30.6.14

La caduta delle idee (tutto il resto è no)


Ho sempre scritto per noia. Quantomeno in questo blog.

Magari quand'ero adolescente ci sono stati dei momenti in cui ho scritto perché era l'unico modo con cui riuscivo comunicare certe cose. Non era vero, tra l'altro, non ho mai comunicato un cazzo di quel che avrei voluto. Probabilmente perché ero il primo a trascendermi, o forse solamente perché una volta che hai scritto le parole non sono più tue, non importa più niente del significato che avresti voluto attribuire loro.

Ho scritto le parole degli altri, nell'attimo in cui le grattavo via dalla punta delle dita come sporco non erano più mie, non erano più quello che volevo dire. Per questo lo scrivere non mi serve per comunicare.
In aggiunta, anche a trovare il modo di scrivere in modo talmente universale da renderlo un mezzo di comunicazione, si inserisce un'ulteriore complicazione: non ho messaggi da comunicare. Mai ho percepito l'urgenza di raccontare, mai una storia da condividere, mai un'apertura d'animo, uno sfogo.

Per questo, qui ho sempre scritto per noia.

Ora, ho un tot di post che mi sono scritto testa, ce n'è uno figo sull'ordinanza del nuovo sindaco di Padova che impone l'obbligo del crocifisso in scuole e uffici comunali, quattro cose in croce s'intitola, è blasfemo.
Ma blasfemo tipo che la roba meno blasfema che c'è scritta è una similitudine tra la sofferenza del Cristo e quella della ragazza nella scatola segata a metà dal mago. 
Poi ce n'è un altro che s'intitola lettera a un bambino marinato, però non so ancora di cosa parla.
Mentre ci sarebbe da trovare il titolo per quel post sulle telecronache dei mondiali coi nomi di calciatori tipo Onazi,

 che ogni volta che fan qualcosa senti il telecronisca che urla TRAVERSA DI ONAZI! e pare sempre che stia bestemmiando...

Ovviamente si può sempre far di meglio.




Ecco, e come questa di robe importanti ce ne sarebbero anche.


Solo che non mi annoio abbastanza.

E quindi sì, questo dovrebbe essere uno di quei post per salutare tutti, ringraziare quelli che mi sono sempre stati vicino  e implicitamente mandare tutti a cagare che io me ne vado fanculo a 'sta cazzata del blog e speriamo di non risentirci mai più.

Ma sono a favore dell'accanimento terapeutico. Ho sempre pensato che sia necessario morire fino all'ultimo.

O forse è solo che non mi annoio abbastanza


25.6.14

Cadute di stille





Solo le cose belle finiscono.
Cioè, in realtà no: però solo di quelle abbiamo davvero la percezione della conclusione. L’assenza di quel che non ci piace non è una mancata presenza ma più che altro un’impercettibile inesistenza.
Vabbé, a pensarci bene la conclusione di qualcosa di brutto potrebbe anche interessarci un po’ di più, ma se basiamo il nostro giudizio sul senso di vuoto che una mancanza può provocarci, beh, allora non c’è storia e solo le cose belle finiscono.

Che poi ci sono cose che si sa che devono finire (non di quelle fini imperscrutabili come la vita, i sogni, l’estathè), hanno la loro bella data di scadenza stampata sopra, eppure non te ne accorgi, non ci badi, le vivi in quell’illusione distratta di persempre, perché forse inconsciamente speri che succeda qualcosa, un errore, una fatalità, un typo che prolunghi in modo indefinito il loro pervadere la nostra esistenza.

Lo so, dette così sembrano anche argomentazioni serie, e lo sono.
Lo sono anche se parlano di un giornaletto.

La realtà è che non mi ero accorto fosse l'ultimo numero. (c’era anche scritto, lo so, ma in Italia, nel 2014, che qualcuno rispetti la parola, che una mini di 12 finisca davvero col dodicesimo numero, non era da darsi così per scontato).  

