30.5.13

In amore vince chi sugge




Il grosso problema di avere un titolo fenomenale è che difficilmente riuscirai a scriverci sotto un post all'altezza; anche perché, consumata la miccia dell'estasi creativa con lo scintillio di poche parole, ci si ritrova in mano un candelotto di dinamite bagnato che, nella migliore delle ipotesi, non esploderà (si apra ora la ridda delle peggiori ipotesi... [io preferisco quella in cui il candelotto viene raccolto da una suora che lo scambia per un cero e lo porta in chiesa e prova ad accenderlo ma non si appiccia e allora prega Dio che gli accenda la candela e Dio appare sotto forma di una finestra di conferma di Windows che le chiede ma sei davvero sicura questa operazione non è annullabile e allora lei si pente ma in quell'istante arriva un prete che dice sì ma lo stava dicendo a un chierichetto e non a Dio ma Dio si confonde e capisce che era sì ad accendere la dinamite ma alla fine non riesce nemmeno lui e tutti lo indicano col dito anche Gesù dal crocifisso e scoprono che in realtà non è onnipotente e la voce si sparge e la gente inizia a non credere più in Dio ma proprio mentre sono tutti di spalle che se ne stanno andando arriva il demonio che fa esplodere il candelotto e della gente muore ma gli altri ricominciano a credere in Dio {c'è una morale in tutto questo e sì, conosco i tasti per fare la parentesi graffa}])

E comunque se cerchi in internet per vedere se la dinamite può esplodere da bagnata trovi questo

Che inequivocabilmente si ricollega (salto triplo carpiato con avvitamento ta-daaa), al tema reggente di questo post.
Ma è un po' poco.

Vabbé, potrei rispolverare quella cosa che ci sono gli stati americani in cui il sesso orale è vietato per legge ma puoi scoparti gli animali fino a 20 chili, ma son cose che erano interessanti negli anni '80. Che poi cos'è, ci sono le ronde padane sessuofobe coi cani addestrati a sentire il rumore del risucchio? I cani antipompa. E che ti fanno? Ti danno la multa? L'ingoio è un'aggravante? E se non paghi? Ti mettono le ganasce all'uccello? L'apparecchio ai denti? Ecco, l'apparecchio ai denti è troppo anni '80.

No, non va. Siamo abbondantemente sotto le aspettative...

(Ah, mi è appena venuta in mente una cosa che è di una blasfemia ingiustificabile. Non la dirò.)
E nemmeno mi metterò qui a spiegare come si fa e come non si fa, che mica ho l'ambizione, a questo punto, di ergermi  a profeta del divino culto del Cunnilingus Soddisfacente (anche se, sia ben chiaro, ne so eh...).
È che, cos'altro c'è da dire che non sia stato detto?
Tanto, i modi di tenere la lingua quelli sono:
- a carpa koi che sbocconcella briciole di pane
- a vipera di montagna che ha fiutato un topolino
- a punzonatrice idraulica
- a pennellessa Cinghiale da 4 pollici

Tutti inutili se presi di per sé. Un po' come le note.
Un Do non è un cazzo, è solo un uaaaa. Ma se lo metti insieme ad altre note su un pentagramma, scegli la chiave, lo disponi nella riga giusta, ci metti le giuste note prima e dopo, ecco che hai fatto una melodia.
Che di suo rimane ancora un'ipotesi, perché poi serve chi la sappia suonare, bene dico, con la passione necessaria perché non risulti solo una fredda successione di elementi o la suoneria del telefonino.

Ecco, se proprio dovessi dare un consiglio a uomini o donne (qui non si discrimina nessuno. Qui) che volessero cimentarsi nella leggiadra arte del piacere orale, direi che potrebbe proprio essere questo: non fatelo come se foste la suoneria del telefonino.

Bene, già meglio direi. Che con un titolo così non è che ci potesse aspettare di furoreggiare più di tanto.
Abbiamo tenuto botta, abbiamo dato anche un consiglio utile. Bene.

Se volete dei ragguagli tecnici scrivetemi pure in privato, che se no arrivano i carabinieri dell'Arkansas e ci chiudono il blog.

29.5.13

Niente d'adire (l'avrei sconfitto con la Fanta, zia)

Ilarità di fronte al post dell'altro giorno


Stavo pensando che sono quasi due anni.
Di blog, dico.
Ci stavo pensando perché due anni fa era peggio, o quantomeno pareva. In realtà no.
E' che le cose devi metterle a confronto usando le corrette unità di misura, ché il rischio è quello di illudersi di aver capito davvero. E non è mai così.

Più o meno è come quando ti dicono che non si possono sommare le mele con le pere e tu rispondi, beh sì in effetti le mele sono rosse. (Ecco, ora i puristi delle scienze matematiche diranno che mele e pere non sono unità di misura e quindi non c'è nessun problema nel sommarle. Anche i puristi del marxismo diranno che mele e pere sono equiparabili in quanto plusvalore derivante dallo sfruttamento della forza-lavoro del proletariato. A tutti rispondo che non dovrebbero esserci così tante differenze tra mele e pere, che i frutti sono tutti uguali, anche i frutti di mare, che quando due frutti si amano che altro importa? chi siamo noi per opporci a questa unione che non fa male a nessuno? e perché Dio ha creato un universo con un raggio di 46 miliardi di anni luce e poi non vuole che ci masturbiamo [nemmeno a vicenda]?)

