30.12.14

Nel nome del pard


Allora, leggo Dylan Dog da quanto? Vent'anni? Di più mi sa, direi venticinque.
Leggevo fumetti da bambino, poi ho smesso, poi è arrivato lui.
Pareva non ci fosse altro, poi boh, è capitato il momento in cui Dylan Dog iniziò a risultarmi meno interessante. Non c'è una data precisa, un numero. È stata più che altro una questione di atteggiamento. Il punto, e credo proprio sia stato quello il punto, è che non avevo più motivo di non far sapere a mia mamma che lo leggevo. Era svanito il timore di lasciare qualche albo incustodito, che sfogliando distrattamente qualche pagina vedesse dei contenuti inaccettabili.
Che non era solo una questione di tette o corpi dilaniati, era anche e soprattutto un discorso di messaggi, di rivoluzione, di ribellione, anticonformismo. Ma anche di tette e aghi infilati nella pupilla.

Comunque, svanita quella sensazione è scomparsa anche la magia. Io in una direzione, Dylan in un'altra, è stato un concorso di colpa.
A voler ritornare a quell'attimo, adesso nel 2014, a un qualcosa che il mio equivalente tredicenne di oggi non farebbe leggere a sua mamma, bisognerebbe probabilmente ripartire da cinquemila copie. Insomma, sarebbe un'altra roba che Dylan Dog probabilmente non può più permettersi di essere.

Proseguo dunque così, sbirciando ogni mese in edicola per vedere se è arrivato, con quel sentimento che da queste parti chiamano nostalcuriositudine: quel misto ben ponderato di nostalgia, curiosità e abitudine.

Negli anni mi sono fatto diverse domande, alcune sorprendentemente intelligenti, altre miserabilmente stupide. Certe questioni non me le sono mai poste però.
Per dire, una delle cose di cui proprio non mi è mai interessato nulla è sapere quale fosse il nome di battesimo dell'ispettore Bloch.

Ecco, per mia gioia, nel numero attualmente in edicola si svela finalmente il nome del nostro beneamato ispettore. Chi lo ha letto già lo sa, chi non lo legge adesso lo saprà, chi deve ancora leggerlo è avvertito del fatto che adesso lo dirò.

Quindi, dato che fisicamente è ispirato a Robert Morley, il cognome è un omaggio a Robert Bloch.... <suspance>: Bloch si chiama Sherlock Holmes!












Cioè, un investigatore che in tempi non sospetti i genitori avevano chiamato Sherlock Holmes.
È come se uno strampalato inventore si chiamasse H. G. Wells, oppure una uguale uguale a Kim Novak si chiamasse proprio Kim. In nomen omen.
È un po' come se Johnny "Freak" facesse davvero Freak di cognome.

Comunque io me lo immagino il trauma di 'sto ragazzino, cioè come fai a portarti addosso un nome così? Alla fine viene spontaneo doverselo giustificare, indirizzare la propria vita verso una direzione che possa appianare il divario tra ciò che sei e il nome che ti identifica. Probabilmente se Bloch non si fosse chiamato così non avrebbe avuto nessuno stimolo ad arruolarsi in polizia, nessun libro da leggere per affinare le proprie doti deduttive, nessun concorso, nessuna Scotland Yard.
Avrebbe scelto di diventare un barista forse, o un artigiano, magari lavorerebbe in banca.
Fatto sta che senza quel nome non ci sarebbe probabilmente stato l'ispettore Bloch, nessuno ad accogliere la giovane recluta Dylan Dog, istruirla, proteggerla, assecondarla.
Nessun ispettore Bloch uguale nessun indagatore dell'incubo e nessun Sherlock Holmes Bloch uguale nessun ispettore Bloch.
Quindi boh, se non fosse per quel nome avremmo un fumetto su un  barista di nome Sherlock Holmes Bloch e un alcolizzato di nome Dylan Dog con le stringhe delle scarpe rosse. Ci si potrebbe anche lavorare, ma di primo acchito non mi pare un soggetto così interessante.

Il pub di Bloch
Comunque, ora che è caduto questo velo scopriremo anche il nome degli altri personaggi?
Cioè, Groucho è il cognome? Si chiama Julius Zaccaria o Karl? E se si chiamasse davvero Felix e fosse uguale a Battiato, come nell'edizione americana quella senza baffi? Allora in Italia magari si chiama Franco. Franco Groucho.

