28.6.13

Adducere


Ogni tanto vado in internet per imparare la gente.
Che pare una cosa detta così. In realtà, e lo so perché queste cose nei film anni '70 succedevano, scrivere sui social network induce il corpo umano a uno stato di semiincoscienza molto simile a quella derivante dall'utilizzo del penthotal, o meglio ancora dall'assunzione per via endovenosa di un numero superiore a due di brick di una sottomarca del Tavernello.

E' che boh, 'sto atavico convincimento che sia un mondo finto, che le cose dette mica valgono allo stesso modo, che le stronzate siano rese impalpabili dal loro essere digitali.
Il punto è che la variazione diamesica della lingua, che si libera in questi nuovi contesti dell'antica dicotomia scritto/parlato, non implica una minor responsabilità sul contenuto, anzi, semmai per diffusione ed esposizione la aggrava.

« Unglücklich das Land das Helden nötig hat »
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.

Eppure è così, si tende a inciampare nella necessità di rifugiare le proprie speranze in qualcosa di lontano, abbastanza irragiungibile da poter essere mitizzato, idealizzato. 
E se questa cosa in qualche modo si alleggerisce in un'idea di un futuro, utopico o distopico che sia,  implode in sé stessa quando il riferimento diventa il passato. Perché del passato, magari a cercar bene, persiste la memoria.

Ecco, quando vedo la gente postare foto come questa

e magari sottolineare la cosa con 'mi sarebbe proprio piaciuto vivere quei tempi...', fuori tempo massimo di tre generazioni, di una guerra mondiale, di un morto ogni cento abitanti, e del colpo di grazia che l'autarchia fascista dette a uno stato incerto già provato dalla crisi e dalla sua flebile identità.

A mettersi a dare un giudizio morale o etico su fatti, va a finire che si incespica su troppi inganni di prossimità, magari tra qualche centinaio di anni, lontano da qui, allora si vedrà.

Rimane però una cosa. Quando mi danno delle informazioni tendo a voler verificarle. 
Insomma, non sopporto le prese di posizione aprioristiche, sono utilissime per troncare i discorsi sul nascere ma sono decisamente fuori dalla realtà. Cioè, il manicheismo tanto di moda in questi tempi è evidentemente un approccio puerile alle complessità del mondo, della vita, della società. 
Alla fine siamo cresciuti sentendo 'sta cosa dei treni in orario e probabilmente abbiamo anche pensato che forse è proprio così, cazzo, non ci fossero stati i morti ammazzati magari le cose potevano anche andar bene.

Quindi, partendo dall'affermazioni di cui sopra ho cercato di fare un quadro un po' più ordinato degli accadimenti. Dunque:

le pensioni? No.
La Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e la vecchiaia degli operai, che è essenzialmente il primo organo di previdenza sociale, viene fondata nel 1898. L'iscrizione per i lavoratori diventa obbligatoria nel 1919. Durante il fascismo cambia nome e diventa Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Vengono sicuramente allargate le sue competenze, soprattutto in materia di integrazione del reddito, ma per la pensione sociale e la cassa integrazione tocca aspettare il 1968. 

l'istruzione? No
L'idea di istruzione obbligatoria a spese dello stato si concretizza all'inizio del novecento, dapprima con la Legge Orlando nel 1904 che prolunga l'obbligo scolastico fino al 12 anno di età. E poi sotto il governo Giolitti nel 1911 con la statalizzazione della scuola elementare e del pagamento degli stipendi degli insegnanti.
La riforma Gentile, 1923, è effettivamente quella che ha posto poi le basi per la scuola moderna, con due piccoli però: a seguito dei Patti Lateranensi Mussolini la disconobbe e iniziò un nuovo processo di riforma con la Carta della Scuola; pur essendoci la legge non gliene fregava una cazzo a nessuno di rispettarla, né durante il fascismo né tantomeno durante i primi decenni di storia repubblicana. 
Tocca aspettare il 1962 con l'unificazione della scuola media, perché l'istruzione diventi davvero fruita da i detentori del diritto.

la sanità? No
Di Servizio Sanitario Nazionale si parla solo a partire dal luglio 1980. Prima c'erano gli enti mutualistici, che coprivano l'assicurazione sanitaria delle diverse tipologie di lavoratori e loro familiari.
Il Ministero della Sanità è del '58. La riforma degli ospedali del '68. Sotto il fascismo nacque l'INAM, nel 1943 sopravvivendogli fino al 1977, che sempre cassa mutua era.

le strutture? Sì, come gli altri.
'sta cosa delle infrastrutture è sempre buttata lì. Le infrastrutture mi risulta si siano sempre costruite. Cioè, i romani costruivano le strade e gli acquedotti in base alle esigenze che avevano. Durante il fascismo hanno costruito gli aeroporti? E grazie al cazzo, prima non c'erano gli aerei. 
Se guardiamo per esempio la rete ferroviaria

si nota subito che il grosso l'han fatto prima del '20.
Han fatto le strade asfaltate? Beh, prima manco c'erano le macchine.
Insomma, possiamo andare anche col metro a misurare ma quel che verrà fuori è che durante il fascismo non è stato fatto niente in più di quanto prima e quanto dopo. Con l'aggravante, tra l'altro, di aver costruito edifici inguardabili e città orrende.

una casa a ogni famiglia? No
La legge per gli Istituti Autonomi per le Case Popolari è del 1903.
La legislazione sull’edilizia economica e popolare del 1938 era abbastanza nebulosa e non regolamentava in modo chiaro i rapporti tra IACP e gli istituti di credito col risultato di vincolare lo sviluppo edilizio alla mera discrezionalità dei mutuanti. Essenzialmente lo Stato ti dice vai in banca e se ti danno il mutuo bon, altrimenti ci hai provato. 
Tutto ciò che riguarda la partecipazione effettiva statale e il sistema delle agevolazioni fu costituito per la riscostruzione nell'immediato dopoguerra. 
 
Ah, e i comunisti. Niente, quando dicono i comunisti, oggi,  mi viene da ridere...

Quindi, se uno vuol rivivere in un periodo in cui  aumentano i prezzi e la disoccupazione, diminuiscono i salari e gli investimenti, beh, sappia che lo sta già facendo.
Se però vuole anche rivivere un periodo in cui giocando con la svalutazione della lira (ah, bei tempi, ah il signoraggio...) si acuì la crisi, vennero aumentate le ore di lavoro da 8 a 9 senza variazioni di salario, tassa sul celibato, aumento del prelievo fiscale, e tutto questo sotto il governo di un partito che si è fatto largo sterminando ogni legittima opposizione e a cui si può ricondurre la responsabilità per la morte di più di 400.000 connazionali, beh, che dire? Auguri.

La realtà è sempre insoddisfacente. Lo è oggi, lo era allora, lo sarà in futuro. Creare dei falsi miti, idealizzarli, convincersi, beh, è solo una scorciatoia, facile, che però non porta ad alcuna meta. 
Quindi?

Quindi niente.

26.6.13

In uno specchio


Che quando muori giovane puoi permetterti di mettere sulla lapide una foto quantomeno giovane.
Perché generalmente, a imperitura memoria, regaliamo ai posteri l'istante più decrepito di noi, l'attimo in cui chimicamente la vita si trasforma nel peso consunto della vecchiaia.
Li vedi, ogni tanto, quelli che si fanno mettere la foto di vent'anni prima. Ma basta fare due conti con le date e ti accorgi subito che c'è qualcosa che non va. Quel che di primo acchito poteva risultare straziante, l'ipotesi di una morte fin troppo prematura, si trasforma nel breve risolversi di un procedimento matematico, in un ridicolo, grottesco, penoso imbroglio.
Ha lo stesso sapore di quel biondo canapa ingiallita con cui si colorano i capelli certi omoni rugosi e rubizzi.