Non credo esista, ma se fosse io la chiamerei Sindrome di De Gregori.
Che non so se avete presente quella cosa della differenza tra bufalo e locomotiva. Ecco, cercatevela in internet. 
Il punto è che la differenza tra bufalo e locomotiva salta agli occhi, è vero, anzi, ne saltano all'occhio molte e la prima di sicuro non è che la locomotiva ha la strada segnata mentre il bufalo può scartare di lato e cadere [cit. De Gregori].
E le mele sono rosse.
E non ci sono bufali negli Stati Uniti.
E Buffalo buffalo Buffalo buffalo buffalo buffalo Buffalo buffalo.

Ora, questo post potrebbe anche finire qui. Come i gatti che guardati da Alice morivano nel sole.
Potrebbe.
E' che la sindrome di De Gregori confonde. Pablo è morto Pablo è vivo e ditele che la perdono per averla tradita. La sindrome, dico.
Potrebbe anche finire.

Magari quell'aneddoto di Oceano... no, magari no.
Magari dopo.






27.5.13

Sola menabò per la città....


Allora, uno c'ha un blog in cui generalmente scrive cazzate.
Capita, raramente ma capita, che ogni tanto gli venga da dire qualcosa di sensato. Niente di trascendentale eh, però un qualcosina di abbastanza lucido su un argomento. Non importa nemmeno tanto quale. Un argomento.

Ecco, in quelle rare occasioni in cui questo del blog posta qualcosa di vagamente normale: ta-daaa. Arriva un commento che non c'entra un cazzo.

Bene, il fatto che l'autrice sia una nota trolla (anzi, a dire il vero pare sia un ragioniere sessantenne di Sarno, ma ci sono delle indagini in corso e non si può dire niente) non giustifica la gravità di questa interferenza.
Che se fosse stato qualcun'altra avrei anche lasciato stare, ma trattandosi di lei, la donna dai cento nick (chi ha detto dick???), non posso soprassedere ed evitare di indagare su quella frase. Il giornale per cui scrivo... Il giornale per cui scrivo... Ma per che giornale scrive?
(in realtà lo faccio perché le fanciulla in questione è abbastanza gnagna, insomma, come descrivervela? È un'Amélie che ha appena fatto a botte con una suicide girl per l'interpretazione di un verso di Annabel Lee di Edgar Allan Poe. Ecco, direi che così rende più o meno l'idea.)

Dunque, siccome all'internet non sfugge niente, ho effettuato delle ricerche incrociate nelle varie emeroteche a disposizione online e finalmente l'ho trovato.

Ah, è notevole e da non dimenticare anche il pezzzo che la suddetta ha scritto per 'L'Umidità' e che sono riuscito a recuperare (è importante perché è stato il primo a finire in prima pagina e perché ha svelato le doti da giornalista d'inchiesta della nostra. Una giornalista scomoda. Come un costume da arachide.)


Comunque, ritornando al pesce pene, di cui giuro che non scriverò mai niente: ecco la prima pagina del quotidiano uscito la scorsa settimana e che annovera tra le sue penne la poliedrica blogger tutto pepe che nelle ulrime ore rispondeva al nome di Banana Tree (continuo a dire che Anamnesi Brizzolata sarebbe un ottimo nick per lei). Squillino le trombe: La Beata Minchia. Quotidiano di informazione marginale e gossip cabalistico.

Tutto qui. Non è nemmeno un post. Solo una precisazione.

Ciao Chiara!

26.5.13

L'intervista di Manuele Fior - ovvero chi c'è in ascolto?


Prima di mettermi a scrivere de L'intervista sono andato a rileggermi la recensione di 5000 chilometri al secondo (che poi, le chiamo recensioni per comodità. Recensire un'opera è una truffa bella e buona: o si esprime un giudizio in base ai propri gusti, o si effettua un'analisi in base a parametri precodificati. In entrambi i casi qualsiasi risultato estrapolato è nel complesso menzognero. Nel primo caso perché squisitamente soggettivo, nel secondo perché insensibile all'azione rivoluzionaria che un'opera d'arte rischia di generare nei confronti appunto dei parametri utilizzati per giudicarla. Quindi, facciamo che da oggi in poi scriverò degli 'inviti alla lettura', e siamo tutti più a posto con noi stessi).

Dicevo, mi sono riletto la rec  il vecchio post perché mi ricordavo di quanto mi avesse impressionato l'utilizzo meticoloso dei colori per scandire le diverse parti del racconto.
Quindi, con la sicumera degli stolti (e di quelli che non cercano mai prima in internet) ho aperto il libro per perdermi in quel caleidoscopio pigmentato  e che ti trovo? Notte. Fumo. Carbone. China.
Null'altro.
Solo fuliggine soffiata su fogli porosi.

Ed è il disegno stavolta lo strumento graduato con cui si misura la profondità di osservazione, la distanza a cui si pone l'autore nei confronti dell'intimità dei personaggi.
Più il tratto diventa nitido, le sfumature calibrate, i volti sicuri, e più ci si avventura tra le pieghe maggiormente sensibili dell'animo dei protagonisti, le loro debolezze meno raccontate.

E poi arrivano gli alieni.