L'importanza di chiamarsi Franco

E se Xabaras  si fosse chiamato che so, Arduino. Sarebbe stato più o meno cattivo?
Ma dato che resuscita i morti forse il suo nome completo è V. F. Xabaras. Victor Frankestein. [L'alternativa è G. C. Xabaras, ma magari è blasfemo...]

E chi si è autoiniettato il siero che fa rivivere i morti?

Anna Never e Ann Never sono la stessa persona con una permanente diversa?


Il direttore degli Inferni ha un nome solo o uno per ogni faccia?




Se Lord Chester è un formaggio, Bree Daniels è un refuso?
Madame Trelkovski è parente di Tabitha Madame?
La M di Geoffrey M. Gideon per cosa sta? Morte?  Signbifica che un giorno ucciderà davvero Dylan? E Dylan è proprio il vero nome di Dylan Dog? Nel 1666 quando è nato si usava già? E soprattutto, e se in realtà si dicesse Dailan e quelle che abbiamo visto finora fossero solamente le avventure di un impostore che impunemente si veste uguale? Certe volte lo fanno.

Insomma, ci sono ancora tante cose da scoprire su questo personaggio. Probabilmente ci regalerà ancora tante sorprese...

(sì, avrei dovuto dare un giudizio anche sull'albo, ma non importa. Sappiate che c'è un mostro.)






24.12.14

Barbo Natale



Il Natale si sa è una rottura di coglioni e non a caso si dice palle di Natale.
Appunto per questo ho deciso di addottare l'unico rimedio possibile in tali contesti: controllare le parole chiave con cui sprovveduti utenti sono arrivati al blog partendo dai motori di ricerca, e dare finalmente delle risposte a chi le ha talmente agognate da affidarsi ai moderni oracoli sacrificando un olocausto di grammatica e spesso di dignità.

Quindi, per l'ultima volta nel 2014, in esclusiva per voi, a grande richiesta, solo per oggi, a sorpresa, solo 9,99 euro: le keyword.












Beh, devo ammettere che mi aspettavo un po' di più da questo film.
Il trailer mi aveva entusiasmato, ma a voler essere sinceri la storia è un po' buttata lì e soprattutto crolla definitivamente nel finale col discorso dei tentacoli cresciuti secondo la teoria di Lamarck.
Insomma, bella l'intenzione ma pessima la realizzazione. Il film parte bene, con una straordinaria interpretazione di Mandy Patinkin, ma EVOLVE davvero in maniera approssimativa.







 















Non è vero, i dinosauri non sono morti: se ne sono solamente andati perché si erano rotti i coglioni.
A seguito dell'invasione dei mammiferi, che ovviamente avevano molti più diritti di loro che in quella Terra ci abitavano già da milioni di anni, è uno schifo vergogna, hanno deciso a malincuore che l'unico modo di sopravvivere era o suicidarsi o andarsene. Infatti non so se avete mai notato ma abbiamo trovato tantissime orme di dinosauro e pochissimi fossili, adesso sapete perché.






































Continua l'esuberante ricerca che da diversi mesi si è insediata nella top one delle keyword di accesso al blog. Pare impossibile ma tutti arrivano qui cercando fighe pelose. Che, al di là dei gusti, andrebbe anche bene. ma perché proprio qui? Google ma come mincha è fatto 'sto cazzo di algoritmo che dagli altri ci si arriva cercando "l'iperbole di acrostici nei paralipomeni della batracomiomachia" e da me "figa pelosa".
Comunque dato che la situazione è questa, la domanda è: ma perché proprio francesi? Cioè, da cosa si capisce che sono francesi? È forse che sono differenti che so da delle fighe pelose australiane? I più maliziosi stanno pensando alle baguette, non ho dubbi... In realtà ho cercato in internet, cioè ho cercato tante ore, ho guardato e riguardato. Sono stato su siti che vabbé, ma era per la ricerca. Insomma, a me sembrano uguali.

Però mi fanno ridere quelli che sbagliano a digitare e arrivano qui lo stesso.





Fuga pelosa, da "Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi" - 1989













Secondo me no. Anche perché mi sa che un po' brucia... Poi, per carità, uno fa quel che gli piace. Non sono un bacchettone, però tenderei a tenere distinti sesso e anticrittogramici a largo spettro.


















22.12.14

Serie - Comunque vada sarà un successo


Ogni tanto mi arrivano delle mail.
Lo so, non è una cosa così strana, a tutti arrivano delle mail. Quel che volevo dire è che mi arrivano delle mail sull'indirizzo di questo blog (byroneloisa1@gmail.com) con cose che di solito non capisco.
Ci sono cose che non capisco anche al di fuori delle mail che mi mandano qui, ma devo ammettere che la percentuale di incapibilità di quel che passa da queste parti è incredibilmente fuori scala.