Quando muori giovane invece è più facile. Per tutti dico.

E' che spesso ci si ostina a chiamarlo vivere pur rendendosi conto che non lo è.
Vivi quando nasci, da lì in poi non è altro che un morire.
E' morto per 97 anni, poi ha smesso. Speriamo che il Signore mi conceda qualche altro anno di morte. Vorrei smettere di morire. Si è tolto la morte.

Fino al 1800 la durata media della vita (morte) è stata di circa 35 anni.
Negli ultimi due secoli è più che raddoppiata. Cioè, ci siamo inculati Darwin, l'evoluzione, l'origine della specie e anche i piselli di Mendel.
Abbiamo vinto noi.
Eppure siamo programmati per durare 35 anni. Massimo trentasei. Da lì in poi viaggiamo con la data di scadenza già passata. Siamo oltre il da consumarsi preferibilmente.
Che sì, è vero, lo scrivono per pararsi il culo, che in realtà la roba dura molto di più, oh, resta buona per anni.
Eppure quella data è passata. E' solo una convenzione, però è una convenzione che abbiamo scavallato, non tornerà.

Ecco, oggi più o meno scado.

Che detta così pare addirittura una roba brutta. In realtà fa ridere.
E' che tra realtà e realismo si insinua sempre il nostro punto di vista. Come un dito tra le labbra madide...(no vabbé,  la puntata sulle similitudini è la prossima volta).

E niente. Rimango seduto qui, in bilico sul mio punto di vista. Vi guardo, dalle mie 444 lune e forse qualcuna è di troppo, vi guardo e penso a qualche altra cazzata.


25.6.13

Parabole 4


[Continua da qui...]

La Bibbia - Prequel
ATTO TERZO

SCENA 1

   Sala del trono


DIO, seduto sull'imponente scranno, cincischia con l'iPad


DIO: Gabri, ma non avevo detto di metterci un paio di prese usb sui braccioli del trono?
GABRIELE: Ma sull'iPad mica vanno!
DIO: Sì, ma le uso per ricaricarlo. Ma chi è che l'ha inventato 'sto robo?
GABRIELE: Beh, c'è una mela morsicata...
DIO: Vabbé, messaggio ricevuto... Che si fa oggi?
MICHELE: C'è il ricevimento millenale con quelli che si erano prenotati...
DIO: Orcome, che paura...Michele,  ma tu da dove sbuchi?
MICHELE: Sono un angelo, appaio...
DIO: Vaccaboia, un infarto mi farete fare voi... Ma son già passati mille anni? Manco una partita a ruzzle riesco a finire... ma non è che possiamo iniziare a farle ogni milione di anni 'ste riunioni, così magari qualcuno di 'sti cagacazzi si estingue e morta lì?
GABRIELE: Me lo segno e facciamo votare dalla rete.
DIO: Vabbé, a che vi serve un DIO se dopo decide la rete... bah... Fate entrare il primo rompicoglioni!
...
...
DIO: Vaccaboia, e tu cosa sei?
KIWI: Sono un kiwi, Dio, ma tu non sei onniscente?
DIO: Mi si è scaricato l'iPad, che me li tengo tutti lì i nomi... eh, ma io le avevo chieste le prese usb sui braccioli. Vabbé, kiwi, quindi sei un frutto?
KIWI: Ecco, bravo, questa è la prima cosa! Ma con tutti i cazzo di nomi che ci sono al mondo ma proprio uguale al frutto dovevate chiamarmi? Che fa confusione e non ci si capisce mai nulla. Ogni volta che sento dire "mangia il kiwi che c'ha la vitamina C" mi cago addosso, e manco posso volare. Scappa te con 'ste zampette di merda che m'avete fatto!
DIO: Ma ti caghi addosso davvero?
KIWI: Guarda, appunto, e questa è la seconda cosa: ma ti pare che mi facciate cagar giù un uovo che è dieci volte, dieeeci, più grande di quello di una gallina? Cioè, ma vi rendete conto che non c'ho più i muscoli dello sfintere? Ho paura perfino a sedermi, che non vorrei che mi entrasse qualcosa... Ti caghi addosso? Sì, che mi cago addosso, non posso manco più starnutire che mi cago addosso...
DIO: Eh, no, in effetti è grave... pfffmmgr... no, dico... ihihpffgr... Ma no, non è che mi venga da ridere... dev'essermi andato qualcosa di traverso... Gabriele, segna che poi risolviamo! Mgrhhh... Ehmmmmhahah..mmm
GABRIELE: Segnato!
KIWI: Ma stai segnando sull'iPad spento?
GABRIELE: Portàtelo via... avanti un altro!
...
...

DIO: Minchia che grosso questo...
T-REX: Ciao Dio, ti darei la mano ma non ci arrivo...
DIO: Eh, in effetti mi sembrano cortine queste zampe anteriori... Gabriele, non è che hanno sbagliato di nuovo le etichette al magazzino dei componenti?
GABRIELE: No, no. Sembrerebbe tutto a posto... 
DIO: Quindi forse erano finiti i componenti organici. Non è che è successo come l'altra volta con Gioele, che si è fatto una real doll con il materiale che trafugava dal laboratorio? Pensa, le tue zampe potrebbero essere due tette ora...
T-REX: ?
GABRIELE: Ma no, probabilmente è dovuto a quella roba dei comandamenti.
DIO: Ah, ecco sì. Hai le braccia corte così non puoi commettere atti impuri!
T-REX: Ah, quindi gli altri sulla fiducia mentre per me vale l'amputazione?
DIO: Eri un soggetto a rischio, abbiamo preferito un trattamento drastico... Pensa che per accorciarle abbiamo usato una sega... ahahahaha... Gabriele segna, ho appena inventato l'ironia della sorte!
T-REX: Che poi, non posso nemmeno usare il pc, che manco c'arrivo alla tastiera!
DIO: Hai provato con l'iPad?
T-REX: Sì, ma non accede a TriceratoPorn...
DIO: Eh, c'è il filtro lo so... Sto facendo lavorare i miei tecnici.
T-REX: Ma quindi, non c'è modo di sviluppare un po' 'ste zampe?
DIO: Hai provato con la palestra?
T-REX: Non riesco a fare le flessioni... Mi tocca il muso per terra e non riesco ad arrivare al pavimento con le zampe nemmeno quando ho gli artigli fuori.
DIO: Beh, guarda il lato positivo...
T-REX: Cioè?
DIO: Per esempio, puoi rifiutarti di ballare YMCA...
T-REX: Ma a me piace tantissimo ballare, è che con 'sti mozziconi non riesco a fare nemmeno una macarena
DIO: Vabbé, non se ne esce... Quindi, cosa sei venuto a chiedere?
T-REX: Ecco, dato che mi pare di aver capito che di allungarmi le zampe non ci sia verso, ecco, non è che potete farmi l'uccello più grande?
DIO: In effetti è un'idea... Gabriele, hai segnato?
GABRIELE: Ehm, lo sai qual è la politica che abbaimo adottato per gli organi riproduttivi...
DIO:  Sì, in effetti. Ricordati T-Rex, non sono le dimensioni che contano...
T-REX: Sì, ma io...
DIO: Niente ma. Devi apprezzare quello che il Signore ti ha dato. Il Signore dà il Signore toglie.
T-REX: Ecco, io sarei appunto qui per farmi dare...
DIO: Vabbé, Gabriele segna. Allungare zampe T-Rex.
GABRIELE: Scritto.
T-REX: Ma non è spento?
GABRIELE: No, è che c'ho delle lenti apposta.
T-REX: Ah.
DIO: Visto? Tutto a posto allora... Ciao T-Rex, meno male che ti ho fatto così stupido.
T-REX: Ciao Dio.
DIO: Beh, almeno saluta...
T-REX: Ma sto salutando con la manina, non si vede? non si vede...



