .
Inciampa a volte, quando vuol dire altro, quando cerca di recitare un messaggio invece di svelarlo. E a quel punto avrei preferito mi parlasse di come e coma.
La vastità. Già a parlarne si andrebbe troppo oltre, e a dire di questo spettacolo si rischia di rendersi conto che l'unico modo realistico di esprimere un'opinione è riproporlo, trascriverlo, rieseguirlo, Pierre Menard.
Quindi, chi può lo veda, chi non può lo evada, chi vuole vada, e a chi non interessa voodo.
(e tanto per finire in tragedia, la foto dei Muppet lì sopra è stata fatta a New York . Bear-Gonzo-NY)
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