Mi è quindi parso strano ricevere una mail normale (per normale intendo senza foto di gente che finge di essere morta in luoghi pubblici o minacce di venir scuoiato (sì, avevo scritto squoiato, poi mi è arrivata la solita mail al solito indirizzo e tutto si è risolto. Ho un'amica che una volta ha chiuso la relazione con un tipo perché questo le ha scritto squotere in un sms. Baudelaire diceva che la q è una lettera di merda, ma era francese.) da un ipotetico dio buono e misericordioso ma non con me), una roba tipo ciao, mi piacerebbe sapere quali sono le tue serie preferite.

Ecco, è una cosa talmente semplice che mi fa addirittura piacere rispondere.
Caro utente misterioso, grazie per avermi posto la domanda. Di serie posso dire che un po' ne vedo e ne ho viste, da poco si è conclusa l'amabile The Newsroom e probabilmente inizierà la seconda stagione dell'entusiasmante Halt and catch fire. Siamo tutti in attesa del nuovo capitolo di Shameless e forse la misericordia saprà darci anche altre tre puntate di Sherlock. Hannibal lo stanno girando or ora in quel di Firenze.
Quindi diciamo che un po' preparato sull'argomento lo sono.

Se però mi chiedi le preferite, cioè, proprio le serie di cui non potrei fare a meno, le serie che non smetterei mai di guardare, beh, credo di avere le idee abbastanza chiare in proposito.
Le tre serie che preferisco sono queste:

La serie di Fibonacci.
È un classico lo so, eppure mantiene quel fascino magnetico della prima volta che l'ho vista.
La serie di Fibonacci riesce sempre a soprendere e soprattutto è la base per fare dei triangoli di numeri esteticamente sublimi.
Una chiara metafora della vita
Nonostante i vari tentativi di imitazione, tipo la serie di Tribonacci o la serie di Tetranacci, la serie originale continua ad essere quella più solida e probabilmente dai risvolti più avvincenti.
SPOILER: due numeri di Fibonacci vicini non hanno fattori comuni.
Fattore comune

La serie di Mian-Chowla
È una sequenza ricorsiva di numeri interi definita in modo tale che le somme a due a due dei termini precedenti ad uno dato siano tutte distinte.
Una somma distinta è ovviamente elegante e raffinata, quando cambia l'ordine degli addendi lo fa con grazia e maestria ridisponendoli secondo le tecniche più avanzate del feng-shui, ma senza modificare il risultato.
SPOILER: Non contano le coppie ottenibili mediante proprietà commutativa.
Coppia ottenuta con proprietà commutativa
La serie di Thue–Morse.
Devo ammettere che questa è quella che mi piace di più.
Innanzitutto perché funziona sì con i numeri, ma funzionerebbe uguale anche con puntine da disegno e canederli.
Il bello della successione di Thue-Morse è che può essere definita ricorsivamente mediante la negazione, aggiungendo ad ogni passaggio alla sequenza il suo esatto opposto. Quando si posseggono i primi 2n elementi della stringa, si può così conoscerne i successivi 2n, che consistono nel bit opposto alla prima metà. Lo so, è una cosa che fareste all'infinito.


Che poi è così che vanno le cose. Fino a ieri eri certo di un qualcosa e poi in un attimo cambi idea e ti convinci del suo contrario. Passiamo dal proibito all'obbligatorio, dal consentito allo sconsigliato, con la rincuorante certezza che tutto a un certo punto cambierà, in meglio o peggio non è dato sapersi, che allo Ying si contrapporrà uno Yang. E noi disillusi nel fatto che nessuno dei due potrebbe essere definito senza il vuoto che li circonda.

La meraviglia del vuoto che dà un senso a Ying e Yang


Bene, caro utente spero di averti risposto.

15.12.14

La resa dei corti


Capita ciclicamente che qualcuno salti fuori con quella cosa che le dimensioni non contano.
A me, quando lo dicono, verrebbe sempre da rispondere: e i tesseract allora? Ma Flatlandia l'avete mai letto?
Cioè, se mi capitasse di vivere in una dimensione in più non è che direi di no. Li avete mai visti i modelli in 3D delle varietà differenziabili di Calabi-Yau?