Sì.
Perché siamo nel 2048 nel Nord-Est di un'Italia dis-unificata. E a modo suo questo è un libro di fantascienza.
Ma è soprattutto il libro di  Raniero, psicologo cinquantenne in crisi con la moglie e con la vita.
Ed è il libro di Dora, la ragazzina che gli spiegherà lei e il nuovo mondo.

Ecco, sul filo teso tra questi due personaggi scorre tutta la storia. Con la delicatezza di un funambolo, lentamente, ragionando su ogni passaggio, ogni incedere lieve.
Una storia che racconta di generazioni che si accavallano, smarrite in un'incomunicabilità fatta di anni e convinzioni, una storia che racconta di due persone lontane che si trovano, s'innamorano delle proprie distanze, si cercano dopo essersi trovate, si amano forse, di un amore vecchio, di quelli che nel 2048 potrebbero non esistere più.

È una storia da ascoltare. Per lunghi tratti silenziosa, sussurrata. E quindi a cui prestare ancora più attenzione.
Un libro che si ascolta. Nel fruscio scuro delle pagine.

Così.

E poi gli alieni.
Perché in fondo detta così non è altro che Storia: generazioni che si accusano di essere in errore, genitori e figli a desistere d'incompresione. Ma stavolta forse no.
Forse i giovani della Nuova Convenzione riusciranno a dare un senso ai loro rapporti poliamorosi, e Dora riuscirà a dimostrare che la telepatia è il modo migliore di conoscere le persone, e Raniero sceglierà finalmente di vivere, e tutti gli altri, a naso in su a chiedersi cosa cambierà d'ora in poi in quel mondo futuro così simile a tutti i mondi passati.
Gli alieni. Come fuliggine. Che entra nei polmoni, nelle ossa, che sporca la pelle e al tempo stesso pulisce, lava, rinnova...

E noi ad ascoltare.

(Ah, non ho mai citato l'autore. Manuele Fior. Quello che ha osservato la storia per noi che l'abbiamo ascoltata. Quello che ha rubato i gesti più comuni, intimi, per sfumare di vero ogni vignetta. Quello che ha disegnato la notte e delicatamente l'ha illuminata per mostrarci come va a finire. E gli alieni.)


25.5.13

Nemmeno a me

Eiffel Towel (e che Iddio ci perdoni...)




Vabbé dai, rileggetevi il post dell'anno scorso che va benissimo.

Towel Day, 42, delfini volanti, bla bla bla. E intanto qui piove.
Ma è la pioggia di novembre, non quella di maggio. Anche il Piave ieri, invece di mormorare, borbottava come uno di quei vecchi che sacramentano mentre ti han già dato le spalle.
Ed è novembre.

Significa che arriverà un altro aprile, probabilmente arriverà, il secondo di quest'anno. Non so se sono pronto.
Non credo basterà un asciugamano per tutto questo. È che siamo bagnati dentro: pensieri, muscoli interni, illusioni. È tutto fradicio.

Questi sono giorni sbagliati, lo sanno anche loro. Ma non gli importa.

Nemmeno a me.

23.5.13

Matter more be


E' dell'altro giorno la notizia che Roberto Recchioni sarà il nuovo curatore di Dylan Dog.
[ok, smarchiamo a riga due tutte le possibili battute su Dylan Dog malato - curatore, Mater Morbi, Dylan Dog con gli oRecchioni, Recchioni? ma è curatore o culattone? Ma l'omosessualità non è una malattia, ma non è Dylan Dog a essere malato ma chi lo compra ancora, ma se è DyD allora è RoR?, ... Bene! fatto! finito!]

Dylan è probabilmente un personaggio che può ancora dare molto, anche se (e qui magari per adesso mi ci metto dentro solo io) l'impressione è di essere cambiato di più io rispetto a lui che non lui rispetto a me. Insomma, la teoria è che l'adultescenza porti comunque con sé una quota di disillusione in cui certi meccanismi, magari ci penso e dico anche quali, vengono diluiti in un eccesso di realtà (generalmente si direbbe che noi adulti non siamo più capaci di sognare, ma io non lo sono mai stato quindi il problema non si pone. E quindi è altro...)

[Dylan è uno importante. Abbiamo iniziato con lui a leggere davvero i fumetti. Quelli della mia generazione, dico. E' uno su cui tutti abbiamo un aneddoto, un ti ricordi quella volta...]

Anche se più o meno so cosa fa un curatore, nella mia testa lo vedo impegnato a rileggersi ciclicamente tutta la serie e a ripetersi a memoria le cose, i personaggi, le situazioni. Ché ho sempre pensato, se per esempio domani mi presento, che so, col soggetto del Dylan Dog 148 - Abissi di follia che non è che sia rimasto proprio impresso nella memoria (è un esempio eh, avrei potuto dire anche DD numero 1 ma mi sa che quella bomba nella custodia del clarinetto non me l'avrebbero fatta passare...) se niente niente nessuno si ricorda che c'è già stato che fanno? me lo pubblicano?
E se è la storia di un altro fumetto? O se il disegnatore ha copiato le vignette dal "Tromba" turkmeno? 
Ecco, per questo secondo me il curatore è lì che legge albi tutto il giorno...