Mi ha colto alla sprovvista, come un colpo di kung fu, di quelli che proprio non ti aspetti e voli, sei lì sospeso in aria a ripensare a dove è stata la tua debolezza, rivedi tutto al rallentatore più e più volte, e intanto sei ancora lì che voli, non pensi ancora all'impatto no, prima devi capire a pieno cosa ti ha messo in quella situazione.

Ecco, leggere l'ultimo numero di Long Wei è come essere nel pieno della parabola di quella caduta. Rivedi tutto quel che c'è stato, ripensi a ogni numero, ai particolari che ritornano, alle cose che si incastrano, a come quell'azione marginale, inattesa perché inutile in quel momento, sia adesso un tassello del puzzle, lo spostamento che ti ha messo in condizione di essere travolto da quel colpo.
E tu sei ancora lì che voli, e vorresti averli sottomano tutti e dodici, rileggerli serratamente uno in fila all'altro, per non perderti niente stavolta, per anticipare la tua debolezza.(e invece ce li ho a Padova, e quest'ultimo è solo soletto qua a Milano, non posso farlo, chi può lo faccia!)

Ed è così, sei talmente concentrato su ciò che è stato, sul rivivere istante per istante quei movimenti, quelle vignette, pagine, copertine, che ti dimentichi che stai volando, che quello è il colpo finale, che cadrai.

E all'improvviso non stai più cadendo. Che cadere era una cosa bella in quel momento, ché comunque anticipava un impatto che molto speranzosamente avrebbe potuto anche non avvenire. Ma le cose belle finiscono, e tu non stai più cadendo, sei arrivato, a terra, contro a un muro, sui bidoni dell'immondizia, sull'asfalto ruvido dopo un volo di trenta piani. La più improvvisa delle fini.
 
Ecco, Long Wei termina così, dopo dodici numeri come promesso, e cavolo, valeva la pena di leggerseli tutti.

Ora ci starebbe anche un giro di complimenti, a Diego che ha fatto di tutto e gli è venuto proprio bene, agli sceneggiatori, ai disegnatori che hanno portato una ventata di freschezza nel rigidume delle edicole, alla coppia Vanzella-Genovese che dove li trovi due bravi così, a LRNZ che io di copertine in vita mia ne ho viste tante ma di così meravigliose ben poche e al cinese, 'sto ragazzetto che in un anno giusto giusto ci ha fatto divertire, emozionare, ridere, stupire e anche un po' commuovere.

Finisce così, che si cade. Ma con fumetti come Long Wei si cade alla perfezione.

22.6.14

Memento hominem



Ieri in treno uno si è mangiato una rotella Haribo mettendola tutta in bocca e masticandola.
Cioè, nemmeno un assaggio cautelativo per crogiolarsi nell'effetto da 33 giri morsicato, no, figuriamoci il lento sbobinare di quei laccio corvino, il contemporaneo suddividerlo in due semilacci liquiriziosi da tendere mentre si recuperano con la lingua sciogliendone la superficie sul palato, no.
Nessun avvolgere intorno al dito, nessun penzolare catartico alla ricerca della miglior posizione delle labbra, nessun azzardo, tentativo, esperimento.

Tutta in bocca e masticare. C'è davvero gente senza fantasia.

Ci pensavo, ieri, richiamando il gusto ferroso della liquirizia dai ricordi a medio termine, ci pensavo mentre venivo invaso dall'odore di piscio della stazione Termini, poi dal profumo farinoso delle pizzerie al taglio, l'ammoniaca dei bagni chimici sul marciapiede, poi l'olezzo salmastro dei mercati dell'Equilino, e ancora il retrogusto da saponetta dei tigli, il fresco ammuffito dalle grate delle cantine, e una ragazza bianca bianca che profumava di sapone di marsiglia.

Tutte le strade portano aroma. A ognuna la sua traccia invadente e inaspettata, a ognuna il proprio fragrante tatuaggio.