Io vengo da qui

che certe mattine d'autunno davvero non vorresti stare da nessun'altra parte, ma davvero non regge comunque il confronto.

Insomma, con la teoria delle stringhe si ipotizzano più o meno una ventina di dimensioni in aggiunta a quelle che conosciamo, e ce ne stiamo qui ad arrovellarci su qualche centimetro in più, sulla profondità media della vagina, sulle coordinate del punto G e su quale sia il metodo migliore per misurarsi la lunghezza dell'uccello (io personalmente posso suggerire il metodo cosiddetto "dell'arredatore", che prevede l'utilizzo di un flessometro o metro a nastro da usare agganciandone l'estremità allo scroto, o più prudenzialmente allo sfintere. Oltre ad arrecare delle inequivocabili soddisfazioni metriche, potrebbe anche rivelarsi insospettabilmente interessante).

Comunque, il mio intento iniziale era quello di scrivere un articoletto del cazzo (ahahahahaha!) su qualche curiosità, qualche aneddoto, quelle cose che le balene ce l'hanno di tre metri ma c'hanno comunque due tacche al cellulare e che mettendo in fila tutti i peni presenti sulla Terra si potrebbe arrivare su Giove ma si rimarrebbe sterili.
Insomma, pareva una cosa divertente. Poi ho trovato questa tabella qui.


È proprio dura essere un consulente informatico nel 2014.
Ecco, io il 29 gennaio del 1986 decisi che avrei programmato i computer.
Non la sapevo questa cosa delle misure, altrimenti non so se avrei fatto la stessa scelta, ma forse sì, a dieci anni mica ci pensi a 'ste cose, è come la casa di centomila lire del piccolo principe, a dieci anni ti interessa se ci sono i mattoni rosa e i vasi di geranei alle finestre.
Quella mattina, ero in quarta elementare forse, la maestra Arianna è arrivata e ci ha chiesto se avessimo visto le immagini dello shuttle che esplodeva. Io l'avevo visto sì, mi impressionava quell'enorme missile arancione a cui l'aereo era abbracciato come un Wile E. Coyote, mi immaginavo le proporzioni, avrei voluto metterci un omino o una macchina vicino, tanto per capire. L'ho rifatto anche coi lego il giorno dopo, ma non essendoci lego arancioni l'ho ricostruito col rosso.
Ecco, ci disse, pensate che è esploso per un errore di chi ha programmato il computer. Si è distratto e ha sbagliato una virgola, ha messo una virgola in più in un listato di pagine e pagine di software scritto in una lingua incomprensibile. Chilometri di caratteri uno in fila all'altro, numeri, tanti numeri che quando si programma si abbonda sempre, e virgole, punti e virgole, e una virgola sbagliata, una sola, un apostrofo rosa tra le parole t'esplodo.
Io mica l'avevo capito che ce l'avesse detto perché voleva che stessimo più attenti quando scrivevamo i temi. No, io l'ho sempre creduto un avvertimento sulle virgole.
E sono cresciuto così, con quell'incauta idea di voler risolvere le cose, di mettere le virgole sempre al posto giusto, e ho studiato anche, ho imparato a programmare, ho analizzato righe e righe di codice, scritto e cancellato, eseguito, riscritto. Ho messo virgole a caso per vedere cosa capitava e ho sbagliato virgole involontariamente e me ne sono accorto.
Tutto per quel monito, quel timore atavico che mi si era aggrappato alla gola come uno shuttle al suo serbatoio arancione.

Avevo vent'anni poi, internet era come se fosse arrivato da tipo dieci secondi, avevo un modem a 56kb che gracchiava come una cornacchia e dovevo coprirlo con un asciugamano quando mi connettevo a notte fonda.
Saranno state le tre quando ho scoperto che è stata colpa di una guarnizione. Nessuna virgola, nessun programmatore distratto.
Fu solo che quella mattina era particolarmente freddo, avevano rimandato il volo già un paio di volte per il brutto tempo, e quella mattina c'erano meno di 10 gradi in Florida. Non capita quasi mai.
Non è mai capitato in nessuno dei test che avevano fatto, non ci sono mai meno di 10 gradi in Florida.
Ci fossero stati si sarebbero probabilmente accorti che quelle guarnizioni sotto i 10 gradi si rompevano, ma non c'ha pensato nessuno. In Florida, c'è il sole sempre, figurati se ci sono meno di 10 gradi.