Comunque, Roberto è bravo (lo so, bravo non vuol dire un cazzo: Roberto è competente, conosce i fumetti più di ogni altra persona che io abbia mai incrociato in vita mia, ha una passione spropositata per quel che fa, tende ad avere le idee chiare o quantomeno a far trasparire di averle, ha l'esperienza necessaria per seguire una strada ed eventualmente per modificarla se necessario, anche se non sembra sa ascoltare, è polemico di quella polemica intelligente e una critica, fosse anche la peggiore, non cade mai a vuoto, insomma mentalmente se la segna, gli rimane e se può ne fa uso. E' uno che si fa gli esami di coscienza. Magari a volte viene bocciato, ma se li fa. E in più ama smodatamente Dylan Dog (nessun riferimento a riga due), davvero, di quell'amore che genera protezione, con gli occhi forti di quando ti scagli a difesa di qualcosa in cui credi).
[che detta così pare che mi stia simpatico, in realtà no (ma questo vale anche per una buona parte dei miei amici. Amici amici, dico). Roberto è una persona così diversa da me da riuscire addirittura a non starmi sul cazzo anche se dovrebbe, insomma, non so se traspare ma è una cosa positiva. Cioè, per me. Che quando a Bologna ci siamo visti e mi fa "Vedi, stavolta ti ho riconosciuto" io volevo rispondergli "Veramente è la prima volta che ci vediamo" ma non l'ho fatto. Ecco, questo è quel che intendo per cosa positiva.]

E niente, tutto quel che può interessarvi su pensionamenti, esclamazioni, eliminazioni, tariffe, cellulari e quant'altro cercatevelo in rete, che tanto se n'è già scritto fin troppo. Fin troppo a cazzo, intendo.
(e quindi no, in questo post non ci sarà
- l'elenco delle nuove esclamazioni di Dylan Dog
- l'elenco dei personaggi che moriranno in Dylan Dog
- la dichiarazione dei redditi di Dylan Dog pubblicata in nome della trasparenza
- l'elenco degli scontrini giornalieri di Dylan Dog, così da scaricarli dalla diaria
- il modello del nuovo cellulare di Dylan Dog
- la descrizione del nuovo look di Dylan Dog che si taglierà le basette
- il libro delle nuove ricette vegetariane di Dylan Dog
- i risvolti peccaminosi sulla convivenza di Dylan e Groucho
- varie ed eventuali (soprattutto riguardanti: abuso di superalcolici alla frutta, figli segreti, tatuaggi mai visti, meccanici miracolosi e di nuovo sconcertanti rivelazioni su quella cosa della bomba nella custodia del clarinetto)

Io di mio sono convinto che Roberto farà un lavoro ottimo.
Non piacerà a tutti (forse nemmeno a me, però la differenza tra una cosa ottima e una cosa che non mi piace la so ancora distinguere [cioè, non tutto quel che mi piace è ottimo e non tutto ciò che è ottimo mi piace]), probabilmente molti nemmeno si accorgeranno che qualcosa è cambiato, altri se ne accorgeranno e romperanno il cazzo, qualcuno sarà già lì che aspetta al varco.
Forse inizialmente ci saranno più rivoluzioni fuori che non dentro gli albi, nei modi di rapportarsi con chi legge, nel cercare di dare un senso a quel che succede, nel comunicare l'idea che c'è alla base del (auspicato) cambiamento.
(che poi si è mosso Sclavi in prima persona e tutti siamo ahhhhhh. Anzi AHHHHHHH...)




Proprio perché so che Roberto farà un lavoro ottimo non gli faccio gli auguri. Non servono.
Però i complimenti sì.

Sorprendimi.




21.5.13

Uccelli di robot


Sollecitato da una parte delle frequentatrici femminili di questo blog (la parte più deleteria per la mia salute mentale, ci tengo a sottolineare) ho deciso di accogliere una serie di richieste che mi avevano presentato e di scrivere un post su quello che, secondo loro, è un argomento interessante e degno di nota.

Io, sinceramente, non riesco a trovarlo così affascinante. Ma tant'è.

Ecco dunque quel che sono riuscito a mettere insieme sull'argomento che mi hanno coercitivamente imposto:
Grossi Uccelli!

Che io dico, cosa ci potrà mai essere di avvincente in 'sti robi? Cioè, a parte le dimensioni cos'hanno? Manco volano... Comunque, mi è stato chiesto e oggi mi sento gentile. Tutto lì. Vediamo 'sti grossi uccelli


Il Moa.


















Presente quando vi dicono che a essere troppo buoni finisce che la si prende in culo?
Ecco, al moa 'sta cosa non l'aveva spiegata nessuno.
'sti uccelloni arrivavano quasi a quattro metri d'altezza e non avevano le ali (ma proprio niente niente, tant'è che erano buoni anche perché non riuscivano a commettere atti impuri...)
La femmina era molto più grande del maschio, pesava tre volte di più. Però era talmente buona che non se ne lamentava di continuo.
Fatto sta che appena sono arrivati i Maori in Nuova Zelanda si son visti 'ste gallinone aspettarli al check-in con appeso al collo il cartello 'Songhe ie' 'Mangiami', e canticchiando 'il moa non è un animale intelligenteeee...' se li son spazzolati via tutti.
Ah, ne era sopravvissuto uno. Eccezionalmente furbo. Si è dovuto ricorrere a mezzi eccezionali per abbatterlo.

Il dodo.


















Vabbé, del dodo è inutile parlare che tanto sapete già tutto.
Questo colombone delle isole Mauritius si è estinto nel XVII secolo ma continua tuttavia a essere presente nell'immaginario collettivo.
































