30.4.13

Fasterchef


C'è stato un tempo in cui gli amici di questo blog tenevano una rubrica di cucina chiamata Facecook.
Era una roba di ricette fatte un po' a caso, tipo che apri il frigo e prendi tutto quel che scade entro due giorni, ci metti qualche spezia, butti tutto in forno et voilà, ti inventi un nome complicato e tutti sono soddisfatti.

Conato di lepre su una ratatouille di carpa stellata e tuberi sconvolti in marinatura d'antan.

A dirla tutta, era tutto troppo complicato e c'era decisamente bisogno di rapidità, snellezza, asciuttezza: fastfastfast food. Il mondo gira veloce, i tempi sono sempre più ristretti, siamo tutti single anche quando siamo in coppia. Per rispondere a questa esigenza di dinamismo ecco che abbiamo elaborato Fasterchef.

(Vabbé, in realtà c'avevo solo un uovo in frigo, e le uova si sa sono velocissime da cucinare! Di necessità virtù...)

Allora, prendiamo l'uovo e separiamo il tuorlo dall'albume.

Ormai, per fare i fighi, il tuorlo lo separano tutti con la bottiglietta di acqua Panna impugnata come i fucili dello zaino protonico dei Ghostbusters


In realtà la tecnica che preferisco io è quella della Sacra Separazione del tuorlo Hokuto.

Lo chef Cracco Shiro

Mescoliamo in una ciotola quattro cucchiai di sale e quattro di zucchero.

Ora, adagiamo il tuorlo su una spessa base di questa mistura e ricopriamolo interamente con la restante.




Lasciamolo lì, magari in un luogo asciutto, per circa 4-5 ore.

Nel mentre fate altro, leggetevi un libro, datevi lo smalto alle unghie, invadete la Polonia. (vi direi anche fate all'amore, ma 4-5 ore in effetti son pochine. Vabbé, fate i preliminari. [questo è un messaggio subliminale che ammicca alle casalinghe, naturalmente. Ho 36 anni, sono alto un metro e 86 e ho le mani grandi.]

Trascorso tale periodo ritornate alla vostra ciotola e iniziate a scavare. Come Paperone nel Klondike. Come un casaro nel caglio. [Casalinga...]





Prendete il tuorlo e passatelo sotto l'acqua fredda per ripulirlo dalla marinatura. Non si rompe, non preoccupatevi.

Ed eccolo qui
Foto con l'unico intento di mostrare la grandezza della mano, casalinga. Immagina che quel tuorlo sia... vabbé, immagina.

Tuorlo d'uovo marinato, ricetta velocissima, successo assicurato.

Duro fuori, liquido dentro... casalinga. E tutto in sole cinque ore.

E niente, si chiude qui la prima puntata di Fasterchef, ricette rapidissime per la frenesia della vita moderna.
Dalla prossima puntata forse avremo degli ospiti.

(lo sapete vero che non ci sarà una prossima puntata?)

29.4.13

Acredine


Siamo tutti stanchi. Lo si nota.
Mi capita di percepirlo girando per i blog, non lo faccio spesso, non partecipo, non scrivo, non lascio in ostaggio link da barattare con questa velata asocialità.

Ogni tanto mi chiedo come faccia la gente, gente, ad azzuffarsi così meticolosamente nei thread di un forum, tra i commenti di facebook, nella costrizione di un tweet... Ci metterei anche una punta di invidia se ne avessi, che proprio non mi viene. Menefreghista forse, disappassionato. Magari solo incostante.

Che viene poi da chiedersi 'sta gente, gente, ma il tempo, la voglia, la perversione mentale per enucleare, sviscerare, dibattere, rintuzzare... Sì, ho capito. Sono io. (segue dibattito).

C'è che ogni tanto si riusciva anche a farsi due risate con certi post, miei dico, mentre ultimamente boh, che forse era boh anche prima e ci siamo solo aperti gli occhi. Non ho ancora parlato in seconda persona, sembrerebbe essere un buon segno.

Di cose che mi hanno fatto ridere di recente ho visto questa.

Con la scala. Da solo. E perlopiù con quella smorfia di arroganza di quello che dice: mi tocca fare tutto a me, spostatevi, faccio io, e non provate a scendermi, dammi il martello tu: ecco così si crocifigge. Chi fa da sé fa per tre! (svelato il mistero della trinità).

Eccolo il vero inciucio! Secoli e secoli a dare la colpa a questo o a quello, e poi si scopre che ha fatto tutto da solo.

Da non crederci, direbbe Tommaso.

E approfitto di questa liaison per mettere a caso delle rappresentazioni dell'incredulo Tommaso, così tanto per dimostrare che anch'io non ho un cazzo da fare eppure non mi viene di andare a litigare nel web 2.0 (che a noi che arriviamo dall'1.0 'sto passaggio di grado non c'ha mai convinto del tutto)

- Ecco vedete, adesso che ho insaponato la mano soffio sul palmo et voilà: le bolle!
- Ohhhhhh!


 - Senti che addominali. Queste son 3 ore al giorno di crunch altro che integratori e pane azzimo. Ora mi tolgo l'asciugamano della sauna e ti mostro gli adduttori!


- Ma è un braccio o una lampada della Floss? C'ha il buco per la lampadina, direi lampada.
- Luce da luce.



- Fammi annusare 'sta ascella, che non basta depilarsela bisogna anche lavarsi ogni tanto. Che dopo la gente pensa che siamo dei buzzurri... Mi fai sempre vergognare!
-  Ma è un after hour punk. Se non sei sporco i buttafuori ti rimbalzano...


- Nooo, il vecchio gli sta facendo la mossa dei cento colpi di Hokuto
- Non succede niente. Non esplode.
- Gesù c'ha gli organi interni invertiti come Sauzer
- Nanto subito!