Fine

24.6.13

Quel poco di buono...


Ieri er sarebbe stato il compleanno di mia nonna.
Adesso dovrei dire quanti, in realtà non lo so. Probabilmente più di 90, forse era del '21.
Non mi sono mai preoccupato di saperlo, ci sono momenti nella vita di una persona in cui tutto ciò che la circonda sembra eterno, e di fronte all'eternità non ha senso preoccuparsi degli anni passati o futuri. Per questo non so quanti anni avrebbe mia nonna, perché lei era viva in quel periodo lì, quando essere non era un'ipotesi ma uno scontato sovrappensiero.

Mia nonna però è morta vent'anni fa. Anzi 21. E questo significa che ormai sono più gli anni che ho passato senza di lei rispetto a quelli in cui mi ha guardato.
Perché mia nonna mi guardava.
Aveva occhi grandi con cui parlare, e raccontava favole che non ho più sentito mai. Mai prima, e mai soprattutto dopo. Anche adesso, che pare che tutto il sapere del mondo sia contenuto in una barra su cui digiti, beh, quelle storie non si trovano.
Le sapeva lei. Le inventava, si capiva, che ogni volta se ne dimenticava un pezzo, o cambiava il finale, un personaggio. E a me andava bene così, che si dice sempre che i bambini hanno bisogno di ripetitività, io preferivo la meraviglia. 


Non lo so quante cose io abbia imparato da lei, so però che non me le ha mai spiegate, non si è mai messa in cattedra, no mai, anche perché lei in seconda elementare l'hanno cacciata da scuola perché voleva uccidere la maestra con delle forbici. Rideva quando lo raccontava, e io non ci credevo, perché mia nonna era buona, davvero, superava con quei suoi sorrisi pieni qualunque altra esperienza di bontà io avessi mai conosciuto fino ad allora.

E poi mi ha insegnato a riannodare la lenza della canna da pesca, e a mangiare l'anguria col pane biscotto, a usare la neve sciolta per curare le scottature, e qual è l'ora giusta per gettare l'acqua bollente sui nidi di vespe.

Io non lo so come funzionano 'ste cose, cosa si eredita. Però, ci fosse mai qualcosa di buono in me, mi piace pensare che sia una prosecuzione di quel suo modo d'essere.

Mia nonna l'ultima volta che l'ho vista aveva sei anni.
Era leggera, solo un frammento di quella donna corpulenta che era stata.
Piangeva, come si piange per un giocattolo, con quei passaggi tra risa e disperazione tipici dei bambini piccoli. Era tornata indietro, con tutto. E viveva nei suoi anni venti, con la forbice in mano a inseguire la maestra.
E per un attimo, ricordo, l'ho invidiata. Ché anch'io avrei voluto regredire ai miei sei anni e rimanere lì, con lei, a giocare a carte e a tagliare col filo la polenta ancora calda.

Poi, boh, forse ho cambiato idea. Forse a vederla lì, consumata dall'incoscienza di sé, forse mi ha insegnato un'ultima cosa. E tanto di quel che penso arriva da quel momento.

Mia nonna si chiamava Jole Regina e ieri avrebbe compiuto non so quanti anni, è stata bambina, ragazza, adulta, nonna e poi di nuovo bambina. Cucinava il pane durante la guerra.

22.6.13

Sol d'aut(ore)


È qualche settimana che mentre cucino ascolto il nuovo disco degli Elio e le Storie Tese.
In realtà è una cassettina, che io gli Elii sono abituato da sempre ad ascoltarli su nastro duplicato, ancora con i pezzettini di scotch a tappare i buchini sopra (se non sapete di cosa io stia parlando o non avete mai visto una musicassetta, beh, sappiate che non dovreste esistere. [Se però siete femmine e maggiorenni, scrivetemi pure una mail che vi spiego come riavvolgere un nastro usando solo la forza delle dita])

Album Biango, dicevamo.

Allora, diciamo subito le cose come stanno: una canzone a caso di Rum Casusu Çikti è probabilmente migliore di tutte quelle di questo disco, sommate. Ma d'altronde è come dire che i cateti non supereranno mai l'ipotenusa, neanche mettendosi assieme.
E pensandoci bene riusciamo, forse, anche a capire che nella formazione di questo giudizio pesa molto il fatto che vent'anni fa avevamo vent'anni di meno, cazzo, ed eravamo dei coglioni perdigiorno.
Lo siamo anche adesso, però più maturi. Siamo coglioni maturi e così andrebbe ascoltato questo disco.
Ma noi vorremmo invece ascoltarlo da coglioni immaturi, perché ci sembrerebbe di avere vent'anni di meno e sentire cantare 'figa' in una canzone ci sobillerebbe gli ormoni.

Ecco, in quest'album non c'è la canzone figamestruoscoparecazzoduro ed è uno dei motivi per cui potrebbe sembrare un disco stanco. In realtà è solo maturo (quantomeno più di noi che vent'anni fa etc etc etc...) e si innesta perfettamente in quel percorso di anticipazione che gli Elii hanno intrapreso con Craccracriccrecr. È un disco che parla essenzialmente della quotidianità vissuta nella modernità.
È come quando si usavano gli euro nelle canzoni prima che ci fosse l'euro. È musica d'anticipo.
Per noi ragazzi moderni.



Che forse il fatto che tante canzoni già si fossero sentite ha contribuito a far sfumare l'effetto sorpresa.
Tu ascolti l'album e pensi, ma questa è uguale a una che hanno fatto l'anno scorso, e poi ti rendi conto che in realtà era proprio quella.

Per quanto riguarda il musicalmente, beh, non è il mio campo. Dicono tutti che suonano da dio. Mi fido.
A me interessano le storie. La narrazione.

È che andando ad ascoltare gli ultimi quarant'anni di canzoni pare che si racconti sempre la stessa storia.
Cioè, ci sono due che stavano insieme però poi si son lasciati e lui adesso ha altro da fare però pensa a lei e si strugge. Magari cambia qualche particolare e lei c'ha le tette grosse o la maglietta fina, ma essenzialmente è quello.

Gli Eelst sono invece tesi alle storie (ahahahaha).
E attraverso vitelli dai piedi strani che si infamano a vicenda, famiglie che tengono il loro figlio minore in uno scantinato buio e lo nutrono attraverso il cordone ombelicale di un elefante, astronauti che finiscono per fare i gigolò di pulci giganti drogate dall'odore delle ascelle, uomini con l'erba sulla faccia che si scontrano in volo con donne che sudano escrementi, venditori di lubrificanti che atterrano in un pueblo e prostituiscono la moglie per il successo commerciale, innocenti linciati a causa di un cognome ambiguo, donne che sognano uomini nudi e senza cazzo, insomma, attraverso le storie sono diventati ciò che sono.