Comunemente si è portati a pensare che i dodo ce li si sia mangiati tutti e per questo siano estinti. In realtà gli olandesi li chiamavano walgvogel, che secondo wikipedia significa "uccello disgustoso". In realtà il neerlandese è lingua sintetica ma molto espressiva. Basta fare un giro sul traduttore di Google per deliziarsi del significato originale della parola.

Comunque sono tutti concordi nel vedere nella sua scarsa mobilità e nel suo essere grasso da far schifo, gli elementi determinanti della scomparsa di questo pigro uccellone da 40 kg. (in luogo decisamente marginale quindi il fatto di averne completamente distrutto l'habitat, introdotto specie antagoniste quali cani, ratti, scimmie e aver utilizzato le uova per delle grosse grosse frittate. Si sono estinti perché non andavano in palestra, 'sti ciccioni di merda.)

Altri uccelli veramente enormi?

Il du.













Troppo grosso e non volava: estinto.

L'Aepyornis

















Troppo grosso e non volava: estinto.

L'ornimegalonyx.


















Troppo grosso e non volava: estinto.

E il kiwi.











Ok, il kiwi è un uccello piccolo. Però non è estinto.
Magari non vola però fa delle uova che sono grandi quanto il 25%  del suo corpo. E' tipo, in proporzione, l'uccello che fa le uova più grandi al mondo. Come se una gallina facesse un uovo sei volte più grosso. (sì, ha fatto male al culo anche a me pensarci).
Sappiate che negli ultimi giorni prima della deposizione la kiwa deve stare a digiuno perché internamente non c'è più spazio per lo stomaco. In pratica il kiwi è la custodia del proprio uovo.
Insomma, è piccolo però in proporzione è meglio di uno grande. E non è estinto.

Vabbé, detta così sembra quasi una pubblicità progresso. Donne, meglio l'uccello piccolo che rende di più... (che poi, lo dico contro il mio interesse eh. Si sa che i blogger, insomma,

Ok, spero che adesso non saltino fuori le solite deluse.

La prossima volta, se la fortuna ci assiste, si parlerà di kakapo che è tipo uno dei pappagalli più fighi del mondo.

Fine.

18.5.13

Niente


Com'è quel detto? Siamo quel che mangiamo...

Io oggi non ho mangiato. Apporto calorico: niente.
Io oggi sono niente.

Ieri ero un tozzo di pane. Martedì scorso un lusso: c'era mezza cassetta di mele tra i rifiuti.
Che il concetto di marcio è sicuramente da rivisitare in questi frangenti.

E martedì io ero quei rifiuti, tutti. Perché seduto in quell'angolo ho peccato di voracità.
Ed ero quel rifiuto.
Siamo quel che mangiamo, in fondo.

Ma tra un rifiuto e niente, credetemi, è ancora meglio il rifiuto.
Per oggi almeno.
Domani. Domani non so, forse arriverà il giorno in cui abbandonarsi al niente diventerà la soluzione migliore.

Davvero, non mi sento nemmeno di chiamarla sfortuna.
Alla fine li ho fatti io i miei errori. Miei.
Ci fosse stato qualcuno a farli per me. I miei errori.

E in più ho peccato di voracità, ieri, seduto in quell'angolo a sputare morsi putrescenti delle mele.
M'avesse visto Dio. Ma non mi guarda.
Non l'ha fatto finora, non inizierà di sicuro per qualche mela mangiata troppo in fretta.
Qualche mela marcia mangiata troppo in fretta.
No, lui finora non c'è stato. E io non sono uno abituato a chiedere troppo.

Nemmeno l'elemosina.

Mi spiace, ma umiliarsi no!
Però quella volta per una mela s'è incazzato, ma dicono che era solo sbagliata la traduzione.

Già. Vorrei che lo fosse anche per me. Sbagliata la traduzione, dico.
Magari la parola giusta era "felicità" e chissà come l'hanno tradotta "miseria". Se fosse basterebbe correggere.
Tirare un segno. Stampare una nuova edizione.
Destinato alla felicità.
Sentite come suona meglio.
Già meglio.
Non sento nemmeno più la fame. Solo il freddo.

No ecco. Eccola la fame.
Sarà che oggi non ho mangiato niente.
E se davvero siamo quel che mangiamo, ecco, ecco quel che sono.

Io sono niente.


17.5.13

Mondofobia


I pinguini di Adelie si accoppiano con altri maschi, con pulcini o femmine morte, e arrivano addirittura a formare delle gang e compiere veri e propri stupri.
Le renne siberiane si drogano consapevolmente ingurgitando avidamente funghi allucinogeni.
Le mantidi religiose praticano il cannibalismo sessuale.
Il ratto talpa affida la procreazione dell'intera colonia a un'unica femmina equiparabile quindi alle api regine.
Gli elefanti si ubriacano con l'alcol di frutti fermentati.
Il cuculo abbandona le proprie uova in altri nidi. Appena nato il piccolo cuculo provvederà a sbarazzarsi delle altre uova e si proclamerà figlio unico di genitori adottivi.
I leoni uccidono i cuccioli per non dover aspettare i due anni di svezzamento per scoparsi le madri.

E vabbé, la storia è sempre la stessa. Anche quest'anno è la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia etc etc etc.

Niente. Volevo solo prevenire il fatto che saltasse fuori il solito idiota a inorgoglirsi di "CONTRONATURA".