- Ecco qua, i due sesterzi son spariti
- Fammi vedere le mani. Ohhh, ma c'ha i buchi! C'è il trucco...
- Ridammi i soldi o ti attacco al muro! (ahahahaha)

- Prova a puntarmi di nuovo il dito contro e te lo spezzo!
- V-va bene, Undertaker...

26.4.13

La prova del no


Ma il punto è: qual è la soluzione migliore?
Anche a fidarsi del proprio istinto, della propria esperienza va sempre a finire che qualche eccezione s'impiccia degli affari nostri. Quella variabile che per scarto probabilistico diffidi sempre dal contemplare.

Che mica serve essere Popper o tacchini per capire che le serie spesso non sono così serie.

E quindi, a volerla sapere davvero 'sta soluzione migliore, che si deve fare?
Magari la prova del novero, direbbe qualcuno.

La prova del novero funziona che dato A la soluzione migliore B è scelta tra tutte le varianti che vanno da A ad A. (e si sa quanto ci può stare tra una cosa e sé stessa).

Se per esempio avessi voluto scrivere che so un post intitolato "Il sonno della ragione genera mostri", per costruirlo al meglio mi sarei dovuto porre il problema di come sarebbe stato invece scrivere "Il sogno dell'arancione genera mosti" con la storia di un Hare Krishna che inizia a produrre vino, oppure "Il sorcio della regione venera chiostri" su una specie di ratto autoctona che vive prediligendo i chiostri dei conventi e si nutre essenzialmente di ostie non consacrate, e magari "Il giorno nella frazione genera tosti" sulla durezza della vita di periferia e su quanto ti tempri (vaghi accenni a Ramazzotti). [considerata ma scartata "Il sommo della frizione genera tosti" perché ritenuta troppo volgare].

Ecco la prova del novero è così, conviene provare tutto, non fermarsi alla prima sensazione procedere. La prova del novero alla fine mica serve per trovare la soluzione migliore, ma per rivalutare le  peggiori. Che poi è un po' dire che serve a vivere.

Ah, e per la cronaca la prova del nove non è che sia poi tanto migliore eh.
Avete presente quella cosa che alla fine di un'operazione ci metti una bella croce sopra? No, non quando sbagli che cancelli, no, proprio quando fai la croce tipo aiuto aiuto Dracula e ci metti i numeretti secondo regole alchemiche tramandate di generazione in generazione, maestraaaa!

La prova del nove funziona grazie all'aritmetica modulare. Ma tipo i Greci che non conoscevano la matematica modulare conoscevano la prova del nove. Quindi è nato prima l'uovo o la gallina? (l'uovo. Di dinosauro.)
Comunque il modulo 9 permette di calcolare la congruenza del numero semplicemente sommando le sue cifre fino ad ottenere la radice numerica, anziché operando la divisione per 9 per ogni termine.

Cioè, se tu sommi le cifre del primo numero e le moltiplichi per la somma delle cifre del secondo numero ottieni la somma delle cifre del risultato della moltiplicazione dei numeri originari. Che per noi profani è uguale al teorema di Pitagora visto da qui.

Comunque, in caso di esito negativo possiamo essere certi che il risultato è sicuramente sbagliato. In caso di esito corretto abbiamo invece l'11% di probabilità, una possibilità su 9, che sia un falso positivo.
Vatti a fidare!

Che ad aver saputo prima che la prova del nove è una cazzata e che potevano esserci dei falsi positivi, beh, magari avremmo visto tutto da un altro punto di vista.







23.4.13

Revisionismo stoico



E ricordi quella volta che mi hai guardato?
Non era forse un ti amo quello?

Pareva non dovesse finire più, il nostro primo sguardo.

Che poi sei stata brava, lo ammetto. Poi.
A riabassare subito gli occhi, a sperderli nel tuo da fare. Un libro forse, non ricordo. Non ricordo perché tutto si è fatto più confuso in me dopo quel nostro sbirciarci breve, quell'inciampare dell'anima sulla corda tesa del tuo osservare.
Breve. Eppure inevitabilmente profondo, delicato e squassante al tempo stesso.

Non trovi che ci siamo già scambiati tutto ciò che siamo con quel primo sguardo?

Chissà se è stata timidezza, oppure un'inesplorata indecisione, che ti ha portata a non badarmi da lì a seguire. Chissà... Ché le capisco certe pressioni del nostro intimo pensare, l'arrovellarsi delle notti soffocate dall'afa pesante dei dubbi, delle incertezze.
Ma quale incertezza avrebbe dovuto mai esserci? L'hai letto anche tu quel ti amo pungente sospeso sul ramo di quei pochi secondi? L'hai letto di sicuro, eppure adesso pare che tu non l'abbia mai vissuto. Sei brava a ignorarlo, l'ho già detto. Come fai? Davvero mi chiedo com'è che fai, ché io non vivo più da allora, non vivo da quanto grande è questa cosa. E tu la ignori... Come fai?

Nonostante quello sguardo, dico. Te lo ricordi quel nostro primo sguardo?
Era carico di ti amo, l'ho pensato da subito. Sei stata brava a ignorarmi poi.

Ma forse il nostro destino è questo, chissà quanto mi hai voluto e non hai mai osato. Chissà...
Forse il nostro destino è questo, condannati ad amarci senza averci. Da quel primo, unico, sguardo.

Chissà come fai, tu?

21.4.13

Amor vincit omnia


E niente. Io c'ho visto un qualcosa di caravaggesco.
E vorrei che mi rimanesse solo questa immagine di quest'ultimi giorni. Ma non sarà così.

La cosa che più mi ha fatto riflettere è che tutti, dico tutti, prigionieri tra le infinite pareti del nostro conosciuto, ci illudiamo di essere maggioranza. Alcuni addirittura lo proclamano, lo reclamano.
E non riusciamo a renderci conto che la maggioranza è un'altra e non è qui.