In questo album la storia è quella di Luigi.
Luigi che da bambino nessuno picchiava perché aveva gli occhiali, e non si picchia uno con gli occhiali (su sta cosa alle medie facevo furore, cioè: ma significa che non si picchia uno che indossa gli occhiali, oppure che non si può picchiare uno indossando gli occhiali, o che non si possono usare gli occhiali come arma per picchiare uno. Ahahahahaha, quante risate. Mi facevo. Da solo.)
Fatto sta che sfruttando questa falla culturale, Luigi diventa campione del mondo di pugilato. Lui va sul ring con gli occhiali e inizia a tirare pugni a caso, tanto l'avversario non potrà picchiarlo. E vince. Vince sempre.
Fino a che un giorno sale sul ring una di quelle ragazze che mostra il cartello col numero del round, e Luigi ne viene folgorato. Per fare colpo su di lei cerca di sembrare più macho e si toglie gli occhiali. E lì lo pestano. Lo pestano a conguaglio di tutte le volte che non avevano potuto farlo. Fino a mandarlo in ospedale.
Talmente tanti pugni che inizia a vederci anche senza occhiali, e scopre che quella ragazza non è così bella come sembrava. Era solo un tipo.
Ma a lui non interessa.

Beh, non so se sono io col cuore tenero, ma tutto ciò è bellissimo.

Bene, Elio e le Storie Tese, Album Biango. Vi faccio la cassettina.

20.6.13

Non lo diceva Neruda


Lentamente muore non è una poesia di Pablo Neruda ma di Martha Medeiros.

La sigla di Jeeg Robot d'Acciaio non era cantata da Piero Pelù ma da Fogus.

Non condivido le vostre idee, ma darei la vita perché possiate esprimerle non è una frase di Voltaire ma di Evelyn B. Hall.

La religione è l'oppio dei popoli non l'ha detto Karl Marx ma Bruno Bauer.

La poesia Prima vennero... non è di Bertold Brecht ma è ricavata dai discorsi di Martin Niemöller.

Istanti non è un brano di Jorge Luis Borge ma di Nadin Stairs.

Billy Corgan, il cantante degli Smashing Pumpkins, non era il bambino di Super Vicky.

Clint Eastwood non è il figlio di Stanlio.

I lemming non si suicidano in massa.

Non vengono fatti crescere i gattini nelle bottiglie.

D'Annunzio non si è fatto togliere le costole.

Gli elmi dei vichinghi non avevano le corna.

Ozzie Osburne non ha staccato la testa di un pipistrello a morsi.

Pak Doo Ik non era un odontoiatra.

Polybius non è mai esistito.

Ai tori del rosso non gliene frega un cazzo.

Ecco, così di botto mi vengono in mente queste, e sono quelle innocue.
Magari sforzandomi qualcos'altro salta fuori. 
La domanda è: perché?

Bah, avevo solo necessità di ricordarmi che siamo degli esseri stupidi. Molto. Pensavamo di aver fottuto la selezione naturale ma in realtà è lei che ci sta abbondantemente inculando.
Sarà che vedo in giro foto e mi bastano due click con google immagini per scoprire che non c'entrano nulla con gli eventi a cui vengono associate.
Sarà che leggo di leggi, di proposte proposte, di emendamenti che in realtà non emendano nulla visto che non c'era nulla da emendare.
Sarà che la mezza cipolla che cattura i virus andrebbe messa dentro la biowashball, così lavo e disinfetto (la sto già brevettando, non rompete il cazzo!)

Sarà che non me ne frega un cazzo del mondo che lascerete ai vostri figli, ho un minimale coinvolgimento per quello che hanno lasciato a me, nulla di serio, solo la disinteressata morbosità di chi gode nel vedere come vanno a finire le cose.

Che siamo degli esseri di merda l'ho già detto, vero? Meravigliosi e di merda.
Non mi ci metto nemmeno a parlare di bias o di  effetto Dunning-Kruger, che a fare due ricerche in internet e a capire quali sono le cose vere e quali le fesserie son capaci tutti, vero? Vero?

Sarebbe bello, davvero, sarebbe bella la condivisione, la convivenza pacifica. Di più, sarebbe bella la compartecipazione, la democrazia partecipativa, le alzate di mano invece delle alzate di scudi. Meglio ancora sarebbe l'anarchia, la fiducia nelle capacità di sé stessi e degli altri di saper vivere civilmente per propria volontà, senza costrizione. Sarebbe bello, di più ancora, l'iperanarchia, dove non c'è nemmeno bisogno di pensare a quale debba essere il comportamento civile, lo si ha e basta, naturalmente.

Che poi, sarebbe bello davvero? Magari sì, o forse sarebbe noioso, addirittura poco stimolante. Mediocre. Un po' come la vita nel giardino dell'Eden prima di mordere il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male (è una leggenda metropolitana anche questa, a quel tempo non esistevano i frugivori).

Comunque il problema non si pone, siamo esseri orgogliosi della nostra irrecuperabile umanità.

(però è bello pensare che gli dei passino le giornate a deresponsabilizzarsi e ad accusarsi a vicenda di aver creato l'uomo.
- No, no Dio, è inutile nascondersi, sappiamo bene che sei stato tu sputando sul fango della terra!
- Ma quale sputo, è la sinusite, c'ho anche il certificato. Piuttosto a me risulta che TU, caro Zeus, abbia creato la donna con acqua e argilla! Eh, come la mettiamo?
- Macché creato, avevo appena finito di guardare Ghost. E comunque mi sono solo ispirato, anzi, lo ammetto, ho copiato. E' stata Nuwa, in Cina, a fare le formine di argilla a forma di uomo.
- Eh no ragazzi, mica può essere che quando fa comodo noi cinesi copiamo e quando dovete lavarvi la coscienza ecco che tutt'a un tratto diventiamo così originali da plasmare l'uomo dal nulla. Andate a vedervi i miti nordamericani, chiedete a Whee-me-me-owan, il Grande Spirito, chi ha creato per primo l'uomo dal fango.
- Augh (questo lo dico solo per gli sponsor), guardate che siete nella parte del mondo sbagliata, andate a chiedere a Desiderio chi è che ha creato l'uomo dal fango del Mot.
- See vabbé, dei Fenici non gliene frega mai una beata a nessuno, che per voi saremmo solo quella cazzo di porpora, ed ecco che all'improvviso diventiamo gli artefici della plasmazione umana. Siete ridicoli! Siete morti. E comunque vi basterebbe leggere nei testi giusti, quelli di controinformazione, per sapere che tutto nasce dall'Africa. Lì il gigante bianco chiamato Mbombo sentì un forte dolore allo stomaco e alla fine vomitò l'uomo.
- Mhhh...Mhhh... Mbombo mangiato qualcosa che ha fatto male... Mbom
-EH NO, EH NO SCUSATE!!! Sì, sono l'uomo! Cioè, capisco che ve la rimpalliate tra di voi, che nessuno voglia prendersi la responsabilità di aver fatto una tale figura di merda. Facciamo schifo, lo so, me ne sono fatto una ragione, c'avevo fatto anche una nota su facebook una volta, ma poi ho preferito condividere quella roba dell'IMU. E niente, va bene tutto. Van bene gli sputi, il fango, la mota, la polvere, l'argilla... Ma cazzo, il VOMITO DEL GIGANTE NO! (senza offesa eh, Mbombo... ma il vomito no!))





17.6.13

GAMDT - Parte prima


La cosa più tragica è che niente d'adire l'ho già usato in un altro post...
È che boh, sarà questo caldo che non arriva ma la situazione è una di quelle tipiche: ho voglia di scrivere un post ma non ho assolutamente idea su cosa.
Nei blog seri, in questi frangenti, sono i lettori che danno degli spunti, chiedono delle informazioni, propongono gli argomenti.