Perché, parliamoci chiaro, lo stesso fatto di essere avvenuta pone una cosa in una posizione diametralmente opposta al contonatura.

Gli uomini che volano sono contronatura.
Scrivere è contronatura, che saremmo nati con le biro al posto delle dita se la natura avesse voluto che scrivessimo.
Un rito cannibale che prevede di smembrare e inghiottire ogni domenica il corpo di un cazzo di zombie è contronatura.
Una macchina che parla e che chiami con l'orologio è contronatura, cazzo, Supercar è contronatura.
Quelli davanti a te alla Cassa Amica dell'Auchan sono contronatura, porcatroia non è che i prezzi vengono letti per magia: il codice a barre devi passare!

Ecco, due persone che forse si amano o che decidono di fare il cazzo che vogliono dei loro corpi adulti e consenzienti, beh, a me suona meglio di gang di pinguini che si fottono i corpi delle loro madri morte.

E allora vale tutto, e allora la pedofilia, e la zoofilia, e la berlusconifilia, e le foibeeee?
Quel che vale è lo stato di diritto, le leggi che i cittadini si danno e che si obbligano a rispettare essendo parti attive di una comunità. L'obbligo della maggiore età per il matrimonio è stata introdotta nel 1975. Prima tutti pedofili? Ovviamente no, è il contesto sociale che influenza l'etica e le regole (di sicuro non la natura) e i contesti sociali in un mondo sempre meno isolato, osmotico, globalizzato, evolvono e (si spera) tendono a diventare più maturi.

Ci sono al  mondo società poliandriche, poliginiche, monogame e gente che sta tutto il giorno su internet a farsi le seghe. È la vita, e non mi risulta che vivere sia contronatura.

Ah, che a nessuno venga in mente di iniziare a citare passi della bibbia o del corano o di qualche altro sedicente testo sacro che non sia un qualche Dylan Dog di Sclavi, perché può succhiarmi abbondantemente il cazzo. (sì, è tollerato fingersi di essere un invasato religioso e citare a vanvera parti del deuteronomio con l'unico intento di succhiarmi il cazzo [intendo donne eh, brutti fro... no, questa non era proprio il caso di dirla]).

E niente, speriamo che gli omosessuali non possano mai sposarsi. Aboliamo 'sto cazzo di matrimonio, per tutti dico, che siamo persone adulte e se ci date la possibilità ci arrangiamo noi a decidere a chi dare l'eredità e chi deve venire a trovarci in ospedale e tutta quella pletora di diritti che adesso ci si concede soltanto come contrappasso per l'aver contrattualizzato il nostro cercarci.

Ecco basta, che per oggi mi pare di aver già dato dell'idiota a un discreto numero di coglioni.

16.5.13

Imperfetto orario



Ho un'amica che scrive da Hong Kong. Cioè, ogni tanto mi scrive, quando non lo fa un po' mi preoccupo, mi viene sempre da pensare che le sia successo qualcosa o che non stia bene o che un enorme calamaro gigante sia sbucato dal porto sollevando le navi cargo con un solo tentacolo e avvinghiandosi ai grattacieli staccandoli dalle fondamenta come pirulini del master mind.

O tutte e tre insieme.

Mi scrive spesso da domani. Da quel foglio del calendario che qui dev'essere ancora strappato.
E a pensarci è proprio da lei, anticipare la vita, affrettarsi verso un'impazienza di futuro.

Ho anche un amico che mi scrive da Cùcuta, Colombia.
Altri tempi, altri secondi scanditi da lancette pigre, confuse nell'ombra corta del loro procedere.
Quando mi scrive le parole sanno di terra e fango, di capelli sporchi e vociare sparso, sono lente quasi a rifuggire dall'incombenza del procedere. Ahorita. Che è indefinitamente meno di adesso.

Mi scrive da ieri.

E a pensarci magari sono io a essere sempre nel posto sbagliato.

Che poi mi metto a osservare la linea internazionale del cambio di data e mi perdo

E mi chiedo quanto dura effettivamente un giorno, che quando al di qua della linea inizia il 16 maggio al di là è l'1.00 del 15. A partire da lì le ore si inseguono, il 15 aveva già dato, già percorso le sue 24 ore da contratto, eppure procede, imperterrito, come quegli eroi che poi alla fine muoiono dopo aver salvato il mondo. Dunque quante ore dura il 15 maggio? Sono 47? No davvero, non sono bravo con i calcoli, quando mi chiedono quanti anni ho dico loro l'anno e che si arrangino.

Guardo quella linea e scandisco sulla punta delle dita le ore che passano, con la mente il numero dei giorni, ma mi perdo sempre.

E così penso a Tonga, che è un +13 e lì il giorno arriva prima che ovunque. E la gente cammina sulla corda tesa dietro a cui inizia il tempo.
Oppure a Kiribati che prima di far deragliare la linea la subiva, tagliati a metà dal bisturi del calendario. Con gli uffici costretti a parlarsi solo nei quattro giorni feriali comuni a entrambe le parti.
E a quei luoghi in cui basta un passo per ringiovanire o invecchiare, e seduti su un sasso si può osservare il giorno che incede, che ci assale senza mai raggiungerci, come quelle belve che strisciano le zampe sul vetro delle gabbie che le separano da noi.