La democrazia rappresentativa ha lo stesso grosso problema della democrazia diretta: quando non esprime la nostra volontà è sbagliata. Addirittura corrotta, marcia, antidemocratica.

Il fatto di avere sempre ragione purtroppo ci espone alle ritorsioni dei poteri forti, le monadi spietate dei partiti, delle case farmaceutiche, dei governi. E in tutto questo ci allontaniamo dalla dimensione terrena che ci dimostrerebbe che sono anch'esse persone, anch'esse a recriminare la loro porzione di ho ragione io, anch'esse a osservarci inveendo contro l'inopportuna ed evidentemente ingiusta prevaricazione dei nostri diritti sui loro.


Circostanza. Crasi.


Scrivere con costanza non è un vezzo, ma nemmeno una necessità.
O meglio, non è un vezzo ma nemmeno un obbligo. Non lo farei per mesi, e non mi taglierei la barba.

Pur rintuzzando generalmente le abitudini, soffro della deludente esigenza di seguirle come chiodi da ferrata, specie questa e specie ora, che appena devio da quella via sento sfuggire dal proprio equilibrio il centro gravitazionale su cui permango, come a fare qualche passo all'interno dell'occhio di un ciclone e sentirsi improvvisamente trascinati su. (siamo ancora in Kansas, siamo ancora in Kansas, siamo ancora in Kansas...)

Le mete sono sopravvalutate. La loro univocità è svilente e poco importa che incarnino lo stare bene o lo stare male, o qualsiasi altra sfumatura di stati d'essere che si possa incastrare tra i due. La meta ha una monolitica concordanza con sé stessa e ciò le basta.

Abbandonare il torpore in cui vacillano gli intenti per incidere sul muro di questa cella un segno che indica un altro giorno, beh, è sfuggire dalla tentazione di eludere la confortevole imprudenza di quel chiodo piantato nella roccia.

Pochi passi nell'occhio del ciclone e sei su, pochi passi lontano dal chiodo e sei giù.

I percorsi qualcosa significano, non quelli che decidi a tavolino ma quelli che fai. Seguire un percorso porta con sé il grosso pregio di essere partiti. Spiegaglielo te che la partenza è l'unica parte del viaggio davvero necessaria. Eppure non è nella partenza che diventa vitale né il susseguirsi dei passi ma i passi stessi, come e dove li posizioni, con che cadenza, come lo tieni il piede.

Pare niente, eppure scostarsi da quella linea invisibile in cui la ripetitività inciampa su queste tappe, lisce e sfuggevoli come grani di un rosario, ecco, scostarsi rischia di essere preambolo di una deriva convergente, uno sbadamento che invece di allontanare avvicina sempre più le parti di me stesso, quasi fosse un vortice, un maelstrom a cui abbandonarsi deresponsabilizzandosi delle colpe verso sé stesso. Me stesso.

Credo che ora mi taglierò la barba.




18.4.13

Du' etti


Due parole italiane che dovrebbero esistere, e invece no

DIAMAROSO: Di cosa cristallina come diamante e inquieta come il mare in tempesta. Riferito generalmente agli occhi Es. occhi diamarosi.

NIENTITUDINE: L'insieme vuoto che raccoglie le sensazioni di deprivazione della realtà. Es. In questa nientitudine si sperde la mia sciocca speranza.

Due personaggi dei fumetti che dovrebbero esistere, e invece no.

SUPERILK: A vent'anni, dopo essere stato a contatto con un peperoncino coltivato nella campagna fuori Chernobyl, sviluppa il potere di far gonfiare le emorroidi a suo piacimento. Sconfigge i nemici con un dito su per il culo (il loro. Il loro culo, e il suo dito.)

MAICOL EX: Ex pilota di Zeppelin, ex batterista punk, ex vinicoltore australiano, Maicol è il classico antieroe senza superpoteri ma con saldi principi morali e una caparbia determinazione nel difendere i valori della libertà e del cambiamento. La sua regola è quella di non andare mai con le ex (da qui il suo nome da supereroe senza poteri da supereroi), la sua arma segreta sono i cocktail con la Red Bull.

Due etimologie che bisognerebbe conoscere, e invece no

SCAPOLO: Composto da EX (fuori di) e CAPULUM (fune, da qui la parola cappio). Significa quindi che si è sottratto dal cappio.

CONIUGATO: CUM JUGUM, con giogo.

Due canzoni di Daniele Silvestri che son lì da sempre e sarebbe meglio saperle




Due titoli di post che non userò

L'INSANA IN SAUNA

LA PRIMA VERA ARABA

Due pizze che mi ricordano diversi momenti

SALSICCIA PATATE GRANA

QUATTRO FORMAGGI TONNO PEPERONI



Due cose che, no vabbé queste non ve le dico...



16.4.13

Ricettazione


Capiterà anche a me di non avere voglia di fare un cazzo, no?
Capita.

E quando capita c'è poco da fare, insomma, non è che uno si mette lì a pensare al post da scrivere, e cosa potrei mai dire, faccio ridere, faccio piangere, m'invento 'na roba che proprio lèvate...

No. Quand'è così faccio i biscotti.

Allora, i biscotti si fanno senza uova.

(potrebbe esserci un motivo importante per questa scelta. Tipo che ho promesso alla Regina delle galline [esiste, giuro!] che non avrei mai usato uova, oppure che ho letto in internet che durante il procedimento di divisione del tuorlo dall'albume si incorporano delle microbolle d'aria che poi ti entrano nel sangue e ti viene un embolo... In realtà non ho uova in casa e quindi devo arrangiarmi).

I biscotti si fanno anche senza prosciutto crudo, ma questa è un'altra storia...
Addio, mondo crudo!


Allo stato attuale delle cose, invece, servono 120 gr di burro da controbilanciare con 120 gr di farina.
Ora, potrei dirvi anche di usare il lievito, ma se prendete la farina già lievitata fate un favore a tutti (se no un cucchiaino di lievito va benissimo...)