Probabilmente c'è una morale in tutto ciò; Oscar Wilde diceva che l'esperienza è una maestra così cattiva che prima ti fa l'esame e poi ti insegna la lezione. Magari avrei dovuto pensare che tutta la mia vita fino ad allora si era basata su un inganno, tutto il lavoro, le notti insonni, tutto frutto di un errore o di un imbroglio.
Forse avrei addirittura dovuto convincermi che non bisogna fidarsi di nessuno, mai, che comunque ti tradiranno. Sempre.
Oppure solo che vale la pena di essere pessimisti, immaginarsi il caso peggiore, presagire che anche nella calda Florida potrebbero esserci meno di 10 gradi.

Ci penso spesso, me ne giro per casa guardando in basso, assorto nei miei ragionamenti, col capo chino osservo giù e capisco. Capisco che quella roba del consulente informatico mica è vera...

9.12.14

Imbicilli (Milano ladrona)


In realtà era già capitato che mi rubassero due biciclette in un giorno.
Cioè, ho vissuto a Padova per dieci anni, lì c'è un'ordinanza che se non ti hanno rubato la bici almeno una volta nei primi tre anni dopo il trasferimento  ti tolgono la residenza.

Qualche anno fa avevo una bici per andare da casa alla stazione dei treni e un'altra bici per il percorso dall'altra stazione al lavoro. Sparite tutte e due. Lo stesso giorno. Anzi, mi piace pensare lo stesso momento, con lo schermo tagliato in due come in un film di Ang Lee, i lucchetti che saltano con un sincronismo perfetto, il dettaglio della ruota che scatta all'indietro per uscire dalle staffe e i ladri di schiena a pedalare in direzioni opposte, con le righe di mezzeria che si sovrappongono quasi a formare le due metà di un'unica strada, da un lato palazzoni umidi di nebbia dall'altro platani macchiati di foglie secche e muffe.

Si badi,  io non sono contrario a priori al furto. No. Se uno sta morendo di fame ha il dovere di rubare il pane in qualche ipermercato. Lo trovo molto più onorevole della questua, decisamente meno umiliante sia per chi lo fa che per chi lo subisce. Rubare per sopravvivere per quel che mi riguarda è ammirevole.
Rubare per sfizio come quando eravamo ragazzini è stupido e irrispettoso, rubare per professione è un reato, rubare approfittando della propria carica è un reato ancora più grave.



Ma rubare la bici, a me che generalmente serve, che non è che fosse una bici da sceicco con la catena d'oro e uno xilofono di cristallo al posto del campanello, che anzi erano due legate con la stessa catena e almeno una potevano anche lasciarla, che a meno di non rubare una di quelle bici superfighe da migliaia di euro che sfoggi usi una volta all'anno a pasquetta e fanno bene a rubartela se rubi una bici la rubi a un poveraccio che adesso dovrà rinunciare a qualcos'altro per ricomprarsela, che lo so che le bici sono come i contanti, non hanno nome, tutti li vogliono e si smerciano molto più facilmente di una Ferrari giallo fosforescente con le proprie iniziali incastonate sugli sportelli, ma la catena, cioè almeno la catena con cui erano legate dovevate lasciarmela.
È una questione d'onore, la catena si lascia lì, a terra, fredda come un serpente morto che non può più mordere. Invece a terra c'era solo il lucchetto divelto, quello con la combinazione, il mese e l'anno di nascita di quella ragazzina che ti ha messo in subbuglio l'adolescenza, e nemmeno c'hanno provato a indovinare quella sequenza di numeri, a ripercorrere per un istante tutta quella vita, non c'hanno di sicuro pensato alle poesie scritte di notte sotto alle coperte, a quel bacio che non arrivava, agli addii mai veritieri, no, un colpo secco e tutto quella sofferenza è stata scavalcata, disonorata dalla via breve dell'effrazione.

Ecco, facendo un brutale riassunto direi che incularmi la bici è proprio da pezzi di merda!

Perché, porca troia, non stai morendo di bici. Non ti salverà la vita, non la stai usando per correre in ospedale appena in tempo per farti ricucire il braccio, non la trasformerai in un risciò per portare libri gratuitamente nei quartieri poveri, non diventerà un fenachistoscopio per far brillare gli occhi ai bambinetti che si accalcano pestandosi i piedi per vedere meglio.
No, quella bici, la mia bici, la rivenderai a uno studente a cui la riruberai tra sei mesi per rivenderla a un pensionato a cui rirubarla ad libitum. È il ciclo della bici, come il ciclo dell'acqua solo che fa molto più effetto Droste perché bici si dice anche ciclo.