Ogni volta che devo ricominciare passo da lì, dall'aria viziata spinta dai treni nelle gallerie della metro, da quel sole aggressivo dell'una, che trasforma le piazze in una fotografia sovraesposta. Non perché ci sia qualcosa in particolare, qualche fonte miracolosa a cui abbeverarsi, un segreto, un trucco, un rituale.

No, passo da lì. Come un pendolare che scivola veloce attraverso posti che conosce solo come immagini che scorrono dal finestrino. Con cose che vorrei fare e che generalmente non faccio, anzi, che non ho fatto visto che ormai sono già qui, in questo luogo nuovo, ostile alla mia abitudinarietà, inesplorato dai miei automatismi.

E sì, fastweb è arrivata. Ha sbagliato indirizzo, allacciamento al centralino, tipo di abbonamento... ha messo in dubbio addirittura che io fossi io, riassumendo in un quarto d'ora quel che mi sforzo di fare da quasi trentott'anni.

Ora quindi posso ricominciare a scrivere (idee permettendo), non ho scuse se non quelle che riuscirò a inventarmi, e non mi importa che siano credibili ma dovrebbero essere belle.

Per esempio, ora scriverei ma devo pensare a quel tipo sul frecciarossa che si è mangiato una rotella Haribo senza nemmeno morderla, senza srotolarla, senza sognarla. Devo pensarci, perché lo odio, perché mi ha mostrato che si può, che si sopravvive anche così, senza evitare le linee delle fughe tra le pietre dei marciapiedi, senza immaginarsi di correre sul guard-rail che sparisce dietro al bordo del finestrino, senza contare gli alberi di Natale dal proprio lato. Mi ha detto che si può, che si vive anche così, anzi magari che si vive meglio.

Ecco, questa è la mia scusa di oggi.

11.6.14

Uno stato di karma apparente



Com'è che diceva quel proverbio?
Mogli e wi-fi dei paesi tuoi... e invece io ho scelto fastweb. E sono qui, che aspetto pigolando come i piccoli della rondine di Pascoli.
Beh, potrei usare il telefono giustamente. NO!
Perché il telefono durante il primo minitrasloco felino è caduto e non va proprio per un cazzo, non mi fa l'hotspot wifi e va in internet solamente direttamente.
E avendo io un fattore di digitabilità pari a "gomito" (il fattore di digitabilità è un indice che si calcola come rapporto tra la superficie del polpastrello dell'indice della mano destra [misurato in pollici] e la diagonale del tasto della 'a' sul tastierino del telefono moltiplicato per il quadrato dell'area dello schermo diviso la misura della spanna misurata in centimetri. Il risultato ottenuto viene convertito con una tabellina che identifica la capacità di scrittura di un testo più lungo di due righe con lo smartphone. Ecco, io risulto "gomito".

Qundi fino a che non si risolverà questa cosa dell'internet e quest'altra cosa del telefono, le cose qui andranno a regime di ibernazione.

È sicuramente il karma che mi si rivolta contro per tutte quelle volte che scrivevo tre post al giorno e scaricavo sul blog tutta la spazzatura che avevo in testa, sicuro che è quello.

Vabbé, l'unica cosa che riesco a fare è mettervi delle foto a caso che ho sul telefono.

I'll be back.




















4.6.14

Urlo & cattish


Non è che non ci sono, è che sono momentaneamente digital divided. Cioè, tanto per capirci diciamo che Fasteweb non è poi così fast, e di conseguenza è pochissimo web. Per ora.
Che poi i metodi di collegarsi ci sarebbe comunque. È che le reti wi-fi che si trovano qua intorno sono tutte tipo "Hacker_ninja_assassino", "Se_mi_fottete_banda_siete_morti", "Siete_morti_lo_stesso", "Chi_tocca_il_senza_fili_muore", insomma, quella sana giusta dose di intimidazione che rende il vicinato un'esperienza piacevole. Come il Vietnam. Nel '61.