Nei blog seri.
Qua al massimo arriviamo a




che per carità, potrebbe anche essere argomento interessante ma pare una domanda degli esami di maturità, o una favola della buonanotte. C'era una porca... (E comunque alla maturità ho portato Leopardi, che insomma, diciamo, era un po' fuori tema...)

O peggio ancora a




Che sì, te l'avrò detto mille volte che perché va scritto con l'accento acuto, ma non intendevo in mezzo...

E niente, stranamente devo arrangiarmi.
Che si fa?

Una bella rubrica "Gli animali mitologici del Triveneto"

La renna di Verona

La renna di Verona, a differenza di quanto potrebbe portare a far pensare il suo aspetto, è un grosso pesce gobide della stessa famiglia del perioftalmo argentato. Si distingue dalla renna dello Svalbard per le sue tipiche esclamazioni. Vive sulle rive dell'Adige e si sposta, perlopiù in solitaria, addentrandosi col suo buffo movimento ondivago fino alle abitazioni alla ricerca di tetrapack di cui è ghiotta. Curiosità: non sa nuotare.

Curiosità 2: fino a qualche tempo fa si credeva che nella lingua Inuit esistessero più di 100 parole per indicare la renna. In realtà si è scoperto che erano i nomi propri dei diversi animali addomesticati.
(pur non avendo essa nomi propri, è comune pensare che anche per la neve gli eschimesi abbiano 50 parole differenti. In realtà la parola è una sola ripetuta in parole composte. Come dire: spazzaneve, sparaneve, bucaneve, spalaneve, gattodellenevi, neverland... A impegnarci si arriva a cinquanta anche noi.

In veneto invece abbiamo circa 300 parole per dire nebbia, ma questa è un'altra storia.

Curiosità 3: i numeri delle scarpe che utilizziamo generalmente sono espressi in punti francesi. Un punto francese corrisponde a 2/3 di un centimetro. Io ho il 45 quasi 46 dipende dalle scarpe.
Gli Americani invece fanno così:
adulto maschio: 3 x lunghezza in pollici - 24
adulto femmina: 3 x lunghezza in pollici - 22,5
bambino: 3 x lunghezza in pollici - 11,67
Comodo. (Perché in pollici e non in alluci tra l'altro [ahahahahahahah])
Ah, i Giapponesi misurano in centimetri. E poi si lamentano che gli tirano le bombe atomiche.

Sì, 'sta cosa delle scarpe non c'entra niente con gli animali mitologici, che le renne mica indossano le scarpe. Esitono le scarpe di renna, sì, ma non le mettono mai. È un po' come dire la guêpière, che magari una ce l'ha anche ma non la mette mai.

[per i feticisti: sì, il perioftalmo argentato è il matsugoro!]

Ecco, fine post. Così imparate a far fare tutto a me.










15.6.13

Mexican Standoff - ovvero Once Ufo a Time in Mexico


Allora, il mexican standoff è una situazione che se avete visto qualche film di Tarantino o la 3x09 di Games of Thrones sapete cos'è.
Se tu spari a me io sparo a lei ma lei se spari a me spara a te o a me e te e te a lei. È una di quelle situazioni un po' complicate in cui a un certo punto succede che almeno uno finisce male

A me, che quindici anni di informatica m'hanno ormai compromesso, fa venire in mente il -911, che non è il numero di emergenza degli Stati Uniti (ma è bello pensare che sia correlato), ma bensì un codice di errore del DB2 che indica un deadlock. E lo dico solo perché ho sempre pensato che deadlock fosse una parola bellissima.

Tanto per farvi capire è come quando a rubabandiera (numerooo, numerooo...) i due giocatori arrivano insieme sulla linea e iniziano a cingersi con le braccia senza toccarsi, e ognuno fa le finte, e anche il portabandiera ogni tanto scuote il fazzoletto e si sta lì, ad aspettare e a far le mossette, finché uno parte.

Ecco, questo numero 9 delle Storie è così. Solo che dovete immaginare che al posto del fazzoletto ci sia il corno di un unicorno. E che uno dei due contendenti sia un pinguino imperatore. Ah, l'ho già detto che il portabandiera è Beppe Grillo? Bene, dovete concepire questa scena qui ma pensare che sia una cosa normale. Fate conto che per voi una partita di rubabandiera sia questo da sempre.

Mexican Standoff  è una storia che parla di narcotrafficanti messicani e di vendetta.
(Lo so, c'è un alien abduction in copertina ma vi ricordate il pinguino imperatore? è tutto normale. Ci sono anche delle caprette in copertina, qualcuno pensa che sia una cosa anormale? o che la storia parli di caprette? appunto...)

È una storia che finisci di leggere e pensi di non aver capito. Anzi, dici proprio 'eh?'. Però la sensazione è quella di essere tu, cioè lei fila liscia che nemmeno te ne accorgi ma a te manca qualcosa. Sai che ce l'hai lì ma non riesci a focalizzare, un po' come quando guardi il sole per un attimo e il ricordo di questo inizia ad andarti su e giù per la retina.

Quindi riprendi in mano il fumetto, riparti che so da pagina 66, fai un bel respiro e te lo rileggi con calma.
Oh, non ci crederete ma funziona!

E funziona proprio perché ci sono i narcotrafficanti, la frontiera, il capocartello sadico, i messicani che dicono caray, e i rapimenti alieni, l'esercito, le armi genetiche, gli ufo, i poliziotti corrotti, i poliziotti infiltrati, l'eroe (poco di) buono, gli spiriti, degli alieni che non sono alieni, degli alieni che forse sono alieni, le rapine in banca, i mitragliatori attaccati ad arti amputati, uno che doveva essere morto e non lo è, il villaggio dove i cellulari non prendono, le camicie da mariachi, gli sciamani, i viaggi nel tempo e le caprette.
(che pare facile fare un buon fumetto con le caprette, ma quelle mica stanno ferme [a parte le svenevoli, ma questa è un'altra storia...])

Un discorso serio sul post-ufologico lo fa l'autore qui.

Ecco, ho detto tutto. I disegni sono di un riuscitissimo Matteo Cremona, i testi di un dieghissimo Diego Cajelli a cui, secondo me, sono mancate due o tre pagine (ma proprio boh, giusto un respiro un po' più ampio nel finale, ma magari anche no...)

E niente, se siete di quelli che la carbonara si fa solo col guanciale altrimenti è un'eresia allora questa storia non vi convincerà. Se invece credete che con degli ingredienti buoni si possa fare tutto quel che si vuole allora fa per voi.

Se vi piacciono le caprette, fa per voi.

13.6.13

E in un attimo fu gente


Qualche tempo fa si discuteva amabilmente di quali fossero i segreti per rendere un blog popolare e posizionarlo quindi in cima alle classifiche dei motori di ricerca.
Non essendo noi all'altezza di una simile discussione, si erano accantonati subito i dettagli più tecnici tipo la scrittura per il web, i grassetti, i link, i trucchi relativi al SEO. Inoltre, essendo pure abbastanza ignoranti, erano state messe da parte anche tutte quello soluzioni riguardanti gli argomenti interessanti, i temi di attualità, i ragionamenti ficcanti, gli appuntamenti fissi e le brillanti e sagaci battute.
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
Insomma, sfoltendo tutto il ragionamento da quei particolari accessori da noi così ostici da interpretare, anche affidandosi a rasoi di Occam, sintesi induttive, tragitti mentali alla Sherlock Holmes, il responso era al tempo apparso unanime: tette!
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
E spulciando nella rete, sembra impossibile, ma le conferme a questa teoria paiono imbarazzatamente lampanti.
Nel 2004 un team di ricercatori dell'università di Berkeley mise online un sito composto da un'unica pagina. Al suo interno solo la parola Boobs.
 tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
Nei quattro mesi in cui rimase aperto raccolse un totale di 1.800.000.000 di utenti unici, con una media di 15 milioni di pagine viste al giorno (che sono tipo quelle che fa il blog di Grillo al mese, tanto per capirci...)