Impastate farina e burro fuso e aggiungete lentamente (il lentamente ce l'ho aggiunto io per equilibrare la frase, non ha nessuna importanza la velocità di aggiunta) 60 gr di zucchero di canna e 60 grammi di fiocchi d'avena e/o cornflacke.

Per impastare meglio vi consiglio di usare un po' di latte. Poco, che se l'impasto viene troppo liquido poi i biscotti si allargano sulla teglia e formano un blocco unico che potete farci un tavolinetto da ping pong (per dire, le cose che si possono fare sono molteplici: una lavagnetta, un mini asse da lavare, un orologio da muro...).
Un Pollock


Ah, bisogna aggiungerci le scaglie di cioccolato fondente. 100 gr.
Che vuol dire prendere una tavoletta di quelle grosse e iniziare a batterla con il mattarello come se non ci fosse un domani (magari in sottofondo l'ouverture  della Gazza Ladra di Rossini. e chi vuol capire capisca...).

Comunque, quando avrete le scaglie aggiungetele all'impasto e versate poi quest'ultimo su una teglia, a cucchiaiate ben distanti l'una dall'altra. (non troppo distanti, che mica c'avete un forno da quattro metri...)

Infornate a 180°C per venti minuti e poi lasciate raffreddare.

Un'altra foto a caso


Ecco, basta.
Quando non si ha voglia di fare un cazzo è così.

15.4.13

Gitante sul mare di nebbia


Byron: Da quanto tempo siamo qua?

Eloisa: Lo sai che non esiste un qua, vero?

Byron: E se esistesse, il tempo non vi scorrerebbe come siamo abituati. Sì, me l'hai già detto.

Eloisa: Lo so.

Byron: Sarà che mi piace quando ripeti...

Eloisa: Sarà che hai qualche problemino di accettazione.

Byron: Ma io non ho problemi ad accettarmi!

Eloisa: Te no, è tutto il resto che fai fatica ad accettare.

Byron: Nowhere, è così che si chiama questo posto?

Eloisa: Lo sai...

Byron: Sì, era tipo una conferma.

Eloisa: Accettazione.

Byron: Ma non dovrebbe essere che io sto da una parte del mare di nebbia e tu dall'altra. E non ci vediamo, né sentiamo, né intuiamo. Speriamo solo di essere l'uno di fronte all'altra, di aggrapparci contemporaneamente allo stesso pensiero. Ci struggiamo. E guardiamo la nebbia, sapendo o credendo di sapere che c'è qualcosa al di là, che c'è il nostro altro, tu per me, io per te... Dovrebbe essere così, no? E invece siamo qua.

Eloisa: Lo sai.

Byron: So sempre tutto, io. Sì, siamo qua. Ma non davvero. Tu non ci sei, o forse io non ci sono. Dipende. Questo è il mio o il tuo di sogno?

Eloisa: L'immaginazione non è un sogno!

Byron: Uno di noi due adesso svanirà...

Elosia: E se stessimo immaginando la stessa cosa? Svaniremmo entrambi e nello stesso tempo esisteremmo.

Byron: Ma tu lo usi sempre in modo così azzardato il condizionale?

Eloisa: Io no, ma tu sì...

Byron: Già...

Byron: Già...

14.4.13

Pochezze


In realtà niente. Avevo solo voglia di scrivere un post intitolato così.
Pochezze.

Che mica occorre per forza appiccicarci un significato negativo, anzi, mi piace anche pensare che siano le cose minime, esili. Myricae, direbbe Pascoli.
(e la sua voce cavernosa echeggerebbe nell'angustia buia della bara e tutti a pensare a cosa sono quei gorgoglii che arrivano dal cimitero? [Ma che esista una storia tipo Club dei poeti estinti zombie, coi poeti che escono dalle tombe e invece di divorare la carne ti divorano l'anima struggendoti con le loro composizioni talmente oltreumane da dilaniarti? {Ma se uno è vegano e poi muore e ritorna come zombi, tipo che non riesce a mordere nessuno e quindi rimane uno zombi inerte che sta lì e non essendo nemmeno poeta non serve a un cazzo? Zombie vegani, sapevatelo!}])

Ci sono cose piccole. Più piccole dei gesti. Talmente piccole che riesci a distinguerle soltanto se sai, se ti concentri su quel punto, se capisci dove guardare.
Ma non perché siano scontate, tutt'altro, è solo che la percezione del mondo non si basa su quelle.

Così come la percezione di un grattacielo non si basa sull'invisibile anima di metallo che lo sorregge.

Ci sono cose infinitamente piccole. Come le amicizie vere, talmente minute da non doversi preoccupare di quanto pesante sia la vita che le schiaccia. Perché son tanto microscopiche da rifugiarsi negli interstizi, resistono in quella linea vuota tra gli atomi di due materiali a contatto. E non le schiacci.

Ma sono piccole in modo assolutamente relativo. Ché se sai dove guardare, e come. Se usi quel microscopio mentale che ti sei costruito coi fondi delle bottigliette di succo di frutta bevuti insieme, e i tappi con le bandiere degli stati e il tubo dello scottex. Ecco, con quel microscopio lì le vedi quando grandi e complesse sono.

Tutto qua. Volevo scrivere un post che s'intitolasse pochezze.
L'ho fatto.

12.4.13

Belle e poche


Non lo so se un giorno dovrò spiegare a qualcuno com'era il mondo di un tempo, che so, di quando avevo dieci, quindici anni.
Forse no.


Ma chissà se ci riuscirei.

Cioè, come la spieghi l'attesa?