Comunque, so che spesso vi sarete chiesti cosa potrebbe succedere nel caricare due gatte su una macchina che deve percorrere a velocità costante di 130 Km/h la tratta Padova-Milano.
Su questo argomento ho letto diversi sondaggi in rete. A volte la gente sembra proprio distaccata dalla realtà. Per dire, uno studente su tre crede che l'HIV si trasmetta tramite le zanzare.



Ma io mi chiedo, ma che cazzo c'ha nel cervello 'sta gente. Ma davvero ti scoperesti una zanzara?
Cioè, a parte che fisicamente mi pare problematica, ma una zanzara??? Con tutti gli insetti carini che ci sono al mondo.

Fuchi fuchi con me?

Allora, tu guardi i sondaggi e pensi che se carichi due gatte su una macchina etc etc succederà che:

54% - I gatti sono sornioni e sonnacchiosi. Appena si appoggeranno al sedile inizieranno a ronfare a a fare le fusa, mentre il caminetto crepita gioioso e il tepore buono dell'abitacolo li culla nei loro sogni di gattosi, e nel dormiveglia cercano la tua mano strusciandosi sulla finestrella del trasportino.

35% - I gatti sono ottimi guidatori. Mentre tu te ne sonnecchi tranquillo sul sedile posteriore, sorseggiando un cocktail analcolico molto fruttato, le micie si alternano morbidamente alla guida (usando un coprisedile da meccanico per non lasciare peli sul sedile), indovinando il percorso perfetto per evitare scossoni e sollecitazioni brusche dovute allo stato d'incuria che spesso affligge le nostre autostrade, che comunque paghiamo a caro prezzo sia come pedaggi sia come spese accessorie a carico dello Stato (che siamo sempre noi).

10% - Le micie si riveleranno delle ottime compagne di viaggio. Le risate per quegli aneddoti divertentissimi sul riuscire a leccarsi il buco del culo. Sarà un viaggio delizioso, di quelli che ricorderai sempre con piacere e che racconterai come esempio di cose perfette. Uno di quei viaggi che vorresti non finissero mai, che dopo due ore ti pare siano passati solo 5 minuti. E quelle simpatiche tutine poi, oltre ad essere esteticamente deliziose hanno preservato anche i tuoi sedili da qualche eventuale pelo sfuggito al controllo.

1% - Un disastro. Le gocce che ti ha dato il veterinario servono solo a ricoglionirle ma non a farle dormire e quindi l'effetto è quello di quei bambini che per opporsi alla stanchezza aumentano esponenzialmente la loro capacità di rompere i coglioni. Nel trasportino non ci vogliono stare, grattano, sbattono la testa, mordono la grata, insomma, rischiano di farsi male. E urlano. Urlano come una compagnia lirica di pavoni eunuchi. In certe modulazioni pare che siano almeno una decina, Demetrio Stratos si rigira nella tomba ma solo per sentirle meglio. Allora devi farle uscire. Loro e quegli altri dodici gatti formati solo da pelo che ti si attaccano al sedile trasformandoti la macchina in un Alfa Sud del '79.
Quelle due ore si trasformano in 16. Poi in quattro giorni. Sette settimane su una zattera in mezzo all'oceano indiano, bevendo solo le tue urine e cibandoti del cordame delle sartie.
È così che arrivi a Milano, nelle orecchie quell'urlo straziante, costante, come il fischio nella testa dopo una notte di rave, come il campanello di Lotta Comunista alla domenica mattina. Sconvolto, distrutto, probabilmente col sistema nervoso compromesso per sempre. E loro? Loro da cinque minuti si sono messe a dormire, nel trasportino aperto, e si scocciano quando spegni il motore della macchina, che russavano così bene.

Oh, contro qualsiasi statistica a me è toccato proprio quest'ultima.
E poi dicono che la fortuna non esiste.

Ritorno nel mio diritto all'oblio. Almeno fino a che Fastweb non si paleserà.

Taaac.
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