Nel luglio del 2008 una studentessa di Melbourne pubblicò su ebay un annuncio per la vendita di una foto non censurata delle sue tette. L'intento era quello di raggranellare qualche centinaio di dollari per assistere a un concerto dei Green Day. Grazie al passaparola su facebook però, quell'annuncio divenne un virale e l'asta si concluse dopo 3 giorni con un numero incredibile di offerte (1.700.000) e con un prezzo finale da capogiro: 890.000 dollari.
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
Nel 2011 un ingegnere informatico canadese ricevette una lettera con scritto di mettere la parola 'tits' come commento a ogni riga di codice che stesse scrivendo, lui non lo fece e nel giro di tre mesi fu licenziato, cadde in miseria e gli rubarono l'autoradio per ben tre volte. Allora decise di non ricomprare l'autoradio e gli rubarono la macchina. Poi riprese in mano quella lettera e scrisse un programma che aveva in mente, stavolta mettendo la parola 'tits' in tutte le righe di codice. Quel programma era Whatsapp e lui è diventato ricchissimo.

Partendo da questi presupposti mi era stato suggerito di inserire ogni tanto delle righe vuote che in realtà vuote non sono, ma che contengono ripetutamente la parola 'tette' scritta in bianco. E questo è quel che ogni tanto faccio, anche in questo post se notate basta evidenziare col mouse le righe bianche e il trucco viene svelato. Cioè, una passata di mouse e appaiono le tette: è una metafora dei tempi moderni.
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette culo
Il punto però è se effettivamente questo basta... E se fosse invece il caso di parlarne? Capire effettivamente come sono nate le tette, chi le ha inventate. Sapete che nelle rappresentazioni precedenti al 40.000 a.C. non venivano mai raffigurate?

E che i più antichi manufatti caratterizzati dalla presenza del seno sono a tutt'oggi un mistero, dato che non hanno fattezze umane ma bensì di una razza antropomorfa probabilmente aliena. 





E lo sapevate che in base a quanto ritrovato nelle tombe dei faraoni e in seguito agli esami alla TAC delle mummie, nell'antico Egitto le tette erano vuote e venivano riempite con incensi e gioielli in base alle ricorrenze e le donne potevano scambiarsele per trovare quelle che meglio si adattavano alla loro personalità?




Insomma, siamo di fronte (cioè, magari dico...) a uno di quegli oggetti meravigliosi che nemmeno ci immaginiamo quanto. Un po' come quelle case a cui passiamo sempre davanti in macchina e poi scopriamo che dentro c'è un affresco di Giotto che una notte c'aveva dormito ma poi si era rovinato un pezzo e avevano chiamato a metterlo a posto un ragazzino figlio del fornaio che si dilettava con la pittura e poi si scopre che era Michelangelo.
Ecco, la stessa cosa, che siamo sempre lì a guardare 'ste tette e nemmeno ci passa più per la testa che storia fantastica possa esserci dietro alla loro esistenza, e spesso anche che persona fantastica possa esserci dietro, ma quello in genere dipende dal fatto che sono troppo grosse e la persona fantastica non si vede più di tanto.

Ecco, forse un blog che parla di questo un po' di accessi riuscirebbe anche a farli.
Ma vuoi mettere quanto più facile sia così.


tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette
tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tettetette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette tette           

11.6.13

L'inizio ultimo della creazione


Avevo in mente una storia. Niente di particolare eh, solo un pretesto per dire due stronzate.
C'era tipo Dio che doveva ancora creare il creato. Era ancora creante.
Fatto sta che lui è lì, in mezzo al niente, anzi nemmeno in mezzo al niente che neanche il niente era stato creato. Era solo lui, e si annoiava. E quando ti annoi la prima cosa che fai è prendere il telefono e guardare su twitter se qualcuno ha scritto.

Ma non esiste ancora nessuno.
Allora Dio decide di googlarsi. Googlo ergo sum.
E su google non c'è.

Sembra un brutto sogno.
Riguarda twitter: nemmeno un follower.

Scrive:

E da lì inizia tutto.
Separa il giorno dalla notte, il cielo dal mare e tutte quelle robe lì.
Crea gli animali, le piante, i frutti di mare e posta le foto su Instagram con i filtri strani.



E poi crea l'uomo e la donna. Li fa a sua immagine e somiglianza però ignoranti. Mangiate di tutto, anche  i doria con la nutella, ma non toccate i frutti dell'albero del bene e del male.
E niente, fosse stato per Dio l'umanità sarebbe rimasta per sempre nuda e in mezzo alle bestie, senza Kubrik e senza Dostoevskij.
Vabbé, sapete come è andata a finire, questi si son mangiati il frutto e hanno iniziato subito a mandargli mail colle indagini del cicap e i link all'uaar.

E così Dio è rimasto lì, anni e anni, a guardare giù e ad aspettare.
Si guarda le bacheche di facebook che manco Obama, legge i post di blogger, guarda le foto su flickr, i video su youtube, netlog, friendster, linkedin, digg, myspace eccetera eccetera eccetera... e pensa: ecco, è proprio così che vi volevo, nudi e ignoranti. E sorride.

Ecco, volevo scrivere una storia su Dio e i suoi follower. Ma non mi viene niente.

10.6.13

Tempismi


"Pensi mai di non farcela?"
"Io penso solo di non farcela..."

Mi guarda come se stesse osservando un punto dietro di me, come se già risultassi inutile ai suoi pensieri dopo quel solo, calcato tra due parole come un berretto di feltro, schiacciato dal peso della propria dirompente mestizia. Come quelle strutture mal progettate che implodono in sé stesse il giorno dell'inaugurazione.

E male progettato lo era, quel risoluto rifiuto all'osservazione speranzosa del mondo. Era come una pistola senza sicura, privata dell'ipotesi confortante di un'alternativa. No, crogiolarsi nel reale era un'esigenza dichiaratamente imprescindibile, nessuno slancio fiducioso nei confronti della vita, solo il meticoloso mestiere del vivere ciò che è.

Fu così che lei mi perse, stracciando in un mulinello di vento il contratto delle nostre ipotesi, e nessuno dei due l'avrebbe firmato, lo sa anche adesso. Ma questo, disse, questo disse non è che svilente sopravvivere.
Mi ritrassi, ricordo bene, quasi a non voler sembrare troppo saccente, quello che sa la risposta anche stavolta. Non seppe mai quel che si smorzò nella mia gola.

Ma non c'era nulla sopra quel vivere, davvero, finiva con una linea d'orizzonte stanca, permeabile a qualunque incursione dell'effettivo. Non c'era il sogno ma neppure il calcolo. Era solo quel che era, avrebbe potuto essere anche bello. Lo pensavo spesso nelle pause del dormiveglia.

Perché questo è un sottovivere, annaspa come quegli annegati che s'infrangono contro una lastra di ghiaccio, e da lì sotto pareva così tanto il cielo che c'abbandonano l'ultimo sorso di fiato per fracassarcisi contro. Sottovivere.

"Pensi mai di non farcela?"
"Io ce l'ho già non fatta..."

Sorridiamo.

(in realtà volevo solo rendermi conto di come funzionava un discorso costruito con presente-imperfetto-passato remoto-imperfetto-presente... bah.)