Ieri sera volevo ascoltare Le tre verità, tipo LA canzone di Battisti (ma apriamo una parentesi [ho esagerato lo so, non è certamente LA canzone, altre ce ne sono, magari meglio, magari più famose... ma affascinanti come questa no. Intrigante, sofisticatamente semplice, semplicemente sofisticata. Oh, magari sono io eh, ma 'ste sonorità post rock pre post rock a me dicono qualcosa... Che poi, hai un singolo del genere e me lo fai uscire quasi in contemporanea con la canzone del sole? Vuoi fargli del male...] chiusa parentesi).

Vado su Spotify (funziona anche con youtube), scrivo, clicco, ascolto.

Ecco, io adesso non so quanti anni abbiate voi ma quando avevo dieci anni io e mi veniva voglia di ascoltare Le tre verità, o c'avevo la cassettina che però sicuro che stava sulla Fiat 132 e mio papà era in giro oppure chiamavo (di nascosto) Radio Luna che trasmetteva più o meno da dietro casa mia e dicevo "ciao Radio Luna, (anche se sapevo che in realtà c'era Thriller a mettere su i dischi, ma mica lo sapevo come si chiamasse davvero, solo Thriller e mica si poteva dire) vorrei ascoltare le tre verità di Lucio Battisti".

E poi aspettavi.

Aspettavi che la macchina tornasse, il rumore dei copertoni sulla ghiaia davanti casa.
E aspettavi che la passassero in radio. Sapevi bene qual era il nome falso e il paese falso che avevi detto, e appena sentivi Fabio da Piacenza d'Adige o Luca da Este allora sapevi che era arrivato il tuo momento, avevi vinto.
L'attesa.

E magari eri lì fremente con le due dita su REC e PLAY, perché così si faceva, mica si rubava scaricandola la musica, no, si rubava con due dita. Come i ladri prestigiatori.

Si attendeva.
L'amico che tornasse, il film che passasse in tv, e Thriller che ti mettesse quella cazzo di canzone che c'avevi le dita formicolanti a forza di star ferme su quei due tasti.

E ho paura che non sarei in grado di spiegarla, quell'attesa.

Non ho nostalgia, no, non c'è stato un tempo da venerare nel tempio dei ricordi. Nessuna Belle Époque.
Solo alcune cose, belle e poche.

Forse tre. Tre verità.

10.4.13

E dacci oggi il nostro Papa quotidiano


L'altro giorno stavo per scrivere un post intitolato l'orto a pile.
Non c'era un motivo particolare, in effetti, ma il fatto che fosse l'otto di aprile rendeva il tutto così mistico da farmi credere che sarebbe stato interessante scrivere qualcosa su questo fantomatico orto a pile.
Nell'orto a pile c'era un casino di ortaggi che andavano a pile e poi la rosa che invece aveva le spine.

Fortunatamente oggi siamo il 10 di aprile. Cessato pericolo.

Ah, guardando la colonna di destra di Repubblica scopro che

e penso che dev'essere proprio importante 'sto Papa che non può scaccolarsi che subito ci fanno l'articolo su Repubblica (giornale dei comunisti, ricordiamolo).
E io mi guardo 'sta pagina e faccio finta che le notizie siano altre, che so
E da lì il passo è breve.
Ma sarà poi così irreale? Cioè, a quando una colonna di destra di Repubblica fatta tutta in stop motion sulle azioni del Papa?
E a quando la notizia che non ce ne frega un cazzo di quel che fa il Papa?


 (niente, qui ci stava una bella frase di chiusa, ma non mi viene. Fate una carezza ai vostri bambini... [la pedofilia per interposta persona])

9.4.13

Soundzoogarden


Nel post precedente si chiedeva a gran voce di parlare di versi degli animali.
(Vabbé, in realtà c'è stato il solito stronzo cittadino che trolleggiando si è avocato non si sa che diritto di determinare la linea editoriale di questo spazio, in barba a qualunque regola di buon vicinato e rispetto del quieto vivere!)

Dunque, secondo questi sedicenti lettori, adesso dovrei mettermi qui a fare l'elenchetto di bestie per dirvi che l'orso ruglia, il pappagallo ciangotta, il coniglio ziga e l'anatra anatra.

E chi è che bruisce? Avete sentito anche voi spittinare?

Comunque, volete sentire il verso del Tasso?

Eccolo:
Era de l’età mia nel lieto aprile,
e per vaghezza l’alma giovinetta
gia ricercando di beltà ch’alletta,
di piacer in piacer, spirto gentile,
quando m’apparve donna assai simile
ne la sua voce a candida angeletta:
l’ali non mostrò già, ma quasi eletta
sembrò per darle al mio leggiadro stile.

Posso darvi anche Leopardi, Manzoni, Gatto, Lorca.

Fatto sta che per sapere i versi degli animali basta andare su wikipedia all'apposita pagina e leggersi la tabellina, quindi niente post.

Certo, wikipedia è densa di supercazzole si sa e per questo rischiate di andarvene in giro a dire che la giraffa landisce, il furetto potpotta e il coccodrillo trimbula. Che tanto varrebbe dire che il cardellino frimbella e l'iguana permula.

Io di mio so solo che il pavone paupula e il tacchino gloglotta. Non serve altro, che è come sapere da che parte sono il babordo e il tribordo.

In realtà è molto più interessante sapere che in Corea il cane fa mung mung e il gallo in Arabia bak bakbvagiir. E che dire del maiale che in Spagna grufola kurrin kurrin?

Ma soprattutto, esiste qualche posto nel mondo in cui il merlo fa meee?
Si spiegherebbero tante cose...

A disposizione.


Immaginario collettivo


Una delle caratteristiche principali di internet è l'eccesso di inutilità.
Centinaia di migliaia di decine di informazioni di cui non interessa nulla a nessuno. Compresa questa.

Nel suo saggio L'inutilità dell'internet, l'inerzia del googlare come metafora dell'ineluttabilità Immanuel Kant sferrava la sua accorata offensiva nei confronti della ridondanza di pagine con contenuti ripetuti, chiedendosi se fosse eticamente percorribile la sovrapposizione di diversi siti ridondanti alla volta, da leggere in stereoscopia con degli appositi occhialini (precorrendo tra l'altro gli studi sui Google Glass e sulla realtà aumentata. Nel 1802.)