In Danimarca, che sull'argomento sono sempre un passo avanti a noi, ci sono talmente tante bici pro capite che non c'è nessuna necessità di rubarle, ci sono talmente tante bici che non c'è posto per legarle. In Danimarca rubano i pali. Il reato più diffuso a Copenaghen è il furto di palo per bici, dicono che li verniciano e li ripiantano da un'altra parte.
E niente, se penso al proprietario di quel palo un po' mi consolo, e mi brucia meno il fastidio che mi abbiano rubato due bici ieri, 'sto testa di cazzo col suo tronchesi di merda, mi riappacifico con l'equilibrio generale e non penso più a quello stronzo deambulante distruttore di lucchetti.

È proprio vero, tutto il mondo è paese!

Palo per bici rubato sulle rive del lago Esrum

Poliziotto danese indaga sul furto di un palo

7.12.14

Beati gli smemorati perché non mi ricordo...


Proprio l'altra sera davano in tv Se mi lasci ti cancello. È uno di quei film che se ci inciampi in qualche canale lasci lì, come i Goonies o Balle Spaziali.
L'unica differenza è che per questo c'è sempre qualcuno che si ostina a lamentarsi del titolo.

Ora, vado subito al dunque: secondo me il titolo è perfetto così!

Tanto per contestualizzare, sapete tutti che il titolo originale è The eternal sunshine of the spotless mind, che è un verso tratto dall'Eloisa e Abelardo di Alexander Pope e che più o meno significa l'eterna letizia di una mente immacolata.

(due cose: quell'Eloisa lì c'entra più o meno con byroneloisa, non del tutto ma più o meno. Alexander Pope non è la traduzione di Papa Alessandro, il padre di Cesare Borgia quello di Machiavelli).

Comunque, Se mi lasci ti cancello è un titolo ingannevole e già questo basterebbe a renderlo perfetto.
È un titolo per cui la gente va al cinema per vedere Jim Carrey fare le facce e improvvisare battute sceme e invece arrivi alla fine del primo tempo che non c'è stata nessuna faccia e nessuna battuta e allora ti alzi e con quel troione della tua ragazza in minigonna leopardata e mezzo litro di J'adore addosso te ne vai deluso imprecando e spargendo nell'aria il tanfo di quei tre chili di popcorn che ti eri comprato (true story).
I titoli ingannevoli sono fighi, altrimenti I Soliti Sospetti avrebbero potuto intitolarlo Lo zoppo.
E poi con quel se lì davanti, boh, mi dà sempre l'idea di un qualcosa in divenire, di una reiterazione di cui effettivamente non conosciamo i dettagli. Quante volte si sono conosciuti? Quante volte si sono cancellati? Solo questa che vediamo? Altre? Come cambierebbe la storia...

C'è da aggiungere poi che L'eterna letizia di una mente immacolata assomigliava troppo a Confessioni di una mente pericolosa, che è sempre un film di Kaufman e dopo sarebbe sembrato che ci stessero marciando.
Tra l'altro, cosa non da poco, se usiamo Google Translate questo è il risultato che dà
e stavolta giuro che non ci sono andato di photoshop.

In realtà, a voler mantenere lo spirito originale si sarebbe potuto andare a pescare in un verso significativo di qualche poesia italiana, insomma non è che non ce ne siano.
A me sarebbe piaciuto qualcosa di Montale

o di Leopardi

Ma il vero succo del discorso è questo: per fortuna che si è chiamato solo Se mi lasci ti cancello, perché conoscendo l'ansia da trovata geniale dei titolisti di cinema italiani la possibilità che avessero fatto di decisamente peggio sarebbe stata di sicuro incombente. avrebbero potuto fare decisamente peggio. (errata corrige, vedi commenti. Se qualcun altro vuole cambiarmi le frasi faccia pure, tanto mica è il mio blog questo, no no, fate come se fosse il vostro...)

Per dire, ecco gli otto titoli che sono stati proposti ma fortunatamente scartati:
- Gli smemorati
- Ti amo, ti formatto, ti...
- Ti ricordi di me?
- La mia grossa grassa amnesia
- Dov'è che ti ho già visto?
- Natale a Montauk
- Scevro e più scevro
- Ace Ventura 3 (che io lo scrivo per ridere ma ho scoperto che in Kuwait Demolition Man è uscito col titolo di Rambo the destroyer!)

Ecco, basta. Avrei avuto anche un'altra cosa da scrivere ma ovviamente non me la ricordo!
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