7.6.13

La solitudine dei meri primi


C'è una frase di Bruno Munari, fa così: "Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch'io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima"

Ecco, a me i primi mettono sempre un po' soggezione. (No, non mi riferisco ai primi piatti. Quelli si insoggettiscono loro di fronte a me...)
Sarà che boh, il percorso di un'idea, di un'invezione è sempre un qualcosa di unico, impredicibile. E chi, per merito, fortuna, costanza, caso, riesce a carpire la primizia di una primità, beh, mi ruba sempre uno di quei sorrisi ebeti che ti capitano in quel misto di meraviglia e sentirsi stupido.

Cioè, per quanto possano essere delle stronzate quelle che pubblico qui, l'impegno è quello di produrre contenuti i più originali possibili. Insomma, il più delle volte mi metto a cercare nell'internet se una cosa esiste già, se qualcuno ha già fatto quella battuta, quel fotomontaggio. E al limite ci cambio il colore. Oppure ci metto i baffi.
Cambiare il colore e mettere i baffi è un'assicurazione in caso di una eventuale causa per plagio.

Comunque, a me i primi fanno impressione. Perché sono soli. Dicono cose che magari nessuno capisce. Cioè, il primo che ha scritto qualcosa: la capiva solo lui. L'inventore della racchetta da tennis: se ne stava lì, con 'sta racchetta in mano, magari colpiva anche la palla ma non c'era nessuno di là a rimandargliela indietro. Capite? Il grosso prezzo da pagare per l'essere primi è la solitudine, l'incomprensione, l'isolamento.

E così mi sono chiesto, ma Marconi che cazzo se ne faceva della radio che ce l'aveva solo lui?
E Meucci a chi minchia telefonava?

Ecco, in generale non sarebbe consigliato postare stronzate oltre a questo livello. Ma oggi è venerdì, mi risulta che si possa.


5.6.13

Long Wei ovvero Medicina made in Cina


L'ignaro turista che si fosse trovato a passeggiare per i vicoli di Padova nei primi mesi di quest'anno, avrà avuto una buona probabilità di imbattersi in uno strano adesivo giallo e nero.
È un'adesivo circolare con al centro un pugno. Sembra uno di quelli delle scuole di arti marziali. C'è solo una scritta 'Long Wei'.

Ecco, è questo qui:


e ve l'ho detto che somigliava a quello di una scuola di arti marziali
Lo so perché li ho attaccati io (ah, casomai venisse fuori che è una roba illegale, caro amico delle forze dell'ordine, sappi che me la stavo solo tirando e mica li ho attaccati io, anzi, li ho fotografati e poi staccati che si denotava l'evidente reato e ho proceduto immantinente alla rimozione...)

Comunque quel simbolo era tipo il bat-segnale e indicava ai distributori di giornaletti a fumetti che in quella città avrebbero dovuto portare le copie della nuova miniserie Aurea scritta da Diego Cajelli e che si chiama appunto Long Wei.
Ma i distributori, si sa, si orientano nei loro viaggi con il magnetismo, come i pinguini, e probabilmente il passaggio dell'asteroide QE2 in prossimità dell'orbita terrestre ha fatto sì che dal giorno dell'uscita prevista (31 maggio) arrivassero a Padova solo nella giornata di ieri. Avreste dovuto vedere com'erano ridotti, poverini...

Fatto sta che solo ieri ho potuto stringere tra le mani il primo numero di questa attesissima miniserie, e solo ora posso quindi dire questa cosa: ALZATE IL CULO E ANDATE IN EDICOLA A COMPRARLO!

Adesso argomento, anzi, faccio l'elenco dei motivi per cui vale la pena di comprarlo:

- era da diverso tempo che non rileggevo un fumetto subito dopo aver voltato l'ultima pagina
- è un'opera che si prospetta fresca, divertente, genuina. Già dalle prime battute non si perde in tanti fronzoli, vuole far divertire e lo fa. (che divertire non vuol dire far ridere eh, che mi tocca spiegarvi tutto. Significa ricreare, sollazzare distraendo l'animo da cure e pensieri molesti)
- è scritta bene, anzi, molto bene. Fila via che è un piacere e arrivi all'ultima pagina che nemmeno te ne accorgi e ne vorresti ancora
- è strutturata in modo moderno, rifacendosi ai meccanismi delle serie tv e cogliendo a pieno quell'esigenza di innovazione che potrebbe dare nuova vita al fumetto da edicola
- i disegni di Luca Genovese sono proprio quelli che piacciono a me, realistici ma non troppo, caricaturali ma non troppo, equilibrati ma non troppo. Insomma, a me piace il disegno ma non troppo (magari a voi no, ma ci sono altri disegnatori, giovani, bravi, appassionati. Io li ho visti a Lucca, ognuno ha il suo stile. Provate, che almeno uno vi piacerà.)
- sì, ok, la copertina è fatta col cartone della pizza e la carta è abbastanza una mer grossolana. Ma a conti fatti la qualità di stampa è accettabile e si legge tutto bene. E poi, abbiamo letto tutti di peggio su supporti peggiori, cioè, ci guardiamo Games of Thrones in streaming che non si distinguono manco i capezzoli, questa a confronto è un'edizione deluxe
- il protagonista è un immigrato cinese e la storia è ambientata a Milano. La Milano di oggi, con i lavori per l'Expo e i suoi scorci caratteristici. È stata coinvolta la comunità cinese, è stata fatta una campagna virale che mai per un fumetto. Ed è ambientato in Italia. (Sì, lo so, anche Santiago era ambientato in Italia. Ma questo è un'altra cosa...)
- LRNZ è il copertinista che tutti vorremmo. Che se avessi LRNZ per casa mi farei rifare le copertine di tutti i cd e i dvd che si trovano in giro. E mi farei disegnare la porta di casa che così diventerebbe la copertina di casa. (Insomma, è bravo. [Lo ammetto, questa prima copertina inizialmente mi aveva lasciato perplesso. Poi l'ho guardata, e riguardata. E niente, ero io che non capivo.])
- c'è il kung fu, le botte da orbi, i Bruce Lee, i Jackie Chan, i Jet Li, c'è il cinema cazzaro degli anni '70, il poliziesco, il buddy movie, il Milano criminale
- è il primo numero di una miniserie, e le miniserie si comprano fin dal primo numero. Non esistono quei cazzo di discorsi che aspetto di vedere come va avanti che magari non vende e la interrompono prima e mi ritrovo con in mano metà miniserie e non so il finale. Porca troia, se tutti comprerebbero ma nessuno compra, i numeri per proseguire decadono fin da subito e così si tarpano le ali a prodotti meritevoli. Quindi questo è un discorso del cazzo. (lo so, la Star ne ha fatte di ogni e la fiducia in queste pubblicazioni è traballante. Ma traballante non significa inesistente, dunque provateci!)
- Diego è una persona carina. Umanamente carina. Fisicamente è, ehm, umh... un tipo. E c'ha messo una passione spropositata in questo progetto, e tanta competenza, professionalità, ricerca, documentazione, esperienza. Insomma, è una cosa fatta bene e si percepisce mentre la leggi. E questo va sicuramente al di là del fatto che Diego sia una persona carina. (niente, la captatio benevolentia proprio non fa per me).

Ecco. Sicuramente c'è dell'altro. Magari mi verrà in mente.
Sì, si potrebbe parlare della storia di questo primo numero, dei riferimenti circolari, dei rimandi al cinema di genere, dei personaggi da sviluppare, del ritmo, delle trovate, ma perché? Tanto siete già andati a prenderlo, no?