Casomai se ne sentisse il bisogno ho quindi deciso di scrivere un post inutile. (è un evento, lo so. L'ho dichiarato così i collezionisti di rarità si predispongono a tempo con il copia e incolla).

Secondo la Convenzione di Kiev uno degli argomenti più inutili del mondo è l'elencazione dei nomi collettivi di animali.
Casomai potesse servire (ahahaha) sappiate che:

- un branco indica un insieme generico di animali. Deriva da branca, che è un modo per dire zampa (si dice un pugno di uomini, tutto torna!)
- un banco va bene per i pesci e i coralli. No, il banco del pesce al mercato è un'altra cosa.
- lo stormo va benissimo per gli animali che volano. Tipo uccelli che volano. O pipistrelli che volano. (no asini che volano). Ci arriva diretto dal tedesco Sturm. Tempesta. Una tempesta di passere.
- se parliamo invece di insetti volanti, meglio usare sciame. Dal latino examen che significa condurre. Bello è anche nugolo, da nuvola. Sbagliato invece dire un merdaio di zanzare.
- ah, dato che ci sono anche uccelli che non volano, tipo i pinguini, quelli li mettiamo in colonia. Non la città.
- per i grossi erbivori ungulati direi che il termine migliore è mandria. pare dal greco Mandra, con radice MAN= sostare
- se invece parliamo di erbivori di razza ovina, rispolveriamo il termine gregge. Latino, GREGEM, adunata.

Mancano elementi invece per denominare raggruppamenti più desueti, quindi si possono tranquillamente inventare, tanto siamo su internet:
- un insieme di struzzi è una palafitteria
- i serpenti che si spostano in gruppo si chiamano garbuglio
- un'adunanza di diavoli di tasmania viene detta sabba
- dai dodici coccodrilli in su si dice rugaio
- e così via...

Spero di essere stato abbastanza inutile.

Domani parliamo dei versi degli animali.

Fosse comuni


Da quando ho chiuso il blog, con il post numero 500, le cose non è che si siano dimostrate poi tanto diverse.
Cioè, se siete tra quelli che credono che chiudere un blog ti cambi la vita, beh, sappiate che non è proprio così, anzi, avete presente quella roba del Gattopardo che tutto cambia perché niente cambi? Ecco, una faccenda del genere ma con più biscotti con le gocce di cioccolato.

Perché un blog chiuso non significa un cazzo se continui a scriverci... Ma questo uno non può saperlo a priori, insomma, deve sbatterci la testa e ingrassare.

Un posto come questo è un caso.
Io non ce l'ho la costanza per alimentarlo, mantenerlo vivo.
Non ce l'ho mai avuta.
Per questo è un caso. Perché se fosse stato per me non si sarebbe andati oltre al cinquantesimo post.

Che, sempre se fosse per me, anche questo di post si sarebbe concluso a 'Gattopardo': un po' meno dell'essenziale, è questo che dico di solito.

Mi chiedono, ma perché non scrivi un libro?
Fosse per me i grandi romanzi si sarebbero tutti conclusi alla seconda riga.

"Chiamatemi Ismaele. Anzi, non chiamatemi proprio. Tanto non vi rispondo!" (Moby Dick. E senza tutto quel sangue e quei cetacei morti che a Greenpeace gli viene male.)

"Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. Comunque anche quelle felici sono felici a modo loro, però." (Anna Karenina. Concluso per eccesso di polemica.)

"Non c’è niente di meglio della Prospettiva Nevskij, almeno a Pietroburgo, dove essa è tutto. Non è vero, è una merda. Ma mi ha pagato l'associazione degli esercenti e degli artigiani della Prospettiva Nevskji, APNEA." (Prospettiva Nevskji. Schiacciata dal bieco opportunismo capitalista.)

"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. ." (Il giovane Holden. E niente, il secondo punto l'ho aggiunto io, perché fino a lì era perfetto. Davvero. Poi Salinger ha continuato, io mi sarei fermato.)

Se fosse per me sarebbe questo, che un'idea è già di per sé un sovrappiù e spesso ti occlude la trachea fino a costringerti a lasciarla. Poche parole, un paio di frasi, non di più.
C'è che si ammanta dell'urgenza del racconto: c'è chi invece nella narrazione annichilisce, porta a fattore la propria visione solo per l'impellenza di annullarla. Una riga e via...

Fosse per me.
Profonde.
Scavate col lento gesticolare della negazione.

"Fine." (Antico Testamento. Sintesi brutale.)

6.4.13

La strana copia


Qualche tempo fa è esistito un blog che si chiamava 'Fumetti Brutti'.
Praticamente era un sito dove si facevano le recensioni di storie o autori e si dicevano robe tipo che quello fa cagarissimo e 'st'altro s'infila le matite nel naso prima di disegnare.
Insomma, era una roba che non faceva né ridere né pensare. Era lì. Pretestuosamente lì.
E, quantomeno a me, l'impressione che dava era proprio quella del trolleggio fine a sé stesso.

Ah, che non era nemmeno divertente l'ho già detto? Ma proprio mai, eh!

Non so, spesso mi ha sfiorato il pensiero che fosse solo un esperimento sociale.
Uno stratagemma per smascherare le dinamiche del web, quasi una sfida tra detrattori a tutti i costi e apologeti loro malgrado. Duri e puri, ma nell'estremizzazione assolutamente identici.
Ingenui coglioni allo stesso modo.
Una gara a chi resiste di più, un po' come l'ordina di Facebook che nell'ubriacante alternarsi di notizie principali/più recenti corrode come una goccia la solidità granitica della cocciutaggine umana. 