Ne scriverei, ancora, se potessi. Di Magellano e delle Filippine, dei secondi intercalari, di meridiani e antimeridiani, della Nuova Zelanda a forma di stivale che è agli antipodi dell'Italia, della precessione degli equinozi e dell'aberrazione delle stelle fisse. Ne scriverei.

Ma non ho tempo.

14.5.13

Sapessi com'è strano...



Questo, si sa, non è proprio quel tipo di blog che uno si mette lì a dire cos'ha fatto ieri sera e che bel sole che c'era e sapeste anche l'arcobaleno.
Foto che mi ha mandato un'amica, che io non c'ero

Sabato però mi è capitato di essere a Bolzano e siccome non ho voglia di scrivere, stavolta faccio il blog fotografico.
Bolzano è tipo uno di quei non-luoghi come i centri commerciali, che gli Italiani pensano di essere in Austria, gli Austriaci in Italia e i Bolzanesi in uno spaziotempo alternativo dove l'esercito Prussiano ha appena conquistato gli Stati Uniti d'America.

(che la signora del pub dove siamo stati mi ha fatto sentire proprio a casa. Mi ha trattato di merda uguale! [questa battuta è rubata, lo ammetto, ma dato che una volta mi sono scopato quella che l'ha detto, per osmosi è come se fosse mia.])

Comunque Bolzano è quel posto dove la gente c'ha attaccato al proprio palazzo questo

Nel condominio mio ci si scanna perché il bordino della ringhiera è di una gradazione di marrone di un mezzotono differente da quello dell'ultimo piano. Per dire.



La scusa ufficiale era questa

ma in realtà era solo una copertura per questo
Io ho chiesto l'impepata di cozze ma mi hanno guardato male!

A dominare il tavolo del ristorante c'era questo

Che mi ricordava qualcosa, poi ho capito. Insomma, Bolzano è la terra di quel montanaro rattrappito di Otzi

Vi faccio il fotoconfronto

Del perché Brad Pitt ce l'abbia tatuato sul braccio mi è cosa ignota

Ma essendo lui assieme ad Angelina Jolie e non io, c'ha sicuramente ragione lui.

 Comunque, per chi volesse fare il turista: cittadina tipicamente alpina, con alcuni optional non indifferenti
Attento ai denti!

La stazione di pompaggio mi ricorda il 'locale pompe' che c'era nel posto dove lavoravo prima.

Naturalmente, mai entrato...

E niente, a parte le pubblicità di dubbio gusto con la Santanché e i suoi carlini rifatti


L'unica cosa che mi ricorderò di Bolzano sarà questa
Pericolo ciclisti ninja urlanti


11.5.13

Lussato sicuro


C'è un momento che proprio non sopporto.
Se sento di dover scrivere qualcosa, dico, c'è un momento che davvero mi risulta inevitabilmente fastidioso.

E no, non è quando proprio l'idea non arriva, magari. Che quando l'idea non c'è il cuore fa presto a mettersi in pace e la testa se ne preoccupa ben poco, anzi, quel vuoto a modo suo è il beccheggiare dolce che la culla verso una sorta di pace terrorizzata, la guerra fredda dei pensieri.

No, il momento a cui mi riferisco è quello in cui hai più di un'idea che spinge irrequieta per uscire. Più di una. Ma tutte son solo abbozzi, sensazioni, intuizioni da sviluppare. Ma ignare di tale prematurità tutte lottano per sfondare la porta della realtà e attraversarla per diventare parole. Sono stupide le idee, le mie intendo, non capiscono che dovrebbero rimanere lì, completare la loro gestazione, maturare.

E invece no. Spingono.

Mi ritrovo così a pensare che le domande sembrano più acute quando le fai attraverso il layout dei messaggi dell'iPhone. Sembra impossibile eh, eppure quando te le vedi scorrere su facebook lo senti quell'austerità che le pervade. Potresti chiedere ogni cosa tramite un sms con l'iPhone, ne sono convinto.


Poi c'è lui: il clamidoforo troncato.
Che anche se non sembra, la rete è in fermento, la gente si chiede
E novità ce ne sarebbero anche. Che avrei voluto spiegare al mondo un po' di teorie sulla nascita di questo strano animaletto. Alla faccia di Darwin e quella sua strampalata teoria delle bestie che si evolvono.
Ché il problema vero non è se l'uomo discenda dalla scimmia, ma come ha fatto a salirci, che mica stanno ferme 'ste scimmie. Cioè, l'ha legata? E se discende da una scimmia legata, perché non siamo legati anche noi? Eh?

Comunque, per il clamidoforo è ancora troppo presto. Non è maturato.
 
Quindi?
E quindi un cazzo, che domattina mi alzo alle sei e mezza e c'ho anche da guidare.
Che poi se non dormo mi addormento e cado e mi lusso una spalla e non riesco più a scrivere.
Che è un lusso per modo di dire a 'sto punto che mica è bello avere una spalla fuori uso. E nemmeno non riuscire a scrivere.

Poi ne parliamo.

8.5.13

Parole, parole, parole: Mamihlapinatapai


Come quella volta (ti ricordi?) che il gioco era consumare l'aria intorno a noi, e la linea che univa i nostri sguardi era una miccia che divorava famelica quella distanza infinita.
E attendevamo il frastuono dell'esplosione, già lo si pregustava riecheggiare tra le stanze vuote delle nostre solitudini, svuotate dal quel ladro maleducato del tempo, razziate dall'orda scomposta delle nostre futili illusioni. E invece solo silenzio.