Basta. A me è piaciuto. Mi ci sono avvicinato con titubanza, c'erano delle buone probabilità che non fosse il mio genere, e invece mi ha sedotto. Sono curioso di vedere come cresceranno i comprimari, come si intrecceranno le storie. Insomma, è la prima puntata della prima stagione della serie che segui e che è arrivata alla settima e non vedi l'ora di vederti il prossimo episodio...

3.6.13

É vietata la riproduzione



Arrivare a 37 (trentasette) anni senza nessun rilevante sintomo di procreazione implica che nell'arco dei tuoi ultimi dieci anni di vita ti sia stata periodicamente posta la domanda 'e un figlio, niente?' Anzi, a far bene i conti si può stimare che indicativamente un adulto non riprodotto riceva in media 85 domande simili l'anno negli anni che vanno dal ventisettesimo al trentasettesimo compleanno, con un picco di più di 10 nella stessa giornata in concomitanza di cene di classe, anniversari, matrimoni di amici.

Ottocentocinquanta volte la stessa cazzo di domanda.

(In una prima versione della Divina Commedia era presente nel settimo cerchio un quarto girone che ospitava i formulatori della domanda 'ma voi, bambini quando?' Il girone è stato poi eliminato nella versione definitiva perché il Papa di allora non poteva avere figli (una brutta caduta da cavallo) mentre gli altri Papi sì. Insomma, le solite invidie di palazzo. Fatto sta che i formulatori di domande idiote erano condannati a stare distesi su un sabbione arroventato con un gruppo di diavoli che li rasavano a zero con una falce (un diavolo per capello) e un altro diavolo che ogni cinque minuti passava di lì e chiedeva loro 'ma ti sei tagliato i capelli?')

Comunque, dato che se no mi annoio, ho sempre cercato di dare a ognuna di queste 850 domande una risposta unica e personale, nel rispetto dell'interlocutore e della sua straordinariamente inadeguata dabbenaggine.

Ho cercato quindi di raccoglierne un tot, così, a caso. Partendo da ieri e arrivando fino alla prima volta che mi è stato chiesto il 13 gennaio del 2001.

"E tu bambini?"

- ah, non saprei che farmene.

- ho già i tre del mio vicino che rompono il cazzo abbondantemente. Per osmosi mi ritengo a posto.

- il mio dna fa schifo.

- eh, vorrei ma ho una brutta intolleranza al vomito.

- i bambini sono frutto del demonio. In natura non esisterebbero.

- ho i testicoli marci.

- degli altri? non ce ne sono già troppi al mondo?

- la fottuta guerra del Vietnam ha sterminato i miei spermatozooi. Tutta colpa di Chernobyl, porca troia, me l'avevano detto di non giocare in mezzo all'insalata bevendo latte.

- nel modo in cui scopo io dicono che sia praticamente impossibile averne.

- prenditela con la Durex.

- sono iscritto al Movimento per l'estinzione umana volontaria

- per favore, non farmici pensare... (voce rotta)... lo so, ci penso ogni giorno... (singhiozzo) ... vorrei tanto, vorrei... (mordersi il labbro) ... ma non riesco... non riesco... (mano sul viso)... ahhh... non riesco... non riesco... (sussurrare 'non riesco' sempre più flebilmente).

- ho già due gatti.

- ma per chi mi hai preso? Non sono così crudele...

- mi si è rotto l'orologio biologico.

- mi fanno da cagare i family day.

- voglio morire da solo senza nessuno che mi rompa i coglioni.

- fare un figlio è da egoisti.

- i bambini inquinano. Tutti quei pannolini mica sono biodegradabili. Guarda che hanno stimato che la Terra sarà in grado di sopportare l'inquinamento infantile solo per i prossimi 5 anni, poi collasserà. I bambini sono la causa principale della distruzione dell'ecosistema.

- preferirei che mi esplodessero gli organi interni e mi fuoriuscissero dai pori.

-  ...

Tante altre. È stato addirittura difficile fare la selezione.
Al prossimo turno faremo l'elenco delle risposte da dare a quelli di Fastweb che ti stressano per l'adsl...

2.6.13

L'autunno è roba da ricchi


Piove. Di nuovo.
E la gente dice che siamo a ottobre e scherza sull'andare a raccogliere le castagne.
Che a volte penso che magari fossimo già ottobre, tipo che ci siamo tutti addormentati per sei mesi e non ce ne siamo nemmeno accorti ed è già passata l'estate, abbiamo sudato da addormentati e ora ci svegliamo e non ci siamo nemmeno stressati con le prove costume e i gelati che si sciolgono subito e devi girare la testa come quegli struzzi che fotografano in Africa.
E in Africa magari è estate anche a ottobre, quindi è come se ci fossimo addormentati sei mesi per niente.

Non lo so.

Certe volte prendo la macchina e vado in centro a vedere la gente felice.
Non è tanta strada, ma vado con la macchina.
Che andare a vedere la gente felice è un po' come andare allo zoo. Che li vedi nel loro ambiente naturale, tipo i tavolini delle piazze o le panchine davanti al Bo e ti chiedi cos'è che li rende felici e li vedi ridere e magari immagini la loro storia e come mai si sono messi quelle scarpe lì stamattina e pensi a tutto questo senza mettere nessuna virgola che i pensieri non ne hanno bisogno.
Andare a vedere le persone felici è come essere allo zoo, l'ho già detto, però non paghi il biglietto, vai lì e basta. Gratis. A parte il parcheggio che a Padova costa un euro e settanta all'ora ma se sai dove metterla ci sono i posti segreti che hanno le strisce bianche oppure che non sanno nemmeno i vigili dove sono e non ci passano (che magari anche se ti fanno la multa dopo sessanta volte che hai parcheggiato, a dividere fa sempre meno di un euro e settanta all'ora).

Che poi, quando guardo la gente felice io la divido tra giovani e vecchi. Dei vecchi mi interessa poco, lo ammetto, che a vederle son felicità stantie, di quelle di una volta, senza fantasia. Non so, è come quei film che hai già visto e rivedi, sì belli ma il gioco della sorpresa mica funziona più (a meno che tu non abbia proprio memoria per 'ste cose. Ecco, quando la felicità dei vecchi proviene dalla mancanza di memoria mi fa un po' tristezza...).

Comunque, dicevo dei giovani. Quando sono felici i giovani mi chiedo cosa si siano inventati. Mi immagino quella porzione di mondo in cui loro solo sono, e noi li osserviamo camminare come se appoggiassero i piedi sulla nostra stessa terra, ma non è così. Ecco, quando sono felici me lo chiedo dove sono 'sti giovani.
In realtà mi chiedo perché io non ci sono stato, ma non lo ammetterei con me stesso.
Sarei curioso, curioso di sapere cosa si prova.

È che il giovane dovevo farlo da giovane!

Avrei dovuto farlo!
Vabbé, è uguale.
Non, non è uguale perché la consecutio tra protasi e apodosi dev'essere...
No, no, aspetta: qui mica parliamo di periodo ipotetico che io giovane lo sono stato davvero. Lo sono ancora.
Sicuro?
Lo sono ancora...
Sei uno 'Scusi', ormai. Dopo lo 'Scusi' c'è solo lo 'Scusi, signore...' poi basta, poi sei vecchio senza possibilità di remissione.
Se lo sapevo non mi mettevo nemmeno a farlo 'sto discorso!
Questo è un periodo ipotetico, protasi, apodosi...
Ecco, appunto. I giovani parlano come cazzo gli pare e sono felici.

E niente, poi riprendo la macchina e ritorno a casa.



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