Comunque, ho deciso che voglio parlare male anch'io di un fumetto. Insomma, le visite sul blog sono quelle che sono, i tempi sono magri ed evidentemente in internet non ci va più tanta gente.
Quindi, tanto per andare sul sicuro, parlo male di Rat-Man che è bello vero e da sedici anni è pressoché una garanzia di euro ben spesi (o lire. Cazzo, 16anni. Il primo Rat-Man l'ho comprato a Roma nel '97, so anche dove. So anche perché).

Fatto sta che è ora di finirla con 'sta storia che Rat-Man è tipo il miglior fumetto comico che sia mai capitato in edicola: mi spiace per gli appassionati, ma Rat-Man è tutto copiato!

Iniziamo con la storia: un ricco miliardario che indossa un costume per combattere la criminalità. In effetti sembrerebbe originale come situazione, ma scartabellando nel deep web ho scovato questo fumetto, pensate, del 1939 che parla proprio di un miliardario che indossa un costume per combattere la criminalità.

Magari ai più non dirà niente, ma dato che a pensar male ci si indovina, chi ci assicura che anche il buon Ortolani non abbia avuto modo di dare una sbirciatina a questa serie d'epoca?
Che poi, Bat - Rat. La sentite anche voi l'assonanza vero?

Come se non bastasse, questo è il simbolo di Rat-Man



E tutti a dire che figo il simbolo di Rat-Man,proprio originale!
Beh, forse in pochi avranno notato che il tanto amato logo altro non è che un oggetto che tutti abbiamo in casa ma che, a causa della sua stessa natura e dell'implicita necessità di occultarlo per consentirci di accedere all'internet, in pochi ci si sofferma a guardare.

Alquanto spudorato come tentativo di imitazione, ma se vuoi vendere in edicola devi anche scendere a patto con tali pusillanimi comportamenti, e Ortolani lo sa bene.

Talmente bene che (dopo aver copiato nome, storia e anche simbolo) il prolifico autore ha ben pensato che anche la numerazione fosse un fattore determinante per il successo del suo fumetto

I numeri che compaiono in alto a sinistra altro non sono che una progressione aritmetica di ragione 1, che soddisfa tra l'altro il teorema di Dirichlet e che guarda caso è proprio la stessa di un altro famoso fumetto da edicola
Sarà un caso?
Di sicuro non è un caso che anche l'autore, Leo Ortolani, nasconda un clamoroso segreto che di nuovo grazie a un accurato scandagliamento del web più profondo siamo riusciti a svelare.

Leo Ortolani è egli stesso una copia!
Srecko Kosovel, poeta impressionista sloveno a cui Ortolani ha rubato i lineamenti e chissà cos'altro.

E niente, dopo tutto questo vedete voi se vale ancora la pensa comprare 'sto Rat-Man. (vi do il mio umile parere: sììììììììì!) SVEGLIAAAAAA!! Comprate Rat-man!!!!!1!!11!!!

[Disclaimer: è l'una e mezza di notte, non ho sonno, scrivo stronzate. Ma il blog è mio, tanto per essere chiari! Rat-Man ha tenuto botta per tutti questi anni, ogni due mesi si è presentato in edicola con storie che valeva la pena di leggere. Quasi tutte. Magari qualcuna non mi ha entusiasmato come le altre, ma l'ottimo è nemico del bene (ok, in realtà ho fatto tutto il post solo per scrivere questa frase). È un personaggio che, a discapito dell'apparente bonaria superficialità , è cresciuto, maturato, albo dopo albo. Si è fatto complesso, stratificato eppure ha mantenuto la sua indole caciaresca, la sua predisposizione all'umorismo addirittura greve, ma mai banale (vabbé, quasi mai). Insomma, è l'una di notte, scrivo stronzate. Ma il blog è mio!]







3.4.13

io/dio


Cazzo è successo? Che minchia di luce è questa? Porca troia che botta... Orcamad...

Ehm... ehm..

Che? Stavo solo dicendo orcamadon...

EEEEEhm... EEEEEhmmmmm....

Ma non eravamo in un paese libero fino a cinque minuti fa?

Veramente no, qui la legge sono io! Questo è il mio regno...

Occazzo, hanno vinto! Ma tu sei Grillo?

Macché Grillo...

E che ne so, ho visto la barba!

Ah, questa la metto quando arrivano i nuovi, che 'ste cazzo di iconografie classiche avrebbero anche un po' rotto i maroni, ma la gente si è abituata e se non la metto non mi credono. Anzi, ti spiace se la tolgo? che mi fa prurito...

Ma quindi sei DIO? Beh, dovresti provare con un link su facebook, Dio non ha la barba, il tuo prete non te lo dice perché dietro ci sono le lobby dei radical-chic e dei bear gay, i governi tacciono, le scie chimiche non sono altro che ciuffi di barba etc etc... Funziona! Ma 'spetta un attimo: sono morto???

Oh! Oh! Oh! Macché morto, sei solo stato pescato a campione per rispondere a un brevissimo sondaggio sulla qualità del servizio. Riceverai un simpatico omaggio al termine.

Qualità del servizio? Ma poi, perché ridi come babbo natale?

Lascia stare va, io l'avevo detto che non era una buona idea questa della barba... Ma lei no, ma guarda che ti dà importanza, quelli che contano ce l'hanno tutti... Ma è colpa mia eh, dovevo crearla meno rompicoglioni. Orcamad...

Ehm...

Che c'è? Io posso!

Ah, vabbè. Ma perché parli in Courier?

È che mi trovo bene col Notepad.exe!

Notepad??? Ma scusa, non hai un Mac?

E perché? Io vado da Dio (ohohoh) col Windows 95.

Ma scusa, tutte quelle stronzate di design e gli hipster e la mela?

Appunto, la mela. Tutta competenza degli uffici al piano di sotto.

Ma quindi LUI... è giù all'inferno?