Come se fossimo nello spazio.
Come se fossimo noi lo spazio.

Mamihlapinatapai, l'avresti detto di sicuro al tempo, ad averlo saputo dico, l'avresti detto con quella smorfia indagatrice di chi chiede una conferma, l'avresti detto incespicando sulle lettere e ridendo. L'avrei ascoltato solo per sentirti ridere, lo ammetto.

"Guardarsi reciprocamente negli occhi sperando che l'altra persona faccia qualcosa che entrambi desiderano ardentemente, ma che nessuno dei due vuole fare per primo", l'avresti imparata a memoria pur di raccimolare una scusa per quel che stava accadendo.

Che il mio passo è già guardarti, già ho consumato il fiato e le speranze e i dubbi solo nel pensarti. Non ho gambe o vita o stupidità per essere primo.

Non so nemmeno essere ultimo, non adesso, non sulla corda instabile che il fato sta filando intrecciando i nostri sguardi.

E rimaniamo lì, sospesi, senza nemmeno parole. Solo silenzio.
E lo spazio. Noi.

7.5.13

Sapessi come è strano...


Qualche mese fa, in preda a un impeto estatico dettato probabilmente dall'abuso di estathè, ho fatto riferimento a un post che millantavo di aver scritto e che si intitolava "101 cose da fare a Carmaidano".

I più solerti frequentatori di questo blog hanno subito fatto notare che quel post in realtà non era mai esistito (ovviamente il fatto che non fosse esistito non precludeva la possibilità che sarebbe esistito in futuro, ma non era questo il punto, quel post esisteva già in un futuro passato e per questo era necessario considerarlo come avvenuto e non come avvenente. [che poi, anche se non avvenente, era comunque un post di tutto rispetto, insomma un tipo, cioè, simpatico direi. Era un post simpatico e a suo modo un post traumatico {il trauma derivava/deriverà dal non poterlo collocare effettivamente in un determinato periodo temporale. Ma queste sono cose che interessano solo a noi appassionati}]).
(ah, in realtà non se n'era accorto nessuno. Tutto da solo devo fare in 'sto cazzo di blog!)

Comunque, non mi metto di sicuro a citarvi tutte le cento e una cose che venivano suggerite (saranno suggerite/sarebbero state suggerite), ma almeno 5 lasciatemele citare.

Ehm, ehm. Titolo: Le 5 cose da fare a Carmaidano almeno una volta nella vita.



- arrampicarsi a mani nude sul 'Bigolo del Gigante', immenso torrione innalzato dal 1563 al 1851 con i residui dei moccoli delle candele dell'intero paese.


- visitare la Sala della Sbrodolosa nel convento adiacente alla chiesa di Santa Frenula. Spostandosi da una parte all'altra della stanza (vecchio refettorio del convento) si può ammirare un curioso effetto ottico tromp l'oeil che riguarda le gambe della santa, che appaiono chiuse o lascivamente aperte a seconda del punto di osservazione.


- fare il bagno nel Catino del Diavolo, uno stagno situato alle pendici delle colline prospicienti i quartieri più a nord del paese. Nell'acquitrino sopravvive (proprio grazie al periodico immolarsi di qualche sprovveduto) una specie autoctona di sanguisuga, la mignatta squalo di Carmaidano (detta anche mignatta John Holmes). Dal 2003 è specie a rischio estinzione ed è in essere un progetto del WWF che raccoglie volontari che si immolano entrando nello stagno e facendo da pasto a questi anellidi che raggiungono anche i 30 cm. Generalmente per ogni ciclo di suzione viene estratto ai coraggiosi amanti degli animali dai 150 ai 500 ml di sangue.


- assaggiare la Meringata di Milza, il dolce tipico di Carmaidano. Preparato in tutte le case il giorno di Santa Frenula (che, se non si fosse capito, è la protrettrice della città), si può trovare tutto l'anno nell'unico bar del paese "L'àida". La torta è composta da due dischi di meringa che contengono una mousse fatta con  milza di cinghiale, miele e semi di zucca macinati. Il tutto viene ricoperto con una crema di caglio e zucchero.
Dicono sia buonissima.


- partecipare all'annuale torneo di Lancio della capretta. Ovviamente non si tratta di una capra vera ma di un pupazzo fatto di piombo avvolto da rovi e filo spinato e con due lame da falce al posto delle corna.
I partecipanti si posizionano a 15 metri l'uno dall'altro e iniziano a lanciarsi la capretta. Chi la fa cadere viene eliminato. Da 4 anni il campione in carica è Niels Bomminger, un islandese monco che arriva appositamente ogni anno dall'Australia, paese in cui vive e in cui si allena.

Fine.

Per le altre 96 cose da fare compratevi il libro.

(ci tengo a precisare che non ho percepito alcun compenso per questo post, è solo una raccolta di esperienze e non intende quindi essere in alcun modo un intervento pubblicitario sponsorizzato dalla pro loco di carmaidano. Vorrei anche precisare che non c'è stato nessun incontro personale tra me e l'assessore al turismo di Carmaidano Marika Spengilume. Nessun incontro e soprattutto nessun atto sessuale nella sala consiliare del municipio, sotto alla statua di Onorio Spegilume (nonno). Nessuno. Ci tenevo a precisarlo.)

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