Oh no, lui avrebbe voluto ma me lo sono portato qui. Gli ho dato il mio vecchio 486 DX. Dos + Windows 3.1. Una roccia. C'ha anche il tastino del turbo.

Diabolico. Comunque, vuoi sapere della qualità del servizio? Bene, il servizio fa schifo, tu non fai niente per noi!

Cosa vuol dire che non faccio niente?

Niente! C'hai mollato lì con due foglie di fico, abbiam dovuto fare tutto da soli. E la ruota, e l'acquedotto, le case, le pistole, il fax, internet, la TAV. Tutto da soli.

Beh, io ho creato la figa.

Come sarebbe?

E come sarebbe. Sarebbe che prima non c'era e io l'ho inventata. C'ho anche il foglio del brevetto.
Pensa che la prima versione aveva  anche l'apertura ad ali di gabbiano come la De Lorean, poi quel coglione di Adamo continuava a schiacciarsi l'uccello, ho dovuto riadattarla prima di perderlo definitivamente.

Vabbé, non è che perché l'hai creata allora a posto così, cioè, anche la luna c'è ma non è che ci si arrivi così facilmente.

No, no, fermi tutti. Io l'ho creata e messa a disposizione. Siete stati voi a inventarvi le mutande, i finti mal di testa, il processo del lunedì, le cinture di castità, il sesso dopo il matrimonio, l'amore...

Cioè, scusa: non hai creato te l'amore?

Oh Ah Ah Ah, ma ti pare? L'amore? No, no. Io figa bocca culo. Andate e moltiplicatevi no? Non mi pare di aver detto andate e sedetevi in riva al mare al tramonto e abbracciatevi dedicandovi poesie di Hikmet mentre in sottofondo sospira il Clair de lune di Debussy.

Ma quindi?

Quindi uffici al piano di sotto anche per questo.

Fammi capire: l'amore, le farfalle nello stomaco, il romanticismo, la musica, i sentimenti, le carezze, il gioco di sguardi, la tensione erotica, il desiderio. Cioè, tutte cose per cui vale la pena vivere le ha inventate il diavolo?

Tutte tranne la figa.

Già...
Mi dici solo una cosa?

C'entra Grillo? No, perché questi mi fanno le preghiere in streaming e vogliono che documenti tutti i miracoli e uno vale uno. Spiegaglielo te che io sono uno e trino...

No, no, non c'entra Grillo...

Dimmi.

Ma almeno la pizza l'hai creata tu?

Ehm.. beh... In realtà io ho seguito più o meno i lavori.

Cioè?

Cioè stagista, facevo le fotocopie... La pizza è opera degli uffici ai piani superiori!

Ci sono dei piani superiori?

Prova ad affacciarti alla finestra...

Orcam...

Ecco, appunto...

Da non credere... Ma adesso?

Adesso ti rispedisco giù.

E il simpatico omaggio?

Ah no, quello non c'è, è una cosa che si sono inventati quelli del marketing. Promettiamo cose che non abbiamo, ma le promettiamo dopo la morte, così nessuno viene a lamentarsi...

E i miracoli?

Marketing anche quello... Pensa ai medici, se sbagliano e muori è colpa loro, se fanno il loro lavoro e vivi è un mio miracolo... Semplice, pulito e col 100% di successo.

Ma non è che sei Grillo davvero?

Magari... E ora vai, la vita ti aspetta. Vado, che c'ho i bambini in Africa da far morire, che appena mi distraggo un attimo quelli s'inventano un vaccino nuovo e mi tocca ricominciare tutto da capo...

Ma... [LUCE ABBAGLIANTE]

Sipario.






2.4.13

Privo di aprile


Il due di aprile è tipo il giorno migliore dell'anno.
Perché qualunque cosa tu abbia fatto ieri, beh, oggi sei ancora in tempo per dire che era uno scherzo.

Il due di aprile tutto si può ancora recuperare.

Ma dai, davvero c'hai creduto? ah ah ah! Ma ti pare che sono così stupido da sbagliare destinatario dell'sms? Che poi, ti sembro uno che scrive frasi come 'la mia panterona succhiacazzi', dai? Era uno scherzo, amore. E ci sei cascata di brutto... Ah ah ah. Quando la raccontiamo ai ragazzi stasera, che ridere...

Ma sì, si capiva che scherzavo dai. Ah no? Non l'avevate capito? Ah ah ah! Ma è ovvio che fosse un biglietto finto. Addio mondo crudele, pare 'na roba da film di natale... e la corda poi, ah ah ah, la corda appesa al palo delle tende. Volevo solo vedere la faccia che avreste fatto! Come non c'ero? Beh, sì.... avevo messo una webcam per vedere la faccia che avreste fatto. Che scherzo...

Che sei una 'puttana senza filtro' sì, e anche una 'rotta nel culo che non ti aggiusta nemmeno Manny Tuttofare'. Ma era per scherzo, ieri era il primo di aprile, no.
Sì, 'che stappi le bottigliette di crodino con la figa' (sembravo davvero incazzato eh, invece era tutta una finta...), in realtà la parola esatta era 'svitacappelle a carica dal retro'... Beh, te lo dico adesso che era uno scherzo. E ieri mi sembravi un po' alterata. E poi così fa ancora più ridere...

Il due di aprile si può. C'è una sorta di dispensa per gli errori, un rotto della cuffia d'ufficio, l'estrema opportunità di redenzione. Oggi.

Poi non più.
Da qui in poi ogni giorno vivrà del silenzioso rimpianto di non essere più in tempo, irrecuperabile.
E man mano ci si allontanera dal sapore buono di quella sensazione, la zuccherina certezza di riuscire a cavarsela, perché ieri era uno scherzo, ieri non è esistito, non era vero.

E da domani ogni ieri inizierà a esistere. Crudele a ricordarci di sé.

Questo è aprile.
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